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1/11/2016 (corrieredelmezzogiono.it) - Rifiuti, una rivoluzione copernicana

Aria di rivoluzione in materia di rifiuti. E questa volta, prima degli aspetti procedurali, ciò che cambia è l’approccio culturale. Dopo la legge approvata ad agosto con l’istituzione di un’unica agenzia regionale al posto dei precedenti 6 organismi di gestione provinciale e dopo il commissariamento della stessa agenzia per approntare procedure più rapido, ora si bada al Piano rifiuti. Ovvero il documento che contiene l’elenco degli impianti indispensabili per chiudere il ciclo. Fin qui nulla di nuovo, si tratta di atti attesi da diverso tempo. La novità consiste nella nuova mentalità con cui la giunta metterà mano al provvedimento. Uno su tutti: la raccolta differenziata non verrà più considerato il totem da cui farsi ammaliare. Non più un dovere imprescindibile, ma solo una componente da considerare in fase applicativa. In questa chiava è da considerarsi una rivoluzione copernicana.
L’esperienza degli altri
L’idea su cui gli uffici regionali stanno lavorando è di prendere in considerazione l’esperienza di altri paesi avanzati in cui la raccolta differenziata è stata sostanzialmente superata da impianti modernissimi: apparati che provvedono da soli a smistare le componenti del pattume raccolto. Insomma: invece di fare la raccolta differenziata a casa, si lascia fare la distinzione dei prodotti all’impianto. Una metodica che avrebbe il vantaggio di scegliere con estrema cura, e in maniera finalizzata, solo ciò che deve essere destinato alle imprese di trasformazione (carta, plastica, metalli). Viceversa, succede di frequente, spiegano i tecnici della Regione, che la raccolta differenziata venga portata a termine in maniera non efficace. E che questo imponga alle aziende di trasformazione di scartare una parte del prodotto raccolto. Tradotto: a monte si fa (male) la differenziata; a valle si scarta il materiale faticosamente selezionato dalle famiglie.
Area sperimentale
Il dipartimento Ambiente della Regione, diretto da Barbara Valenzano, sta studiando la questione. È possibile che nel piano dei rifiuti venga istituita almeno un’area sperimentale in cui insediare l’impianto che svolga l’attività descritta sopra. Esempi non ne mancano. Secondo i tecnici regionali, un’esperienza di riferimento potrebbe essere quella allestita in Israele, a Tel Aviv. Non è escluso che una delegazione della Puglia si rechi sul posto a valutare direttamente l’esperienza israeliana. Basta questo a segnalare la rivoluzione copernicana? Certo che no. Un altro aspetto da considerare, dicono gli esperti dell’assessorato, riguarda le previsioni del piano Vendola, quello in vigore. Era stato tarato sulla previsione che si raggiungessero quote molto alte e crescenti di differenziata. Ora la percentuale è fissata al 65% , secondo le norme quadro stabilite a livello centrale. La Puglia è ferma al 35%. Questo - si spiega in Regione - impedisce agli impianti previsti nel piano vigente di essere efficacemente impiegati. Peraltro, va aggiunto, molti di quegli impianti non sono ancora del tutto in opera.
Le nuove tecnologie
Inoltre, terzo punto di novità, la giunta intende rivedere l’approccio anche in considerazione del fatto che le tecnologie sono «profondamente cambiate». E ciò che era stato previsto dalla vecchia giunta potrebbe rivelarsi superato. Il nuovo Piano non ha visto ancora la luce. Gli uffici di Valenzano hanno trasmesso all’assessore Domenico Santorsola una bozza di delibera con la «ricognizione dell’esistente»: una mappa con i flussi dei rifiuti e gli impianti necessari per farvi fronte. Domani la giunta dovrebbe approvare la delibera, con lo scopo di arrivare al Piano dei rifiuti (la mappa degli impianti) entro fine anno. Solo a quel punto, il commissario dell’agenzia, Gianfranco Grandaliano, potrà esercitare le sue funzioni e bandire le gare per realizzare gli impianti. Intanto, l’opposizione tiene i riflettori puntati. Il capogruppo di Cor, Ignazio Zullo, è beffardo. «Invitare a fare la raccolta differenziata - dice - senza avere impianti di compostaggio (il trattamento dell’umido, ndr) è come raccontare una bella favola senza il lieto fine».