news

20/10/2016 (Ansa) - Rifiuti: Dda, mare Abruzzo inquinato da sversamenti in fiume

Lo sversamento di liquami nel fiume Pescara da parte del Consorzio di bonifica Centro di Chieti è "una delle risposte, ahimè tristemente banali, sui motivi dell'inquinamento del mare abruzzese e del mancato rispetto dell'ambiente che ci circonda". Parole del sostituto procuratore antimafia dell'Aquila David Mancini, pronunciate nella conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'inchiesta "Panta rei" della Direzione Distrettuale, svolta dai comandi provinciali della Forestale di Chieti e Pescara. Inchiesta nata, ha ricordato Antonietta Picardi, uno dei sostituti procuratori della Dda, a seguito di "esposti anonimi per gli odori nauseabondi che arrivavano da quell'impianto".
Le indagini hanno appurato che nel fiume Pescara il Consorzio scaricava consapevolmente arsenico - impiegato nelle procedure di depurazione dei fanghi - in quantità superiore 12 volte ai limiti imposti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia). "Di fronte all'arsenico messo nel fiume bisognava intervenire per la tutela dell'incolumità pubblica e dell'ambiente" ha aggiunto il sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia (Dna), Antonio Laudati, secondo il quale "questo è un tipo di reati per cui c'è bisogno di una particolare sensibilità delle strutture pubbliche: sono reati vaghi, senza facce di vittime, ma che colpiscono un numero indeterminato di persone. E così ci ritroviamo mare inquinato, persone avvelenate, pesci ammazzati e ambiente distrutto".