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14/06/2016 (Quindici) - DECRETI MADIA, CORTE DEI CONTI: TROPPE LIMITAZIONI ALLA GIURISDIZIONE CONTABILE

I magistrati della Corte dei Conti, in un’audizione presso la prima Commissione del Senato, hanno esposto le proprie osservazioni sullo schema di decreto legislativo recante testo unico in materia di società a partecipazione pubblica.
Relativamente agli obiettivi prefissati dal decreto, ovvero di limitare la costituzione di nuove società e di ridurre il numero di quelle esistenti -, i magistrati contabili hanno sottolineato “la validità delle disposizioni relative alle misure che dovrebbero condurre alla dismissione delle società che non svolgono servizi di interesse generale attraverso la previsione, a regime, di piani di razionalizzazione delle società partecipate”.
Dubbi sono stati espressi relativamente all’esclusione della Corte dei Conti a conoscere del danno erariale delle partecipate pubbliche (art 12). Di conseguenza, l'azione di responsabilità per i danni causati alle società pubbliche dai suoi organi di amministrazione e controllo è affidata al giudice civile ordinario, il quale però si può attivare solo su iniziativa degli stessi organi della società. Ossia anche da coloro che hanno cagionato l'eventuale danno. La norma, secondo i magistrati della Corte, va contro le regole comunitarie in materia di controllo delle finanze pubbliche. I magistrati ricordano, inoltre, che qualsiasi legge che modifica le funzioni della Corte dei Conti deve necessariamente interpellare le sezioni unite della corte stessa.
Per i giudici , infatti, “prevedere in via pressoché esclusiva l’azione ordinaria di responsabilità sociale riduce fortemente, se non esclude, l’effettività della tutela, in quanto l’esercizio dell’azione è rimesso all’attività dell’assemblea e quindi, in caso di partecipazione totalitaria o comunque di controllo o dominante dell’amministrazione socia, alla volontà del soggetto che ha nominato fiduciariamente gli amministratori che hanno male amministrato la società, cagionando ingenti danni al patrimonio sociale, che con il consolidamento contabile incide direttamente sugli equilibri di bilancio dell’amministrazione partecipante. L’azione viene di fatto rimessa all’iniziativa della stessa amministrazione che ha nominato gli amministratori della società”.
I giudici contabili, inoltre, segnalano il limite rappresentato dalla sola fattispecie di responsabilità individuata nella condotta omissiva. “Cosa succede - si domandano - se gli amministratori della società hanno dato degli indirizzi errati causativi di danno al patrimonio sociale? Perché in questo caso non devono soggiacere all’ordinaria azione di responsabilità come tutti gli altri dipendenti pubblici?”. Per poi concludere: “La responsabilità dei titolari dei diritti sociali, intestati all’amministrazione, dovrebbe ricadere nel comune alveo della responsabilità amministrativo contabile, non sussistendo alcuna ragione, né formale né sostanziale, per prevedere una minore responsabilità nei loro confronti”.
Durante l'audizione, i magistrati hanno poi fornito i dati dettagliati dei danni erariali contestati alle società partecipate: 185,4 mln nel solo 2015 di cui oltre 102 mln in Emilia Romagna, seguita dal Lazio (40,7 mln) e dal Piemonte (22,3 mln). Sul totale delle citazioni emesse in materia di società partecipate nel 2015, il 29,2% riguarda danni relativi al personale (assunzioni, inquadramenti irregolari, assenteismo), il 20,8% a danni da attività contrattuale e il 16,7% da danni al patrimonio (come l'uso indebito di mobili o immobili), seguiti da altri danni rilevati sul fronte delle consulenze esterne, mancate riscossioni o pagamenti.


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