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13/12/2016 - ACQUE REFLUE: ITALIA DEFERITA A CORTE UE, RISCHIA SANZIONE DA 62,7 MLN



La Commissione europea ha deferito nuovamente l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue per non essersi pienamente e totalmente conformata alla sentenza della Corte del 2012 in materia di trattamento delle acque reflue urbane, chiedendo l’applicazione di una sanzione forfettaria di 62.699.421,40 euro e di una penale giornaliera di 345.922,40 euro. Secondo l’esecutivo europeo, le autorità italiane devono ancora assicurare che le acque reflue urbane siano adeguatamente raccolte e trattate in 80 agglomerati del Paese (rispetto ai 109 oggetto della prima sentenza) per evitare gravi rischi per la salute umana e l’ambiente.
L’Italia ora ha circa 12 mesi di tempo per mettersi in regola, un’anomalia che riguarda circa 6 milioni di cittadini. Si tratta di zone situate in 7 Regioni italiane: Abruzzo (1 agglomerato), Calabria (13 agglomerati), Campania (7 agglomerati), Friuli-Venezia Giulia (2 agglomerati), Liguria (3 agglomerati), Puglia (3 agglomerati) e Sicilia (51 agglomerati). In Sicilia le aree sotto accusa vanno da Acireale a Agrigento, da Catania a Caltagirone, da Marsala a Mazara del Vallo, da Porto Empedocle a Ragusa fino a Sciacca. Nel Sud, altri 13 agglomerati si trovano in Calabria (come Crotone e Reggio Calabria); sette in Campania (tra gli altri Napoli est e Benevento), tre in Puglia (Casamassima, Porto Cesareo e Taviano). Nel Centro-Nord, in Abruzzo è interessata la zona di Lanciano-Castel Frentano, in Liguria Albenga, Rapallo e Recco; in Friuli Venezia Giulia, Cervignano del Friuli, Trieste-Muggia-San Dorligo.
«Non è una situazione nuova per gli operatori - commenta il direttore generale di Utilitalia Giordano Colarullo -. Abbiamo un 'gap' infrastrutturale accumulato negli anni in diverse Regioni italiane che inevitabilmente porta a queste procedure Ue». Particolarmente grave è la questione della depurazione: «Non tutti gli italiani vengono raggiunti dalle fognature - spiega - e non tutti vengono coperti dalla depurazione con punte intorno al 30%».
Le fognature 'fuori legge' o inadeguate sono fonti di contaminazione da parte di batteri e virus nocivi, senza contare che l'azoto e il fosforo che contengono possono danneggiare le acque dolci e, se riversate in mare, favorire la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita.
La decisione europea rischia di essere sola la prima di una serie di provvedimenti contro l'Italia a causa delle fognature fuori legge.


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