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31/10/2016 (abruzzoweb) - Gran Sasso: via Rating di Legalità

L'AQUILA - Un procedimento giudiziario ancora aperto, segnato da un decreto di condanna, per lo sversamento di una fogna a seguito di una bomba d'acqua di 2 anni fa, nella frazione di Pianola all'Aquila. Tanto è bastato all'Autorità garante della concorrenza e del mercato per revocare il rating della legalità alla Gran Sasso Acqua Spa, la società a totale partecipazione pubblica che gestisce il ciclo idrico integrato del Comune dell’Aquila e in altri 29 comuni del territorio.
Unica società di gestione del ciclo idrico che Italia dal 2013 si fregiava di questo riconoscimento, ora venuto a mancare come raccontato da AbruzzoWeb.
Una decisione ritenuta, però, anomala dai vertici Gsa, che ha riportato all’attenzione i criteri a loro dire troppo rigidi con cui questo riconoscimento viene assegnato e soprattutto tolto.
Tanto che, in una recente riunione di Utilitalia, che riunisce i gestori del servizio idrico, diretta dal presidente, Giovanni Valotti, si è messo nero su bianco un documento da inviare all’Antitrust per indurla a rivedere i criteri di aggiudicazione ritenuti troppo rigidi.
Il caso della Gran Sasso Acqua, come conferma a questo giornale il presidente, Americo Di Benedetto, è emblematico.
"Questi contenziosi giudiziari per una spa come la nostra sono quasi la normale amministrazione e il meccanismo va dunque rivisto, altrimenti il rating sarà precluso a troppi soggetti, non è un caso che nessun altra spa del ciclo idrico l’aveva ottenuta", si lamenta.
"Ora con un meccanismo automatico, senz'altro da rivedere, il rating è stato tolto anche a noi, per un decreto di condanna per una fognatura mal funzionante, a cui abbiamo risposto dimostrando il corretto operato della nostra società - aggiunge Benedetto - Un'esagerazione dunque, visto che si è ancora in fase di avanzamento del giudizio. Voglio poi ricordare che il problema relativo a quella fognatura è stato risolto".
In base alle regole attuali, per ottenere il rating occorre che l'azienda risponda a un lungo elenco di requisiti estremamente rigorosi. Nell’impresa, per esempio, l’imprenditore e le figure di vertice non devono essere destinatarie di sentenze di condanna, anche non passate in giudicato.
E nemmeno di misure cautelari per illeciti amministrativi. La società deve essere al posto con il fisco, e ancora, per raggiungere l’eccellenza, ovvero dalle due alle tre stellette, deve rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal ministero dell’Interno e da Confindustria, utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge, adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità delle attività aziendali, adottare processi per garantire forme di Corporate social responsibility, essere iscritta in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria, di aver adottato modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione.
"Da tutto ciò deriva che la 'moneta buona' del rispetto di tutti i requisiti di legalità da parte della Gran Sasso Acqua Spa, come sopra esplicitati, è stata scacciata dalla “moneta cattiva” di uno sversamento di una fognatura di Pianola, in condizioni avverse, durante un’alluvione", conclude polemicamente il presidente.