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22/06/2016 (Ansa) - Smog: Ue a caccia accordo su tetti nazionali inquinanti

L'inquinamento dell'aria nell'Unione europea uccide dieci volte di più degli incidenti stradali, con una stima di oltre quattrocentomila morti l'anno, senza contare la spesa in termini di costi per la salute, fra i 330 e i 940 miliardi di euro. A Bruxelles però si fatica a trovare un compromesso condiviso sulle regole che riguardano i nuovi limiti nazionali delle emissioni inquinanti dal 2020 fino al 2030 (NEC). Si parla di anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili non metanici, micropolveri sottili (Pm 2.5), metano e ammoniaca, che contribuisce alla formazione di micropolveri e ozono. La normativa interessa molti settori, fra cui trasporti, industria e agricoltura. Il problema è che un accordo di massima fra Europarlamento, Consiglio e Commissione Ue ancora non c'è, sebbene l'ultimo negoziato sia previsto all'inizio di giugno, per poter chiudere un'intesa prima della fine della presidenza di turno olandese. Il Consiglio dei 28 Stati membri lotta per non includere il metano, mentre il Parlamento europeo vuole il mercurio. L'ostacolo maggiore da superare però si gioca su una tabella di cifre. "La partita è ancora aperta, ma rischia di saltare sul dettaglio delle riduzioni per singolo inquinante e per singolo Paese, da cui si determina la stima di riduzione del numero di morti premature provocate ogni anno" riferiscono fonti comunitarie. L'ultima proposta della presidenza di turno olandese stima una riduzione del 50% del numero dei decessi prematuri provocati dall'inquinamento dell'aria (almeno 430mila l'anno), contro quella iniziale del 52% della Commissione Ue e a quella concordata dal Consiglio Ue del 48%. Il punto è che a sostenere gli sforzi in più, rispetto alla posizione di dicembre, non sarebbero tutti i 28 ma solo 17 Paesi, specie i grandi come l'Italia, Francia, Gran Bretagna e Polonia (quest'ultima contraria dall'inizio ai nuovi tetti nazionali), mentre altri 11, fra cui Olanda e Belgio, ne sarebbero esentati. L'Italia per il 2030 al momento dovrebbe ridurre le emissioni di microparticolato (Pm 2.5) del 40%, quelle di ammoniaca (NH3) del 18%, quelle di anidride solforosa (SO2) del 71% e quelle degli ossidi di azoto (NOX) del 65%, rispetto al 2005. "Tutti gli Stati membri, inclusi Italia, Gran Bretagna, Francia e Polonia, hanno molto da guadagnare da una politica dell'aria ambiziosa: meno costi sanitari, vite più lunghe e in salute e un ambiente più ricco" è l'appello che arriva da Louise Duprez degli ambientalisti di European Environmental Bureau (EEB), secondo cui "visto che il 90% delle emissioni totali di ammoniaca arrivano solo dal 5% delle imprese agricole, le più intensive, i tagli potrebbero essere ottenuti facilmente concentrandosi su pochi impianti a livello nazionale e esentando i più piccoli". Sulla partita finale dei negoziati Ue però pesano anche altri fattori da definire, come i meccanismi di flessibilità o la presenza di target vincolanti per il 2025. Il risultato quindi per ora è una 'minoranza di blocco' di 17 Paesi contro il nuovo elenco di impegni nazionali, cioè l'impasse.
(di Chiara Spegni) (ANSA)