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23/05/2020 - Il Gazzettino Treviso
Ascopiave, ribelli all’angolo «Nessun tetto ai compensi»

LO SCONTRO
TREVISO Tutte respinte, senza eccezioni. Il cda uscente di Ascopiave,
all’ultima riunione operativa prima dell’assemblea degli azionisti
della prossima settimana chiamata a rinnovare i vertici della società, con un colpo di coda ha spazzato via il documento di 21 pagine
presentato dai sindaci ribelli. Respinte quindi le proposte di delibera, dalla riduzione dei compensi per i sei membri del cda a
200mila annui al tetto di 500mila
euro totale per eventuali premi
,fino alla riduzione del cda da 6 a
5 membri. Puntuali invece le risposte alle domande su assunzioni e dubbi relativi ai curriculum
dei consiglieri del cda: tutte formulate a difesa delle buone pratiche di selezioni e dei membri. Insomma: tutto regolare. Ha invece
buone probabilità di essere accolta la proposta di portare il cda da
6 a 7 membri e di alzare i compensi da 300mila a 380mila euro lordi complessivi, come proposto
dal socio di maggioranza Asco
Holding.
LE REPLICHE
La formulazione del documento di risposta ha occupato l’intero
pomeriggio e buona parte dalle
serata. Solo dopo le 21,30 il tutto è
stato caricato sul portale della
Borsa e reso consultabile. Tutti i
punti sono stati votati con l’astensione o il voto contrario di un
componente, anche se per sottolineare il voto positivo in presenza
dell’astensione il cda ha usato la
singolare formula “l’astensione
di un consigliere e all’unanimità
degli altri consiglieri”. Capitolo
primo: i compensi. Il cda, in buona sostanza, ha ribadito che la
competenza «a stabilire i compensi degli amministratori investiti di particolari cariche è attribuita dalla legge al Consiglio di
Amministrazione, su proposta
del Comitato per la Remunerazione e previo parere del Collegio
Sindacale» e non all’assemblea. Il
tetto ai premi poi poi risulterebbe
incompatibile con il Codice di Autodisciplina e col Regolamento di
Borsa Italiana che invece prevede
premi incentivanti per il «mantenimento della quotazione sul segmento “Star”».
PRESIDENTE E COMPENSO
Altra questione: i circa due milioni di euro incassati dal presidente del cda Nicola Cecconato
tra stipendi e premi. Anche qui
per cda nulla di anomalo: «il Consiglio ritiene che tali compensi
siano giustificati» sia per il doppio ruolo - e quindi doppia responsabilità - di presidente e amministratore delegato, sia per i risultati ottenuti con l’accordo tra
Ascopiave ed Hera.
I CONSIGLIERI
Respinti al mittente anche i
dubbi su tre consiglieri destinati
al rinnovo. Per Enrico Quarello e
Maria Chiara Geronazzo il cda ha
chiarito che se è vero, come affermano i sindaci, che non si tratta
di candidati indipendenti, la cosa
verrà esaminata dopo la loro
eventuale nomina. In ogni caso
Quarello risulta sì legato ad AP
Reti Gas spa, ma con una carica
priva di potere di firma. Invece la
Geronazzo è sì assessore di un comune socio della Holding, ma «la
partecipazione alla giunta comunale di uno dei Comuni facenti
parte della compagine azionaria
del socio Asco Holding S.p.A. non
pare costituire circostanza idonea ad inficiare l’indipendenza
della candidata». Per quanto riguarda invece l’ammissibilità della candidatura della lista presentata da Asm Rovigo, la questione
non è di competenza dell’assemblea e comunque l’avvocato rodigino Novello, dipendente di Veneto Acque spa, pare avere tutti i requisiti in ordine. Infine il caso di
Greta Pietrobon, che nel suo curriculum dice di essere iscritta
all’albo degli Avvocati dal 2014
mentre i sindaci dicono che
nell’albo risulta esserci dal 2019:
«Per quanto a conoscenza della
Società, la candidata ha conseguito il titolo di avvocato in Spagna
nel 2014, ottenendo in data 17 novembre del medesimo anno
l’iscrizione all’elenco degli “avvocati stabiliti” tenuto dall’Ordine
degli Avvocati di Treviso». Infine
la questione assunzioni e l’ombra
che tanti dipendenti siano in
qualche modo collegati alla Lega.
Il cda ribadisce quanto già detto
da Cecconato: tutte le assunzioni
sono state fatte con la massima
trasparenza.
Paolo Calia