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09/08/2020 - LA REPUBBLICA
L' anticorruzione non c' è più

Le nomine Anac
Il nuovo corso dell' Anticorruzione si apre con la nomina dei cinque componenti del nuovo collegio dell' authority da parte del Consiglio dei ministri qualche giorno dopo che la gestione uscente aveva garbatamente stroncato l' ultimo parto del governo. Segnalando, con un documento di 26 pagine subito finito in un cassetto del Senato senza neppure essere stato discusso, che l' abolizione temporanea delle gare d' appalto prevista dal cosiddetto decreto Semplificazioni elimina la concorrenza e favorisce il rischio di un aumento della corruzione. Sia chiaro, non che ci sia un qualche collegamento fra il caustico giudizio e il cambiamento del vertice: i commissari uscenti non avrebbero potuto essere confermati mentre la nomina dei sostituti, soprattutto di quella del presidente, arriva con grande ritardo. Così non possiamo dire se la missione sia far dimenticare la stagione di Raffaele Cantone, che se n' è andato quasi un anno fa dopo aver denunciato «il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell' Anac e del suo ruolo». Di sicuro, tuttavia, non c' è nulla che sembra più distante da quella esperienza di questo nuovo corso. A cominciare dal presidente designato. Giuseppe Busìa è un avvocato, organico a quel mondo che ruota intorno a Guido Alpa, principe del foro e mentore, fino a diventarne socio, del presidente del consiglio Giuseppe Conte. Con il premier, il rapporto di amicizia è strettissimo. Al punto che Busìa doveva diventare segretario generale di palazzo Chigi, ma il veto leghista lo ha bruciato a favore di Riccardo Chieppa, magistrato e figlio di magistrati. Poi, uscita di scena la Lega, era in predicato per assumere l' incarico politico di sottosegretario a palazzo Chigi nel Conte due, ma è stato bruciato dal veto grillino in favore di Riccardo Fraccaro. A quel punto non gli restava che un' authority. Si era fatto avanti per la Privacy, ma intanto si era liberata la poltrona di Cantone: più facile e rapido. Da mesi le voci di palazzo dicevano che quel posto era destinato a lui. Busia è esponente della burocrazia fiduciaria della politica, da cui quella burocrazia trae la propria forza. La sua atmosfera di provenienza è quella della scomparsa Margherita che si è ben innervata nel Partito democratico. Ex vice capo di gabinetto del ministro margheritino dei Beni culturali Francesco Rutelli durante il secondo governo Prodi, il nuorese Busia è approdato all' autorità della Privacy presieduta dall' ex deputato margheritino ed ex sindaco di Nuoro Antonello Soro con il prestigioso incarico di segretario generale. In quel ruolo, nel 2016, aveva preso in contropiede l' Anac di Cantone che si stava apprestando a stabilire le linee guida della legge che avrebbe imposto ai dirigenti pubblici di rendere noti i propri patrimoni, sollecitando in fretta e furia tutti i funzionari a preparare le carte. Con quella mossa Busia aveva di fatto consentito ai dirigenti già in rivolta di fare ricorso al Tar, affossando la norma sulla trasparenza dei loro patrimoni. E ora le circostanze vogliono che venga nominato alla guida dell' autorità che dovrebbe essere il tempio della trasparenza. Segnale impossibile da non notare. Ma sono sciocchezze, al cospetto della ragion di maggioranza. Chi meglio di un amico di Conte non sconfessabile dal Partito democratico, e soprattutto dalla fazione del Pd che più ha sostenuto il piano del governo Conte due con i grillini, per un incarico del genere? Certo, c' è l' incognita del parlamento: i cinque componenti dell' Anticorruzione sono designati dal governo ma vanno confermati dalle commissioni delle Camere a maggioranza qualificata. Una garanzia che può offrire soltanto la spartizione accurata degli altri quattro esperti commissari. Con la partecipazione dell' opposizione, ovvio. Ecco allora Consuelo Del Balzo, che firma articoli al curaro (anche contro Conte) sulla Voce del Patriota , una specie di organo ufficiale di Fratelli d' Italia. Ecco l' avvocato Paolo Giacomazzo: lo stesso Giacomazzo candidato per la Lega alle elezioni comunali di Mira nel 2017? Ecco il magistrato Luca Forteleoni, che nel 2014 il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, oggi deputato renziano, sponsorizzava via sms per una nomina al Csm. Ed ecco, infine, Laura Valli, già esperta "non retribuita" dell' Anac, che non dispiace al Movimento 5 stelle. Tutti bravissimi, confidiamo. Se però una caratteristica dovrebbe avere un' autorità creata per combattere la corruzione, sarebbe quella di essere lontana dalla politica. Soprattutto in Italia. Perché se al contrario è controllata dal governo e dai partiti, allora diciamo la verità: un' authority del genere non serve a niente. Diventa un postificio e basta. Ma di postifici ne abbiamo già troppi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

DI SERGIO RIZZO