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12/07/2019 - La Stampa
Sulla revoca ad Autostrade M5S studia una "terza via"

Le preoccupazioni di Conte e del Quirinale sul salvataggio
La verità che sanno tutti al governo è molto semplice: non c' è una vera alternativa all' ingresso di Atlantia in Alitalia. Ora questa verità può avere diverse conseguenze. Ma si porta dietro un problema politico non da poco, che il leader del M5S e il ministro Luigi Di Maio dovrà sminare. Che fare con la concessione ad Autostrade per l' Italia, società che fa capo ad Atlantia, sempre della famiglia Benetton? Un punto fermo, assicura Di Maio è che «non ci sarà alcuno scambio tra la concessione e il salvataggio di Alitalia». Detto questo, il M5S lascia uno spiraglio per trovare una soluzione che possa accontentare tutti. Se davvero la revoca è impossibile, come pensano nella Lega e come comincia a pensare anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, se davvero è impensabile immaginare la stessa società alleata dello Stato in Alitalia e punita da una risoluzione radicale e definitiva sulle autostrade, allora è a una terza via che pensa il capo politico assieme ai tecnici del Mise e del ministero dei Trasporti sulla scorta del parere della commissione istituita nell' ambito dell' ufficio di Gabinetto del Mit e spinta dal sottosegretario Stefano Buffagni. Nelle conclusioni del gruppo di lavoro è vero che si parla delle gravi inadempienze della società dei Benetton, ma il finale lascia aperte diverse possibilità, tra cui la revisione della concessione (a seguito di risarcimenti e quant' altro per la tragedia del ponte di Genova). E al governo non è sfuggito il fatto che Autostrade non si sia accanita contro il parere per smentirlo. Tutti gli uomini dei vertici del M5S sono al lavoro per affiancare Di Maio e il ministro Danilo Toninelli in una partita che si sta rivelando più complicata. L' obiettivo è di tenere separato il destino di Alitalia dalla causa in corso con Aspi: «Prima chiudiamo una - è la strategia di Di Maio - poi capiamo come gestire l' altra». Fra un mese sarà un anno esatto dal crollo del ponte Morandi, quando Di Maio prima, Danilo Toninelli poi e infine Conte, con i morti ancora sotto le macerie, promisero la revoca della concessione per la gestione della rete autostradale. «Quelle vittime vanno onorate» continua a ripetere Di Maio, per il quale sembrano esserci pochi dubbi sulla revoca. Ma è proprio così? Di Maio qui è nella non facile condizione di essere al contempo capo politico di un partito, ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro. Se Alitalia fallisse, la responsabilità delle migliaia di posti di lavoro e di una compagnia di bandiera fallita ricadrebbe su di lui. Le preoccupazioni su Alitalia agitano il Quirinale e il presidente della Repubblica è in continuo contatto con Conte per avere un quadro preciso della trattativa. Da giorni il premier segue in prima persona il dossier, convinto che bisogna assolutamente «tutelare» i lavoratori e trovare una soluzione. E se Atlantia è l' unica chance - secondo il premier - non bisogna farsela sfuggire. Ma non c' è solo la politica tra le ultime incognite che gravano sul salvataggio di Alitalia. Atlantia, fanno sapere fonti del Mit, vuole garanzie sul piano industriale di ferrovie. Vuole il diritto di parola per intervenire soprattutto sul capitolo di Fiumicino, dove già opera sotto la sigla societaria Aeroporti di Roma e dove ha la necessità di trattare con l' americana Delta - eventuale partner in Alitalia - per le sinergie operative e le tratte. I. Lomb.- c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI LAPRESSE Il vicepremier Luigi Di Maio Retroscena.