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15/05/2019 - La Repubblica
Stefani : "O si rispetta il patto sull' autonomia o è meglio separarsi"

L' intervista
roma - «Siamo a un bivio: è giunto il momento in cui i 5 stelle devono dire se vogliono davvero l' autonomia delle Regioni o no. Altri rinvii, altri ostacoli per noi non sono più accettabili. Siamo pronti a confrontarci con loro e con tutti, anche in Parlamento. Ma un testo deve essere varato dal governo, se restano i nodi politici vuol dire che qualcuno ha deciso diversamente. E allora» Erika Stefani, ministro per gli Affari regionali, avvocato civilista, lancia un nuovo ultimatum sulla riforma che è diventata il cavallo di battaglia della Lega, assieme alla flat tax: il punto di snodo a pochi giorni dalle Europee. E dal Consiglio dei ministri decisivo di lunedì. Ministro Stefani, ma a leggere Luigi Di Maio ieri su Repubblica , di questa vostra bozza di riforma esiste "solo una paginetta". Su cosa si dovrebbe votare? «Davvero singolare l' affermazione del vicepremier grillino. Esiste una prima versione risalente a ottobre scorso, poi una seconda del 15 febbraio inviata a tutti i ministri. A ciascuno la parte di sua competenza, così al ministro del Lavoro. Del resto, se le critiche sono così accese, vuol dire che quel documento lo hanno letto e studiato». Dovrebbe averlo anche il presidente del Consiglio Conte, dunque? «Il presidente lo ha in tutte le sue versioni. A ottobre abbiamo accettato la sua proposta di rinvio, con l' impegno di trovare un accordo tra tutti entro febbraio. Siamo a maggio». Lei ha incontrato il premier la scorsa settimana. Le ha fornito le garanzie che attendevate? «Al presidente Conte, che è un avvocato, un professore, un giurista, ho esposto per l' ennesima volta il contenuto della riforma e ho sottolineato la necessità di rispettare la volontà popolare. Invece qui sembra che la questione sia solo di nostro interesse, quasi una bandiera di partito. Ci sono due regioni che si sono espresse con un referendum plebiscitario, la Lombardia e il Veneto. Il premier ha piena cognizione della portata costituzionale della norma. Gli ho chiesto che vengano sciolti i nodi che ormai sono tutti politici». Cioè i veti dei 5 stelle. Di Maio ieri ha annunciato che nel Consiglio dei ministri di lunedì non saranno approvati né l' autonomia né la flat tax. «Il premier, ne siamo certi, farà la sua parte». Cosa accadrà dunque in quel consiglio dei ministri? «Accadrà che io mi presenterò con il testo delle intese sull' autonomia. Punto. Come ha già annunciato il nostro segretario e vicepremier, Matteo Salvini». Il M5S denuncia il rischio che ci si ritrovi con regioni, e dunque cittadini, di serie A e B. «La norma non crea alcuna discriminazione. Non c' è un solo elemento che produca diseguaglianza, nel testo. In ogni caso, a maggior ragione se esistono questi dubbi, parliamone, guardiamoci negli occhi a Palazzo Chigi. Le Regioni attendono una risposta». Tre regioni: Emilia-Romagna inclusa. Altre diciassette no. Perché insistete? Volete spaccare il Paese, come dicono le opposizioni? «Oltre alle tre regioni, anche Liguria, Toscana, Piemonte, Campania, Umbria hanno chiedono l' autonomia differenziata. Se non si decide è il caos. Si deve aprire quanto meno il dibattito. Invece temo che si stia strumentalizzando anche questo a fini elettorali, nella pura logica del conflitto». E cosa accade se i vostri alleati sbarreranno ancora una volta la strada alla proposta? Il governatore Zaia la pone come condizione per andare avanti. «Io dico che pacta sunt servanda . Capisco i governatori, i nostri Zaia e Fontana, ma anche il dem Bonaccini in Emilia-Romagna. Loro ci hanno messo la faccia. E il governo che fa?» Le richiedo: il governo sull' autonomia rischia? «Il governo tiene e va avanti se vengono rispettati i patti. Se si comincerà a dire qualche sì dopo i troppi no. Altrimenti, è inutile perdere altro tempo». Secondo Giancarlo Giorgetti se la litigiosità resta a questi livelli sarà difficile andare avanti. Lei ritiene ci siano le condizioni per proseguire dopo le Europee? «Il momento è segnato dalla dialettica elettorale. Io di professione faccio l' avvocato e ho risolto tanti rapporti matrimoniali in crisi quando, nelle coppie, le due parti hanno accettato di mettere da parte il conflitto ritrovando le ragioni per proseguire insieme. La separazione deve essere sempre l' extrema ratio . Così sarà anche per il nostro contratto di governo. Questo è il momento della verità». Senza il sì del M5S è inutile perdere altro tempo Faccio l' avvocato e mi occupo di divorzi: in alcuni casi diventano inevitabili Erika Stefani f g.

DI CARMELO LOPAPA