AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Torna alla rassegna
14/06/2018 - Corriere della Sera (ed. Roma)
Raggi, lo sfogo con i collaboratori: Lanzalone imposto dai vertici M5S

Bufera sul Comune, la sindaca prende le distanze dall' arrestato. Ferrara: testa alta
Si sfoga, la sindaca, nel vertice di maggioranza convocato ieri in Campidoglio dopo il terremoto scatenato dall' inchiesta sullo stadio della Roma. Alza la voce, travolta da un altro scossone dopo l' affaire delle nomine: tra una settimana dovrà difendersi in tribunale dall' accusa di falso per l' incarico alla guida del Turismo affidato a Renato Marra, fratello dell' ex braccio destro Raffaele. Nella riunione con i suoi Raggi, insieme con l' assessore all' Urbanistica Luca Montuori e Dario D' Innocenti, presidente del municipio IX (quello di Tor di Valle) prende le distanze da Luca Lanzalone, in odore di dimissioni (al suo posto andrà l' ad Stefano Donnarumma): l' avvocato di Genova è arrivato a Roma assieme ai parlamentari M5S Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede in soccorso della giunta grillina dopo l' arresto di Marra. Insiste, la prima cittadina, che l' esperto chiamato a gestire la trattativa sull' impianto di Tor di Valle, nominato presidente di Acea poco dopo l' accordo «politico» sulle cubature dimezzate con i proponenti (la Roma e Parnasi) le sarebbe stato imposto dai vertici. Il manager sarebbe approdato nella Capitale su indicazione di Beppe Grillo e Davide Casaleggio: espressione di quell' asse del Nord entrato in modo sempre più incisivo nei gangli della macchina capitolina, da cui le accuse di «commissariamento» lanciate dalle opposizioni. Si deve alla sua collaborazione con la giunta livornese di Filippo Nogarin, l' ascesa di Lanzalone: là ha seguito la procedura di concordato per Aamps, la municipalizzata dei rifiuti, stessa strada imboccata per salvare Atac dal debito di 1,4 miliardi. Inevitabili i contraccolpi della bufera giudiziaria sugli equilibri interni alla maggioranza, ieri agitata tra consiglieri sbigottiti e nel panico, in quando Lanzalone era «facilitatore in tutti i dossier». Tra gli indagati c' è, infatti, anche il capogruppo M5S in aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, che si è autosospeso (dal M5S) ma resta come consigliere. Su Facebook, l' ex finanziere di Ostia respinge le accuse e si dice fiducioso: «Chi ha sbagliato pagherà, avanti a testa alta», concetto ribadito nella riunione di maggioranza. A prendere il suo posto sarà il vice, Giuliano Pacetti. Risulta indagato anche il capogruppo di FI Davide Bordoni: «Sono sicuro che verrà confermata la mia estraneità ai fatti». Le opposizioni (Pd e SI) prendono intanto le distanze sottolineando di aver «criticato per più di due anni» le scelte della giunta «che penalizzavano il pubblico avvantaggiando il costruttore» e di aver lasciato l' Aula nel giorno del voto della delibera sul nuovo progetto. Nei palazzi del potere il nervosismo è palpabile. Citata nell' inchiesta la capogruppo M5S in consiglio regionale, Roberta Lombardi, smentisce di aver avuto rapporti con il costruttore Luca Parnasi. Nel video pubblicato sulla sua pagina social chiarisce: «L' ho incontrato una sola volta alla Camera, dove ho preteso che avvenisse l' incontro in modo che venisse registrata la sua presenza. Mi ha parlato dello stadio e dei suoi progetti imprenditoriali. Poi non c' è stato alcun contatto ulteriore, nessun seguito». Mentre tutti cercano di smarcarsi, dopo la sfuriata di Raggi si cerca di puntellare la squadra di governo, già provata dalla doppia sconfitta al voto di domenica nei Munipi III e VIII. Un primo segnale, nonostante gli atti amministrativi del Comune sullo stadio non siano coinvolti nell' inchiesta, è da leggersi nella pec inviata dal dipartimento Urbanistica a Eurnova, la holding di Parnasi che avrebbe dovuto realizzare il progetto dello stadio. L' iter ora è sospeso, non solo per i 30 giorni previsti per l' esame delle osservazioni alla variante, ma soprattutto per l' indisponibilità del costruttore.

Andrea Arzilli Maria Egizia Fiaschetti