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23/05/2020 - Staffetta Acqua
Servizi pubblici locali, il dibattito pubblico come antidoto al Nimby

Laboratorio Ref Ricerche: lo strumento partecipativo pensato per le grandi opere utile strumento anche per fondare la realizzazione di interventi piccoli e medi in percorsi partecipativi e di confronto Il dibattito pubblico come risposta razionale ai no pronunciati in nome del Nimby identitario, aprioristico, in grado di affrontare i bisogni emotivi celati dietro a quei dinieghi, uno strumento adatto anche ai servizi pubblici locali: è lo spunto centrale dell'ultimo contributo di analisi del Laboratorio servizi pubblici locali di Ref Ricerche , Identità del no': la prospettiva del dibattito pubblico, che torna a occuparsi del complesso rapporto tra istituzioni, imprese e cittadinanza che determina l'accettabilità delle opere sul territorio (v. Staffetta 04/03). Il punto, spiega l'analisi, è pervenire a dei no o dei sì delle comunità che siano ragionati, motivati, frutto di valutazioni, anche nel caso di opere medie e piccole. L'occasione per perseguire questo obiettivo è fornita dal Dpcm n. 76/2018, che introduce lo strumento del dibattito pubblico per le grandi opere (v. Staffetta 25/06/18), un esempio che può ben essere traslato anche nei servizi pubblici locali alle opere di più ridotte dimensioni che li contraddistinguono; con annesso snellimento degli iter autorizzativi, propone il Laboratorio, laddove sia adottata questa pratica partecipativa. È un'occasione per ricucire un tessuto di fiducia tra istituzioni e cittadini, essenziale per il superamento dei bias cognitivi che ostacolano la realizzazione dell'autentico bene comune. Si tratta infatti, sintetizza il Laboratorio, di uno spazio in cui si incontrano le parti, in cui il confronto si corrobora di evidenze, in cui le domande e le richieste, da entrambe le parti, permettono di rileggere costi e benefici al fine di prendere una decisione basata su fatti e valutazioni, piuttosto che bias culturali . Uno strumento di democrazia e partecipazione attraverso il quale sciogliere l'arroccamento nello status quo che spesso rappresenta il Nimby, inteso come avversione al cambiamento in sé, radicata nelle paure e nei pregiudizi, pura espressione di un modo d'essere più che outcome di un processo decisionale, che parte dall'osservazione del mondo, per poi dedurre e infine porre in essere la decisione ottimale. Scardinare certi automatismi, secondo quanto espone il testo, è possibile solo costruendo un sistema di relazione basata su responsabilità, credibilità e fiducia. Nello specifico, il dibattito pubblico così come codificato nell'ordinamento, si aggiunge all' inchiesta pubblica , già previsto in precedenza per consentire la partecipazione dei cittadini alle valutazioni ambientali (Via e Vas). Applicabile solo nei casi in cui sono richieste questo tipo di valutazioni (una casistica più ampia di quella in cui si applica il dibattito pubblico), è uno strumento più flessibile, che comporta minor onere organizzativo, ma anche parzialmente limitato nell'attivazione (solo in alcuni casi può essere richiesto dai territori interessati) e con portata limitata in termini di produzione d'informazione e coinvolgimento del pubblico. Le soglie attualmente previste per gli interventi soggetti a dibattito pubblico ne escludono di fatto gran parte delle opere nei servizi pubblici locali , che pure ben si presterebbero, in molti casi, a fruire dello strumento, data la notevole complessità che le può caratterizzare. Una revisione di tali soglie dunque consentirebbe di ampliare il raggio d'azione, con percorsi ad hoc per i servizi pubblici locali e la relativa definizione dei bacini territoriali coinvolti, accompagnati magari da incentivi quali lo snellimento e la velocizzazione degli iter autorizzativi per gli interventi che si sviluppino attraverso questo modello, già dalle fasi preliminari di progettazione. Meglio ancora se il tutto può assumere la forma di una esperienza continuativa, più che evento una tantum. Il Laboratorio propone allora dieci spunti per immaginare le basi di un simile esperimento con riferimento alle piccole e medie opere: possibilità di attivazione dal basso e la convenienza dell'attivazione da parte degli operatori; ricorso allo strumento già in fase pre-progettuale con inclusione della c.d. opzione zero (il non fare); fare affidamento sui dati oggettivi senza però trascurare l'umanità delle persone; chiara definizione delle regole (tempi, modi, ruoli, ecc.); creazionedi comitati di controllo con la partecipazione dei cittadini, includendo in special modo i giovani; attenzione alla comunicazione chiara e accessibile; compensazione per coloro che dovessero perdere benefici a causa del progetto; attività di follow-up; formazione e informazione permanente; verifica in opera degli impatti ambientali e sociali anche di lungo termine. L'analisi riporta alcuni esempi di successo nell'affrontare l'accettabilità delle opere dei servizi pubblici locali. Tra questi, l'esperienza di Acquedotto Pugliese per dotare di fognatura dinamica gli agglomerati costieri della marina di Ostuni e quella del Gruppo CAP per la progettazione della bio- piattaforma di Sesto San Giovanni, nella Città metropolitana di Milano (v. Staffetta 08/11/19). C'è anche Il Caso Taviano Torre Suda: il NO' come causa di 3 anni di infrazioni comunitarie, che vede sempre Acquedotto Pugliese protagonista di complesse vicissitudini per lavori finalizzati al collettamento dei reflui civili degli agglomerati costieri di Torre Suda (marina di Racale) e Mancaversa (marina di Taviano), in Salento, percorso travagliato ma conclusosi con la realizzazione dell'opera. Il contributo del Laboratorio servizi pubblici locali di Ref Ricerche (n. 151, maggio 2020) è consultabile all'indirizzo www.refricerche.it/it/laboratorio-spl-futuro/contributi-di-analisi/.