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11/01/2019 - Gazzetta di Reggio
Iren, Reggio diventa secondo azionista ma è braccio di ferro su risorse e nomine

la cassaforte
Vecchi consolida la sponda con Parma per ridurre la recente egemonia di Genova e salvaguardare gli investimenti
Enrico Lorenzo TidonaREGGIO EMILIA. Nel giro di quattro mesi Iren potrebbe cambiar pelle. Nell' ordine c' è il voto sul nuovo statuto, poi sul bilancio e infine, materia delicatissima, le nomine dei nuovi vertici. Su queste, in base ai nuovi patti in votazione nei comuni azionisti, se non c' è l' unanimità il primo azionista può forzare la mano e scegliere una carica a sua discrezione, come l' amministratore delegato, il più influente nella gestione. E dopo anni di equilibrio tra i soci pubblici, Genova ha scalzato tutti comprando azioni Iren invece che venderle, come fatto dagli altri comuni in cerca di risorse fresche. Scenari che hanno messo in fibrillazione anche Reggio Emilia, che per proteggersi rafforza l' asse con il sindaco di Parma Federico Pizzarotti.IL VALZERReggio punta sicuramente alla riconferma della vice presidenza - affidata al reggiano Ettore Rocchi - e a mantenere la sede legale del gruppo Iren in città, che per alcuni farebbe ora gola a Genova. Lunedì il consiglio comunale in Sala del Tricolore voterà il testo già passato in commissione sui nuovi patti parasociali in Iren che dovranno essere approvati poi da un' assemblea straordinaria a fine febbraio. Lì dentro c' è la clausola che sta agitando le acque tra i grandi soci della multiutility, in cui Genova da dicembre è nettamente il primo socio con quasi il 19% davanti a Torino (13,8%) e a tutti i soci emiliani, poco sopra il 15%, con capofila Reggio. La postilla prevede che, in caso di mancata unanimità tra i sindaci di Genova, Torino e Reggio per l' eventuale cambio delle tre cariche di vertice (il presidente Paolo Peveraro, il vice Rocchi e l' ad Massimiliano Bianco), il sindaco con la partecipazione più elevata al 31 dicembre precedente «avrà facoltà di designare una delle cariche». In sostanza, diversamente da quanto previsto dal patto in scadenza, il primo socio della multitutility (ad oggi Genova) potrà scegliere quale casella occupare. In primavera, va ricordato, andrà rinnovato l' intero board di Iren. Nelle ultime settimane il libro soci del gruppo è cambiato mettendo così a rischio equilibri consolidati da anni tra i grandi soci. Torino e Genova, che condividevano il controllo di Iren con la holding paritetica Fsu, si sono prima separate e soprattutto hanno adottato strategie opposte: il capoluogo piemontese ha venduto il 2,5% scendendo al 13,8% del capitale mentre Genova è salita al 18,85%. Anche per questo, il dibattito sul nuovo patto si annuncia acceso: il consiglio comunale del capoluogo ligure lo ha già approvato poco prima di Natale mentre Reggio lo farà lunedì. Il sì sembra assicurato mentre a Torino non c' è ancora certezza. GUERRA E PACELa pace tra gli azionisti di Iren sembra quindi a rischio. Genova sta facendo la voce grossa in virtù del recente primato nell' azionariato - e con l' aiuto della Spezia, da poco entrata nel gruppo - ha sparigliato il mazzo. Il sindaco Luca Vecchi starebbe tentando ora di fare da pacere tra i sindaci Genova e Torino, consolidando inoltre il patto con Pizzarotti, che ha in dote azioni fuori dal patto di sindacato emiliano e che, una volta rientrate, varrebbero il sorpasso su Genova. La perdita di equilibrio resta evidente: ognuna delle tre aree - Genova, Torino e Reggio - ha sempre avuto un terzo delle nomine, delle risorse e delle società di primo livello.La mutazione sta influenzando i rapporti di forza e il problema per Reggio sono i flussi continui verso la città. Basti pensare all' apporto assicurato finora alla manutenzione delle fontana del Valli fino alla riqualificazione milionaria delle Officine Reggiane. Non solo: ad essere in discussione già da tempo è il ruolo di Iren Rinnovabili - ora diventata Smart Solution - giocattolino lasciato in mano ai reggiani, che si è occupata più di immobiliare che di pannelli solari. Ecco allora che diventa fondamentale difendere il fortino dopo che la società del gas, dei rifiuti e dell' acqua partecipata dai comuni reggiani ha cambiato segno politico. Al Pd, prima egemone, è rimasta solo Reggio Emilia. Torino è passata da Piero Fassino ai 5 stelle con Chiara Appendino.Pronto a rompere gli equilibri sarebbe però Genova, passato da Andrea Doria al centro destra con Marco Bucci. Città che pretenderà un ritorno dell' investimento milionario in azioni Iren, alla quale è però andata in sordina tre mesi fa la sede della controllata iReti per placarne in parte la sete, mentre a Torino è andata la mobilità elettrica. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.