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22/07/2019 - Il Messaggero
Governo senza pace: duello su Autonomia, lavoro e grandi opere

La settimana decisiva
Zaia e Fontana: «Feriti dal premier» Ma lui adesso media: «Toni cambiati» Lite sui fondi tra Mef ed enti locali Salvini: osi fanno le cose o ce ne andiamo
LA GIORNATA ROMA La crisi di governo? Improbabile. Le fibrillazioni? Sono certe. Questa la minestra che si sta preparando anche per la prossima settimana con un Salvini che ieri sera in un comizio ha ribadito: «Abbiamo spettato anche troppo, o si fanno le cose o ce ne andiamo». E ha rincarato: «Sull' autonomia non accettiamo un no». Il dossier sul quale si concentrerà il tira e molla sarà quello delle Autonomie regionali, sul quale la pressione del Nord su Salvini è fortissima. Ma sullo sfondo pesa anche la questione Russia (Conte ne parlerà in Senato mercoledì) e della Tav poiché venerdì il governo italiano deve chiarire all' Ue cosa vuole fare pena la perdita dei finanziamenti europei. Sulle Regioni ieri lo scontro è ripartito. Il premier ha scritto una lettera al Corriere della Sera per chiedere uno stop agli insulti e i governatori di Lombardia e Veneto hanno scritto una controlettera sottolineando di «essere stati feriti dal premier». Tanto è bastato a Palazzo Chigi per registrare però un cambio di toni. I due governatori, nel mirino anche del Tesoro per la destinazione di quote di Iva e Irpef, sanno che nella loro offensiva su Conte possono triangolare con Salvini. Tuttavia il leader leghista è cauto. Il dossier Autonomia è spinoso anche per lui, perché deve tenere l' equilibrio tra Nord e Sud. Salvini, raccontano fonti a lui vicine, attenderà il vertice di domani pomeriggio a Palazzo Chigi prima di prendere una decisione sull' Autonomia. Certo, così come si va delineando, l' intesa non piace anche a lui, soprattutto sul punto delle risorse finanziarie, che sarà sul tavolo delle riunioni convocate da Conte proprio martedì. LA SFIDA Il ministro dell' Interno prima di domani non sarà a Roma. Al momento, la crisi è tutt' altro che esclusa ma Salvini non ha ancora sciolto i suoi dubbi. I rapporti con Conte e Di Maio sono ai minimi termini, i contatti ridotti allo zero, gli eventuali incontri chiarificatori per ora solo annunciati. Del resto anche dalle parti di Palazzo Chigi quelle che sono definite come minacce di crisi a mezzo stampa, che arrivano un giorno sì e l' altro pure, cominciano a infastidire. «C' è un governo che, al di là delle minacce, lavora febbrilmente», fanno notare fonti governative ricordando l' agenda fitta di riunioni che Conte ha avuto e avrà nei prossimi giorni, quando vedrà pure le parti sociali. E Di Maio? Prepara, raccontano fonti pentastellate, un' offensiva sul taglio dei parlamentari, riforma centrale che, secondo il Movimento, potrebbe essere tra i motivi non detti della volontà della Lega di rompere. Sull' Autonomia, per ora, il leader M5S non si esprime: nel Movimento si ribadisce come la riforma è nel contratto per i Cinque Stelle va fatta, ma bene, e la rivolta dei governatori non è altro che l' apertura di un fronte interno alla Lega. Tanto che le uniche riflessioni della giornata Di Maio le dedica al salario minimo, tema sul quale Durigon della lega dice: «Deve essere a costo zero per le piccole imprese». «Chi frena il provvedimento pugnala i lavoratori», avverte il vicepremier M5s annuncia, sulla proposta di legge, «novità nei prossimi giorni». Novità che non si vedono, invece, sul fronte di eventuali riunioni tra il premier, o Di Maio, e Salvini. Ed è a Conte che, in questi giorni, il leader della Lega punta con forza, tanto da aver messo momentaneamente da parte anche il tema rimpasto. Così come secondario, al momento, appare il dossier del commissario Ue, al quale la Lega comunque non ha rinunciato. Ma prima c' è da superare la prossima settimana e i suoi tre giorni di fuoco: domani i vertici sulla Autonomia, mercoledì l' informativa di Conte sui fondi russi alla Lega, giovedì il possibile Consiglio dei ministri. Diodato Pirone © RIPRODUZIONE RISERVATA.