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14/01/2020 - Corriere del Veneto (ed. Vicenza)
Aim, la maxi-multiutility a tre divide ancora la maggioranza

VICENZA Il destino di Aim arriva (di nuovo) in consiglio comunale ma la maggioranza si divide. E non è stato un voto a sanare le diverse vedute ma sono bastate le parole pronunciate da Fratelli d' Italia in seno al dibattito sul futuro della multiutility, che ha iniziato una trattativa per l' aggregazione con la veronese Agsm e la lombarda A2A. Sul tema, dal partito del coordinatore regionale Sergio Berlato è arrivata una frenata: «Servono ulteriori approfondimenti sull' aggregazione a tre - dichiara il capogruppo Roberto D' Amore - non vorremmo si ripetessero operazioni come avvenuto con Fiera o con le quote dell' Autostrada». E la presa di posizione di Fdi non si ferma alle parole: ieri il gruppo consiliare di FdI avrebbe rinunciato a sottoscrivere un ordine del giorno della stessa maggioranza, nel quale in sostanza si ribadiva la volontà di arrivare a una fusione a tre con il mantenimento del controllo pubblico del nuovo player e che, però, non è stato presentato. Risultato: gli unici ordini del giorno sono stati quelli dell' opposizione, sette documenti di cui uno approvato, che impegna il Comune a mantenere uffici e lavoratori attuali di Aim. In ogni caso, ieri la seduta di sala Bernarda è stata (quasi) monotematica sull' ipotesi di aggregazione di Aim con Agsm e A2A, attraverso la creazione di una nuova realtà, in presenza dell' amministratore unico di Aim Gianfranco Vivian e degli advisor di Roland Berger, che nella loro relazione hanno messo nero su bianco la strategia intrapresa ora dalla multiutility. «Se perdiamo il controllo di un nostro asset come Aim senza un ritorno concreto e preciso - dichiara Otello Dalla Rosa (Pd) - rischiamo di fare un danno alla città». Dalla maggioranza sono intervenuti tutti i gruppi consiliari, tra cui Marco Zocca (Forza Italia), secondo il quale «la proposta di aggregazione con A2A guarda allo sviluppo della nostra multiutility» e il capogruppo Lega Andrea Pellizzari, che ha precisato: «Questa è la decisione principale del mandato di questa amministrazione ma la discussione è sterile, perché sembra ci sia una decisione già presa, ovvero la fusione a tre, che non metto in discussione se giusta o sbagliata. Lo vedremo. Avevo chiesto di mettere tutte le ipotesi sul tavolo ma così non è stato fatto». Vivian è entrato nel dettaglio dell' iter che è già stato avviato nelle scorse settimane per arrivare a una trattativa con Agsm e A2A: «Non stiamo svendendo Aim e uno dei criteri determinanti è che i soci pubblici saranno sempre quelli che comanderanno la nuova società». Ma sullo stesso progetto di aggregazione piomba anche il caso delle parole pronunciate dai vertici del colosso emiliano Hera, che potrebbero complicare la partita e avere anche ripercussioni di natura legale, con possibili ricorsi alla magistratura. A far discutere, infatti, sono le dichiarazioni rilasciate al «Sole 24 Ore» del presidente della multiutility emiliana, Tomaso Tommasi di Vignano, il quale ha fatto sapere che la sua società voleva essere interpellata sulla possibilità di essere protagonista dell' intesa, al posto di A2A, ed ha aggiunto che non sarebbero state «rispettate pienamente» le regole del gioco, sottolineando che le società «possono crescere anche attraverso gare pubbliche». Traduzione: per scegliere il suo partner, Aim e Agsm dovevano bandire una gara ed accettare l' offerta migliore, da chiunque fosse pervenuta. La stessa critica era arrivata da alcune parti politiche. Ma da Verona e Vicenza si era risposto che questo sarebbe un tipico caso di «infungibilità». Traduzione: la gara pubblica non è stata fatta perché A2A ha fatto una proposta che nessun' altra società può fare (ed è quindi «infungibile», ossia «insostituibile»). E la proposta in questione è quella di offrire un inceneritore per i rifiuti ad una distanza ideale dai due comuni veneti.

Gian Maria Collicelli