AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
21/11/2020 - MILANO FINANZA
Se la Pa cambia passo

contro la crisi/2La nuova definizione di default e le regole sui crediti deteriorati ora impongono un cambiamento anche sul fronte della gestione del circolante dei fornitori delle pubbliche amministrazioni
La nuova normativa sui crediti deteriorati rischia di impattare più che altrove sui fornitori della Pubblica amministrazione. Una controindicazione, se non gestita adeguatamente, dovuta anche ai privilegi di cui la Pa ha goduto finora, destinati a venire meno con l' entrata in vigore dei nuovi regolamenti. Il tema è passato finora sotto traccia anche all' interno di un dibattito più generale sui riflessi della normativa scatenato soltanto da poco, per l' allarme lanciato in commissione banche dall' amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel. Tra gli addetti ai lavori si inizia però a ragionare sui possibili impatti, in particolare per quelli sul circolante dei fornitori delle pubbliche amministrazioni. Non basta neppure la riduzione dei tempi di pagamento, che pur sta avvenendo. Nel terzo trimestre del 2020 la puntualità dei pagamenti delle Pa in Italia è migliorata del 2,9% rispetto a fine 2019 mentre sono diminuiti dello 0,5% quelli in grave ritardo ossia oltre i 30 giorni, come emerge dall' ultima rilevazione Cribis. La media è però sempre più alta rispetto a quella delle imprese italiane. Numerosi enti hanno ancora inefficienze nel processo di liquidazione. Il quadro che va delineandosi è un problema per le pmi che hanno minore accesso agli strumenti creditizi tradizionali, spiega a MF-Milano Finanza Paolo Gesa, direttore commerciale di Officine Cst, società di gestione crediti fondata e guidata da Gianpiero Oddone e presieduta da Roberto Nicastro. Il nodo si pone anche per i grandi fornitori che lavorano con più pubbliche amministrazioni e vantano fatture per decine di milioni di euro. «Non sarà più possibile vendere crediti scaduti. Occorrerà quindi cederli più velocemente, così i grandi fornitori potranno continuare a finanziare il circolante» aggiunge Gesa. Le possibilità di ottenere finanziamenti a tassi competitivi saranno riservate ai crediti correnti e per evitare di perdere la possibilità di finanziare il circolante con cessioni pro soluto dovranno ricorre a gestioni che consentano riconciliazioni e solleciti. Si tratta di un mercato, quello dei crediti della Pa, che a fine dello scorso valeva circa 50 miliardi, di cui 10 miliardi appannaggio di banche e società di factoring. Dei crediti verso la Pa del sistema finanziario il 33% è scaduto, ma escludendo la parte fisiologica, oltre il 20% (per circa 2 miliardi) presenta criticità. Il quadro si lega ai cambiamenti introdotti in Europa con la nuova definizione di default in vigore dal prossimo primo gennaio e dal cosiddetto calendar provisioning che, applicato ai finanziamenti concessi dopo il 26 aprile 2019, prevede accostamenti di capitale obbligatori sui nuovi crediti deteriorati. Con le nuove regole, spiega ancora Gesa, la Pa continuerà a essere un debitore privilegiato, ma «un po' meno». Tra i privilegi destinati a scomparire nel arco di poco più di un mese c' è quanto previsto dalla circolare 272 della Banca d' Italia che consentiva ai debitori pubblici di essere considerati «performing» anche con il pagamento di una sola fattura rispetto al montante di crediti verso una banca o una società di factoring. Nella pratica una Pa poteva avere N fatture arretrate per milioni di euro ma bastava una sola fattura pagata negli ultimi 90 giorni per far tornare la posizione in bonis. Il secondo privilegio riguarda invece una prassi consolidata, sottolinea Gesa, ossia la modalità per calcolare lo scaduto. «Oggi per la Pa si fa ricorso non alla data di scadenza della fattura ma al presunto incasso della stessa», spiega il manager, «il che vuol dire che si può acquistare da un qualunque ente pubblico anche una fattura scaduta da quattro o cinque anni, ma se stimo di incassarla tra due anni, allora passa a default dopo due anni e mezzo, ossia i due anni più i 180 giorni di arretrato». In prospettiva, secondo l' analisi di Gesa, le maglie del credito per i fornitori della Pa potrebbero diventare quindi più strette e le cessioni pro soluto riservate alle migliori Pa, lasciando a linee pro-solvendo, più costose e riservate ad aziende con qualità creditizia più alta, le amministrazioni a rischio npl. «Con una gestione proattiva, e quindi implementando l' attività di servicing, circa l' 80% o 90% delle amministrazione potrebbe comunque avere un impatto limitato. C' è un tema di gestione dei crediti, l' importante è che ci sia la volontà di farlo», sottolinea ancora Gesa. Resta un ulteriore 10% o 20%, soprattutto Enti locali, strutturalmente in deficit o dissesto, che «di fatto sono effettivamente degli npl e andranno trattati come tali». (riproduzione riservata)

ANDREA PIRA