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11/07/2020 - LA REPUBBLICA
Consiglieri in scadenza Ora l' Anticorruzione finisce a bagnomaria

Martedì terminano il mandato tutti e tre i componenti dell' Authority che non interessa più alla politica. In stallo anche l' Agcom e la Privacy
ROMA - «Sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell' Anac e del suo ruolo». Raffaele Cantone l' aveva capito, o meglio l' aveva provato sulla propria pelle quanto il clima fosse mutato con l' occupazione populista del potere. Al punto da comunicare, con la lettera in cui manifestava un garbato disappunto per la piega che avevano preso le cose, la sua uscita di scena anticipata. Era il 23 luglio del 2019. Cantone avrebbe poi lasciato materialmente l' incarico di presidente dell' Autorità anticorruzione tre mesi più tardi, a ottobre, ma da allora non è successo nulla: a dimostrazione del fatto che quel clima è rimasto lo stesso, nonostante il cambio di maggioranza? Certo, l' Anac funziona ugualmente, guidata dal consigliere facente funzioni di presidente Francesco Merloni: il quale, però, martedì 14 luglio scadrà pure lui insieme a tutti gli altri componenti, avendo l' intero consiglio completato il mandato di sei anni. A scanso di equivoci, qualche giorno fa, prima della scadenza naturale del mandato, ha annunciato la propria uscita Michele Corradino. Risultato: da cinque che erano i commissari, ora non ne rimangono che tre. Quasi scaduti compreso quello facente funzioni di presidente. E dalla politica, finora, un silenzio di tomba. Pare che la cosa non interessi a nessuno, neppure a chi della lotta alla corruzione aveva fatto una bandiera in campagna elettorale. Una situazione inconcepibile per qualunque organismo pubblico, figuriamoci per un' authority di tale rilevanza, tanto più in un momento come questo. Probabilmente a nessuno, oggi, conviene avere a che fare con un' Autorità anticorruzione su posizioni di forza. Non conviene al governo che pensa di rilanciare le opere pubbliche abolendo le gare, una misura che l' Anac ha duramente criticato. Non conviene ai furbetti che dall' abolizione assoluta delle gare per oltre metà (il 53% degli appalti pubblici è sotto i 150 mila euro) traggono benefici maleodoranti: giusto qualche settimana fa il consiglio del Comune di Maniace in provincia di Catania è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, e una delle motivazioni riguarda proprio gli affidamenti diretti di lavori pubblici. Né conviene alle lobby, bersagliate dalle scomode verità. Come l' ultima rivelata dagli uffici dell' Anticorruzione, e cioè che Autostrade per l' Italia avrebbe investito in manutenzione del viadotto Morandi la miseria di 23 mila euro l' anno. Meglio, allora, lasciare l' Anac a bagnomaria. Rispetto a quando l' Autorità di Cantone era sugli scudi al punto da diventare il parafulmine per tutte le grane, dall' Expo al Mose, decisamente il clima è cambiato. Anche le stesse forze politiche che avevano cavalcato l' operazione (il Pd) sembrano ora averne preso le distanze. Non bastasse, c' è pure il problema oggettivo della politica che non è in grado di decidere. Lo stallo non riguarda infatti soltanto l' Anac, ma pure le nomine delle altre authority come la Privacy e l' Agcom, rinviate a un paio di mesi dopo la fine dell' emergenza: se va bene a febbraio 2021. Grazie al virus una politica incapace di decidere ha così la giustificazione per continuare a non decidere. E tutto questo anche perché certe nomine hanno bisogno della ratifica parlamentare con maggioranza dei due terzi. Impossibile da ottenere per chiunque con un Parlamento così rissoso e confuso. Fino ai suoi vertici. Dice tutto il caso del Garante dell' Infanzia Filomena Albano, scaduto ormai quasi quattro mesi fa. La nomina è di competenza dei presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, che più lontani l' uno dall' altra non potrebbero essere. E quindi non si mettono d' accordo sul nome nonostante non manchino candidature con curriculum sterminati: fra queste, quella dell' avvocato dello Stato Paola Maria Zerman, padovana. La stessa Zerman che aveva in passato tentato la via della politica candidandosi con il Partito della famiglia alla Camera e un anno fa era seriamente in predicato per assumere l' incarico di presidente del Conservatorio Pollini di Padova. Nomina però sfumata. La presidenza del Conservatorio è andata recentemente a un altro avvocato padovano. Si chiama Giambattista Casellati ed è il padre del direttore d' orchestra Alvise Casellati. Ma soprattutto è il marito di Maria Elisabetta Alberti, attuale presidente del Senato. Così va il mondo ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

DI SERGIO RIZZO