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19/07/2019 - La Stampa (ed. Imperia)
Un patto tra sindaci per far restare il "privato" Iren

La via d' uscita alla crisi della società idrica tracciata dopo una riunione riservata a tre
CLAUDIO DONZELLA Un incontro ristretto e riservato tra i sindaci «che contano» in questa provincia ha tracciato il percorso per tirare fuori Rivieracqua dal pozzo di debiti e arrivare alla sospirata gestione unica del comparto idrico da Andora al confine. Un patto di cui al momento non è stato ancora informata ufficialmente la Provincia - Ente di governo dell' ambito - presieduta da Domenico Abbo (Pd), non presente alla riunione ma che sarà poi chiamata a tradurre in atti ufficiali quest' indirizzo politico. Che alla fine prevede il rientro dalla finestra del soggetto privato che doveva uscire dalla porta, visto che Rivieracqua è una società interamente pubblica, nata nel 2012 sull' onda dell' esito del referendum. Il privato in questione è il colosso Iren Spa, che oggi detiene il 48% delle quote dell' Amat di Imperia (il Comune ha il 52%) e il 49% dell' Aiga di Ventimiglia (il Comune ha il 51%): fino ad oggi è stata il problema, o uno dei problemi, e invece diventerebbe parte della soluzione. Iren è nata il primo luglio 2010 dalla fusione tra Iride, la società che nel 2006 aveva riunito Aem Torino ed Amga Genova, ed Enìa, l' azienda frutto della fusione nel 2005 tra Agac Reggio Emilia, Amps Parma e Tesa Piacenza. Ha la sua sede principale a Reggio Emilia, conta 6226 dipendenti e ha un fatturato di 3,7 miliardi di euro (dati del 2017). Tornando all' incontro, i protagonisti sono i sindaci, nonché consiglieri provinciali, Alberto Biancheri (Sanremo), Claudio Scajola (Imperia) e Mario Conio (Taggia); era invitato anche Gaetano Scullino (Ventimiglia), ma non ha partecipato, e c' era un rappresentate di Rivieracqua. I tre amministratori comunali si sono ritrovati d' accordo nel ritenere che Rivieracqua non potrà mai uscire dal baratro con le sue sole forze, e affrontare il costo di acquisizione di Amat, che parte da 22-23 milioni e potrebbe scendere al massimo a 16-17. Non si tratta soltanto di trovare le risorse per condurre in porto il concordato preventivo, ma anche di arrivare progressivamente al pareggio di bilancio, con un piano di aumenti tariffari già preventivato fino al 2023 - e per chi oggi paga poco l' acqua sarà una bella stangata - e a gestire tutto l' ambito idrico con relativi investimenti. Ed è qui che entra in scena Iren, che non difetta certo di risorse economiche. Visto che è stata avviata la trasformazione di Rivieraqua in Spa, l' acquisizione di Amat verrebbe pagata in azioni, e porterebbe dentro la stessa Rivieracqua non solo il Comune di Imperia ma anche appunto Iren. Per questo ci vorrà però una legge speciale della Regione, e a breve è previsto un incontro con il presidente Toti, sfruttando un articolo della legge Madia che consente l' ingresso di operatori privati in una società come Rivieracqua, nella misura massima del 20%, che però a livello operativo costituirà una belle fetta di potere, anche se i promotori dell' operazione assicurano che la governance sarà pubblica. Tra l' altro, in Iren gli amministratori imperiesi ritroveranno una vecchia conoscenza del mondo politico-manageriale del Ponente, il sanremese Giuseppe Argirò, già ai vertici di Confindustria Imperia, della Porto di Imperia Spa e di Area 24 (con code polemiche, da lui ritenute strumentali, che hanno contribuito a fargli decidere di proseguire la sua carriere altrove). Dopo un' esperienza all' Acea di Roma, è ora diventato direttore dei progetti strategici del gruppo Iren, investimenti industriali compresi.- c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI retroscena.

CLAUDIO DONZELLA;