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02/12/2019 - La Verità
«Nessun politico è intenzionato a sopprimere i pachidermi di Stato»

l' intervistaroberto perotti
L' economista chiamato nel 2014 a sfrondare le società pubbliche spiega il flop della spending review di Renzi «I miei dossier si sono arenati alla fase pre operativa. Lo spreco peggiore? Gli stipendi degli ambasciatori»
«Alcuni enti mi sembravano non solo inutili ma addirittura dannosi. Su alcuni non sono riuscito a rompere la cortina di silenzio. Il Cnel? Un residuo preistorico e ridicolo. Se scomparisse nessuno se ne accorgerebbe». L' economista Roberto Perotti è uno dei tecnici chiamati da Palazzo Chigi dall' ex premier Matteo Renzi per far luce sul buco nero della spesa pubblica, in tandem con il deputato Pd Yoram Gutgeld. Il suo mandato dura poco più di un anno (settembre 2014-dicembre 2015). Dopo settimane di maretta con Renzi, lascia. Cosa accadde?«Ero consigliere economico del premier. È stata un' esperienza "normale". Rapporti umani normali, anche cordiali con molte persone. Non posso dire di avere incontrato ostacoli, anche perché non sono mai arrivato ad una fase in cui potessi essere considerato una minaccia per qualche persona o organizzazione o ente. Mi piacerebbe poter dire altrimenti, ma ero decisamente fuori dai nodi decisionali».Chi resisteva ai tagli?«Di fatto mi sono occupato soprattutto di raccolta dati, sulla base dei quali traevo conclusioni che affidavo a dei dossier; ma in termini di tempo la raccolta dati era preponderante. Oltre non sono mai riuscito ad andare. Moltissimi dati sono online, se uno vuole li trova, quindi c' erano pochi ostacoli da frapporre. Altri li chiedevo ai ministeri. Alcuni hanno collaborato lealmente, altri meno, come la Farnesina. Ma questo non mi ha sorpreso perché in passato avevo criticato le remunerazioni, a mio avviso, molto alte, dei nostri ambasciatori». Perché lasciò l' incarico?«Mi ero accorto che le priorità erano cambiate, e il mio lavoro non era più una priorità, ammesso e non concesso che lo fosse mai stata. È una decisione politica che ancora adesso rispetto, forse al posto dei politici in quella situazione avrei fatto lo stesso, ma non avevo voglia di rimanere a Roma a girarmi i pollici».A che punto era arrivato nel suo lavoro?«Avevo prodotto molti dossier su ministeri, enti pubblici, aziende di Stato, remunerazioni, istituzioni politiche, spese fiscali... Nessuno è mai arrivato però a una fase nemmeno pre operativa».I predecessori le avevano lasciato i loro report o ha cominciato da capo? «In alcuni casi ho utilizzato il lavoro di Carlo Cottarelli e del suo staff, anche se loro dipendevano dal Mef e io dalla presidenza del Consiglio. Strettamente parlando non avevamo predecessori».Non le sembra assurdo che un tema come questo non sia ancora stato risolto?«Sì e no. A me sembrano troppo alte le remunerazioni degli ambasciatori, loro probabilmente ritengono che i professori universitari, come me, servano a poco o niente. Non ci sono criteri oggettivi. Anche se certe situazioni sono più estreme e assurde di altre. E in alcuni casi i raffronti internazionali parlano chiaro». Altri enti da eliminare? «Non ci sono criteri oggettivi. Non c' è una lista condivisa da tutti: se ci fosse sarebbe tutto più semplice. Personalmente trovo difficile trovare una qualsiasi ratio in certi intrecci diabolici di partecipazioni di Comuni o Regioni. Allo stesso tempo alcuni enti a me sembravano non solo inutili ma dannosi, eppure altri avevano idee molto diverse. Sentivo molti dirigenti o funzionari che privatamente ammettevano che l' ente in cui lavoravano aveva miriadi di problemi, ma si guardavano bene dal fare alcunché di tangibile per migliorare la situazione, alcune volte per quieto vivere, altre volte perché non avevano la capacità. E quando qualcuno è intervenuto, spesso ha peggiorato la situazione, perché sottoposto a veti incrociati o anche per mera incompetenza o superficialità. Si pensi alle province: difficile fare una riforma più assurda. A Roma mi divertivo a chiedere a ogni politico che incontravo: "Ma allora le province sono state abolite o no?". Non ne ho mai incontrato uno che sapesse darmi una risposta precisa». Perché certi enti sono dannosi? «Perché creano un sottobosco dove si incrociano politica e impresa. Per esempio, molti imprenditori invece di lavorare nell' innovazione perdono il loro tempo a inseguire i soldi dei fondi strutturali europei». Il caso del Cnel. Un ente che sembra avere sette vite. «Penso che se venisse obliterato dalla faccia della terra, nessuno se ne accorgerebbe, eccetto chi ci lavora e ci andrebbe di mezzo incolpevolmente, e i suoi membri, molti dei quali si fanno ancora oggi inspiegabilmente vanto di appartenere a un ente obsoleto e ridicolo. Sfido chiunque a citarmi una pubblicazione, un convegno, un evento del Cnel che abbia avuto un qualche impatto. Il Cnel è un residuo preistorico, un fossile ammuffito, uno scandalo. Fortunatamente è uno scandalo molto piccolo, oggi ci costa poche centinaia di migliaia di euro».Per liquidare un ente c' è un problema burocratico?«Il problema è a monte: bisogna prima voler liquidare un ente ».Laura Della Pasqua.