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02/12/2019 - La Verità
Giovanni Toti «Ora bruciamo il Codice degli appalti»

Il governatore ligure: «Servono nuove infrastrutture e un piano di rammendo, ma la politica s' è legata le mani. Le concessioni? Si sono fatte troppe chiacchiere. La priorità è garantire investimenti e controlli»
Giovanni Toti è reduce da una settimana di passione nella Liguria flagellata dal maltempo, dal crollo del viadotto sull' A6 e dalle inchieste sullo stato di usura dei ponti sull' A26. Venerdì, il governatore, che ha sollecitato allo Stato il riconoscimento di 450 milioni di danni, ha incontrato Sergio Mattarella: «Con lui ormai abbiamo una certa facilità di dialogo».Cosa ha chiesto al presidente?«Strumenti di legge e risorse per evitare che ogni anno si ripropongano gli stessi problemi».Il maltempo in effetti mette sempre in ginocchio la Regione. Lei è commissario per il dissesto idrogeologico. Come ha agito?«Ho esaurito quest' anno un piano d' investimenti da 500 milioni e ne ho già programmato un altro da 278 milioni in tre anni».Sulle autostrade non ha poteri?«Quella è potestà del governo».Lei li vorrebbe?«Era il primo punto della nostra richiesta di autonomia differenziata. Abbiamo anche proposto al Mit e ad Autostrade di far accedere un nostro advisor indipendente, della società di certificazione Rina, alle fasi di controllo».Risposta?«Autostrade ha accettato. Dal Mit non ho notizie».No?«C' è solo un accordo su base volontaria».Cosa è successo sull' A6?«A prima vista appare un caso diverso dagli altri».Solo colpa della frana?«Sì è staccata una porzione di monte non segnalato nelle mappe regionali del rischio idrogeologico. È stato un evento inaspettato».Dopo l' apertura dei fascicoli sull' A26 pare che anche il Pd si sia convinto della necessità di rivedere le concessioni. Lei aveva messo in guardia sulle insidie delle revoche frettolose...«Io metto in guardia dal rischio che la battaglia sulle concessioni paralizzi gli investimenti e crei incertezza nel diritto. Tutte cose puntualmente accadute».C' è stata solo demagogia?«Dopo un anno e quattro mesi la concessione non è stata ritirata, i viadotti non sono stati controllati, tanto che la Procura di Genova ha agito in supplenza del Mit, minacciando sequestri».Rivedrebbe o no le concessioni?«Io sono stufo di chiacchiere e velleità. Tra pochi mesi sarà pronto il nuovo ponte di Genova. Vorremo sapere a chi dobbiamo riconsegnarlo. L' abbiamo detto pure a Mattarella».Che cosa?«Che le istituzioni locali liguri sono neutrali rispetto al tema delle concessioni. Al governo chiediamo controlli e certezza sugli investimenti».Certezze oggi non ne avete?«L' ex ministro, Danilo Toninelli, all' indomani della tragedia del Morandi, aveva promesso decine di tecnici da impiegare in un' agenzia di controllo delle infrastrutture».L' agenzia non c' è ancora?«C' è solo il direttore».Ah.«Perciò la mia guerra è alla velleità. Non è una difesa di Autostrade, di cui m' importa pochissimo, né degli altri concessionari».Però dei paradossi ci sono: i legali di Aspi sostengono che se pure la società fosse inadempiente, spetterebbe comunque a lei effettuare i lavori non svolti. Che si fa?«Si agisca per via legislativa».I grillini ora rilanciano la battaglia contro i concessionari, ma quando era in piedi l' ipotesi Atlantia nella cordata per Alitalia, pareva avessero deposto le armi...«Nella migliore delle ipotesi i grillini sono stati inconcludenti: dopo oltre un anno di grida manzoniane, la situazione è ancora quella dell' agosto 2018. Un anno ad additare nemici pubblici senza prendere provvedimenti concreti».Nella peggiore delle ipotesi?«Nella peggiore c' è stato anche il tentativo di scambi innominabili tra un sostegno finanziario a un' operazione su cui il governo rischia di annegare e il mantenimento della concessione».Sul Corriere, Renzo Piano ha detto che all' Italia serve un Grande rammendo. Che ci voglia un piano di opere pubbliche è evidente, ma i soldi?«I soldi ci sono!».Ci sono?«Non dico che ne abbiamo d' avanzo, ma a sufficienza sì».E allora?«Non si riescono a spendere».Perché? Bloccano tutto le indagini della magistratura?«La politica, ancor prima della magistratura, che qui sta svolgendo un egregio lavoro di supplenza, si lega le mani in una specie di spirale tafazziana».A che allude?«Ai vari Codici degli appalti, sempre più complicati...».Lo modificherebbe il Codice degli appalti?«Ma io lo brucerei!».Lo brucerebbe?«In piazza, come simbolo dell' immobilismo di questo Paese. Anche se non è solo colpa del Codice degli appalti».E di che altro?«Io ho detto provocatoriamente che servirebbe uno scudo penale alla Arcelor Mittal per tutti quelli che si muovono nel campo delle opere pubbliche. Andrebbero rivisti pure il diritto fallimentare, che blocca cantieri per anni, il sistema dei ricorsi al Tar delle imprese...».Dice?«Se in questi anni tutte le imprese di costruzione sono fallite, la politica dovrebbe farsi due domande. Erano tutti imprenditori ciucci?».In Liguria quali sono le priorità?«Ci servono due piani».Quali?«Un piano, appunto, di rammendo delle infrastrutture che già abbiamo, dalle autostrade, alle statali, ai binari delle ferrovie, alle dighe dei porti».E poi?«Bisogna farne di nuove».Di nuove?«Potranno verificarsi altre frane in futuro: che vuole, il buon Dio ha fatto questa terra così».Quindi?«Se avessimo più strade, più autostrade, più ferrovie più binari, avremmo alternative percorribili. E questo è un discorso che vale per tutto il Paese, non solo per la Liguria».Cambiamo argomento.«Va bene».Giancarlo Giorgetti s' è convinto che il governo durerà fino a fine legislatura. Che ne pensa?«La forza di questo governo è la somma delle debolezze delle sue componenti. Un po' come in algebra, quando due meno diventano un più».Dunque i giallorossi durano?«Visto che il loro unico scopo è evitare che un centrodestra trainato dai muscoli salviniani vinca a mani basse le elezioni...».Mandarci al voto non sarebbe un lodevole esercizio di democrazia?«Sì, ma lei ha mai visto i tacchini correre incontro al Natale felici?».Ah ah ah... Bella questa.«Quelli colti direbbero che siamo in una democrazia parlamentare. Finché queste due forze politiche mantengono la maggioranza in Aula...».Il governo terrebbe anche se Pd e 5 stelle perdessero le elezioni in Emilia Romagna?«Soprattutto se le perdessero».Ma allora non si è un po' pentito di aver fondato Cambiamo? Se il voto si allontana, rischia l' isolamento politico.«Al contrario. Il nostro lavoro non era di andare alle elezioni con un triplo carpiato per prendere 20 parlamentari».E qual era?«Rivitalizzare l' area moderata, che tifa per il centrodestra ma ormai lo guarda da lontano, perché non è fatta di cooptati e raccomandati e perciò sta fuori dal Parlamento».Lei ha detto che aspira a essere la sinistra del centrodestra.«Noi siamo quel pezzo di centrodestra liberale, riformista, financo socialista - io stesso provengo da quella tradizione».Ma dove la vede una domanda politica moderata?«Io credo che serva un' offerta politica di questo tipo».L' offerta creerà la domanda?«Sì, perché quest' offerta è necessaria a dare equilibrio al centrodestra».Equilibrio?«Moneta cattiva ha scacciato moneta buona: in politica oggi trionfano le semplificazioni eccessive, inconciliabili con il buongoverno».Essere semplici è necessario.«Certo, ben vengano le semplificazioni per far capire le cose alla gente. Ma poi servono cultura di governo, capacità di mediazione, studio dei dossier».Mara Carfagna vuole guidare la transizione di Forza Italia verso Matteo Renzi?«Mi pare - e me ne spiaccio - che ora Renzi abbia problemi più seri che sapere cosa farà la Carfagna. Pure lui è rimasto in parte vittima di sé stesso».In che senso?«È stato il protopopulista di questo Paese. È vittima di un giudizio semplificato sul rapporto tra giustizia e politica che pure lui aveva utilizzato a suo favore».Che giudizio?«Espressioni tipo "marcire in galera", "buttare via la chiave"... Ne sono preda anche alcuni nel centrodestra».I dem temono che Luigi Di Maio stia creando a bella posta tensioni nel governo. Per lei esiste ancora un canale tra lui e Matteo Salvini?«Non so dirlo, ma sarebbe suicida per entrambi».Perché?«Non mi pare che il passato governo abbia brillato. Le cito Albert Einstein...».Citi.«Aspettarsi di ottenere un risultato diverso compiendo la stessa azione è qualcosa che somiglia alla follia».

alessandro rico