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in collaborazione con P. Review

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14/06/2018 - La Stampa
Raggi sotto assedio: trema il Campidoglio

Indagato Ferrara, capogruppo 5S al Consiglio comunale. Nel mirino degli ortodossi anche l' ala legata alla Lombardi
Lo scandalo dello stadio di Roma esplode tra le mani di Virginia Raggi. Per dare il via alla sua costruzione la sindaca ha distrutto il Movimento 5 stelle romano, rotto i ponti con gli attivisti e fatto espellere la consigliera comunale M5S Cristina Grancio. Ma oggi, per quelle decisioni, frana anche un pezzo del suo Campidoglio, con il capogruppo M5S Paolo Ferrara finito nel registro degli indagati insieme all' assessore allo Sport del X municipio, in quota M5S, Giampaolo Gola. Per uno strano volere del destino, è intorno all' acerrima nemica di Raggi, Roberta Lombardi e ai suoi fedelissimi in Campidoglio che le indagini dei magistrati muovono i primi passi. Lombardi, da strenua oppositrice dello stadio della Roma, definito una «colata di cemento», improvvisamente entra in un monacale silenzio. I suoi uomini in Campidoglio, il presidente dell' assemblea capitolina Marcello De Vito e il capogruppo di maggioranza Paolo Ferrara, secondo la ricostruzione dell' inchiesta l' avrebbero contattata, chiedendole di fermare gli attacchi. C' è stata la svolta, lo stadio si fa. Un cambio di direzione che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato dettato da un possibile aiuto del costruttore Parnasi in vista della campagna elettorale per il X municipio, quello di Ostia in uscita dal commissariamento per mafia. Ferrara, intanto, si auto-sospende dal Movimento con un post su Facebook: «Chi ha sbagliato pagherà - scrive - Io sono sereno ed estraneo alla vicenda perché non ho nulla da nascondere. Ho fiducia nella magistratura e spero che si faccia chiarezza al più presto. Ho deciso di autosospendermi dal M5S. Avanti a testa alta». Nella vicenda, è bene sottolinearlo, «non sono implicati né Raggi né l' As Roma», hanno precisato gli inquirenti. Ma la sindaca è sempre più isolata. Nessuno, a livello nazionale, vuole più avere a che fare con Roma. E le ragioni sono evidenti. Beppe Grillo ormai è distante, impegnato nei suoi spettacoli e sempre più slegato dalle questioni strettamente politiche del Movimento. Anche la squadra di parlamentari che un tempo correva in aiuto dei comuni M5S in difficoltà, composta da Fraccaro, Di Maio e Bonafede, non esiste più. Sono tutti diventati ministri e «per ora non c' è stato un ricambio», fa sapere Bonafede, neoministro della Giustizia. Questa volta, quindi, la giunta potrebbe non reggere: indebolita dagli scandali, dalle continue dimissioni degli assessori e, ormai, falcidiata anche dalle vicende giudiziarie. Prima Raffaele Marra, il braccio destro di Raggi, arrestato per corruzione, ora Luca Lanzalone, portato dalla sindaca alla presidenza di Acea (il colosso dell' energia da 2,8 miliardi di euro di fatturato) e anche lui arrestato per corruzione. Con un processo in arrivo tra una settimana per Virginia Raggi, con l' accusa di falso. Qualcuno potrebbe iniziare a pensare - come già dicono in Parlamento - che «tenersi Roma porta solo guai». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

FEDERICO CAPURSO