AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
08/11/2019 - Il Sole 24 Ore
Cantone: per Anac troppe competenze dal codice appalti

ILBILANCIO DI5 ANNI
Severino: «L' autorità anticorruzione un modello anche per l' estero»
Un eccesso di competenze per Anac. «Avremmo dovuto spiegare che non potevamo occuparci sia di regolazione sia di vigilanza, ma svolgere solo quest' ultima. Un errore strategico che abbiamo pagato nel tempo», assicura Raffaele Cantone. Nel tratteggiare i cinque anni di suo mandato alla presidenza dell' Autorità Anticorruzione, ha illustrato i successi senza però lesinare critiche, a partire dal Codice degli appalti, per finire a chi «in questi anni ci ha attaccato». Il palco su cui ha illustrato il bilancio della sua gestione di Anac è stata l' Università Luiss Guido Carli di Roma, che ha ospitato la sua lectio magistralis a cui hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell' Interno Luciana Lamorgese, la rappresentante speciale del presidente in esercizio Osce per la lotta alla corruzione e vice presidente della Luiss, Paola Severino, il rettore dell' Ateneo, Andrea Prencipe, e il dg Giovanni Lo Storto. «L' esperienza dell' Anac è stata più che positiva», ha spiegato Cantone. Nei fatti gli ultimi numeri aggiornati tratteggiano una serie di interventi: 41 appalti commissariati per corruzione (fra i principali Expo 2015, Mose di Venezia, consorzio Cociv nell' alta velocità Milano-Genova, appalti Ama affidati al Cns-Consorzio nazionale servizi e Cara di Mineo), oltre 2mila segnalazioni di whistleblowing ricevute (solo nei primi nove mesi del 2019 sono state 706, con una media di due denunce al giorno), senza contare gli 83 protocolli di vigilanza sottoscritti con pubbliche amministrazioni. Eppure qualcosa non è andato per il verso giusto. «Quando è stato varato il codice appalti del 2016 - ha detto Cantone - abbiamo sbagliato a non dire con chiarezza che ci erano stati assegnati troppi poteri. Avremmo dovuto spiegare che non potevamo occuparci insieme di regolazione e vigilanza. E che avremmo dovuto svolgere solo quest' ultimo ruolo. È stato un errore strategico che abbiamo pagato nel tempo». Poi l' affondo: «Qualcuno diceva "aboliamo l' Anac, contro la corruzione serve il buonsenso (il leghista Armando Siri, ndr)". In questi anni abbiamo subìto attacchi da ambienti e contesti che avremmo dovuto considerare dalla parte nostra». Anac rappresenta «un modello nella lotta alla corruzione», dice Severino. «All' estero - spiega - siamo considerati un paese che non solo ha combattuto la corruzione, come anche la mafia e le grandi organizzazioni criminali, ma anche come un paese che ha saputo creare istituzioni come l' Anac che riescono a intervenire sulla corruzione anche prima che nasca. Prevenire dà dei vantaggi molto maggiori». Secondo Severino «abbiamo dei magistrati che da Mani Pulite in poi sulla corruzione hanno fatto pulizia. Ci sono paesi che nascondono la polvere sotto il tappeto. L' Italia non è tra questi». L' ex ministro della Giustizia col governo Monti ritiene che «non c' è altro da fare a livello di normativa» contro la corruzione, ma è necessario «cambiare la cultura, partire dalle scuole, insegnare la legalità ai ragazzi, spiegare che la corruzione non è una scorciatoia ma un modo per fare concorrenza sleale. E questo lo dobbiamo dire anche alle imprese». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Ivan Cimmarusti