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11/01/2019 - Il Resto del Carlino (ed. Reggio Emilia)
Iren, gioco di scacchi. Genova passa in testa

Reggio penalizzata dalla vendita delle quote torinesi. A rischio la conferma di Rocchi
di DANIELE PETRONE QUANTO vogliono contare Reggio e l' Emilia nel gruppo Iren? Una domanda che nel 2019 rintocca come una campana e che assume i contorni di una vera e propria sfida. A proiettarla è la luce della Lanterna, simbolo di Genova. Il capoluogo ligure è infatti diventato prima di Natale il maggior azionista della multiutility quotata in borsa. Lo ha fatto con un' operazione finanziaria intelligente, in puro stile 'genovese': tramite Fsu, la holding che gestisce per conto di Genova le azioni Iren, ha acquistato per 70,4 milioni (ma praticamente senza sborsare quasi nulla calcolando interessi e utili) il 2,5% del pacchetto che Torino aveva messo in vendita (avendo bisogno di soldi visto anche il debito di oltre 200 milioni nei confronti proprio di Iren) tramite la sua holding Fct. Risultato finale che segna il sorpasso in classifica: Genova detiene il 18,85% e Torino scende al 13,80%, superata quest' ultima anche dall' Emilia se mettiamo insieme Reggio (6,67%), i comuni azionisti della nostra provincia (5,44%), Parma (3,16%) e Piacenza (1,52%). IL PATTO emiliano è nato proprio per contrastare il potere all' interno del gruppo spostato sull' asse Genova-Torino. Peccato però che il tavolo tra tutti i sindaci negli ultimi tre anni non sia mai stato convocato e dunque non esista neppure un coordinatore eletto (l' ultimo rappresentante dei comuni azionisti reggiani è stato Alessio Mammi, attuale sindaco di Scandiano). E chi decide? La partita la sta giocando, praticamente da solo, il sindaco Luca Vecchi, che rappresenta il maggior azionista dell' area emiliana. Assieme al collega di Parma, Federico Pizzarotti, con cui vige un rapporto di stima. E per questo molti primi cittadini dei comuni minori storcono il naso. Tensioni figlie anche di alcune scelte politiche recenti come le nomine della nuova product line Iren smart solution: l' amministratore delegato Paolo Bonaretti e il presidente Ettore Rocchi (nonché vicepresidente di tutto il gruppo Iren), entrambi uomini di Graziano Delrio. Decisi non proprio in armonia da Vecchi. LA PARTITA ora si fa molto interessante. Gennaio sarà un mese cruciale e altrettanto il primo semestre 2019. Verranno infatti sottoposti al voto dei consigli comunali diversi cambi statutari. Tra questi vi è l' allargamento del cda da 13 a 15 membri (entreranno infatti uno o due rappresentanti di La Spezia vista l' acquisizione di Acam, che rafforza strategicamente la leadership ligure e di Genova) e l' aumento dei sindaci del collegio revisore da tre a cinque. Nella sostanza non cambia granché e molto probabilmente le maggioranze dei vari consigli approveranno le modifiche. Ma gli equilibri politici cambiano eccome. Ed è qui che si gioca la partita. A maggio infatti sarà rinnovato il cda. La triade dirigenziale viene nominata dai tre comuni maggiori azionisti, Genova, Torino e Reggio, mentre per gli altri componenti si va al voto. E se i tre sindaci Marco Bucci, Chiara Appendino e Luca Vecchi - di tre partiti diversi, rispettivamente centrodestra, 5 Stelle e Pd - non dovessero mettersi d' accordo armoniosamente, sarà colui che detiene le quote maggiori a poter indicare uno dei tre. Questo dice la nuova clausola inserita nel patto parasociale in votazione nei consigli comunali (Genova ha già approvato, ovviamente). Bucci quindi potrebbe scegliere di indicare uno tra amministratore delegato, presidente o vicepresidente facendo saltare il banco. Ecco perché Ettore Rocchi ora trema. Potrebbe essere lui l' epurato eccellente del prossimo cda. Tant' è che secondo i ben informati, lui stesso sarebbe contrario all' allargamento del cda. Per questo Vecchi starebbe facendo da mediatore coi colleghi Bucci e Appendino, al fine di trovare un accordo che per i mercati e per la borsa sarebbe la miglior soluzione auspicata. TORNA dunque in auge la domanda iniziale. Quanto vuole contare Reggio in Iren? Per questo diversi sindaci reggiani avevano proposto tempo fa la costituzione di una finanziaria - proprio come Genova e Torino - che gestisca le operazioni ed evitare così anche quel naturale conflitto d' interesse che mette in difficoltà gli stessi sindaci: da una parte azionisti e dunque con dividendi che fanno gola a tutti come tesoretto da utilizzare ogni anno, dall' altra avere le migliori tariffe possibili per i cittadini. Come la Tari per esempio. E a proposito di rifiuti, l' anno prossimo ci sarà la gara per il servizio. E l' esito in favore di Iren non è scontatissimo. Nel settore ci sono colossi, soprattutto spagnoli, molto competitivi. E se dovesse essere un' altra multiutility ad accaparrarsi l' appalto, sarebbero dolori in fatto di perdite, ma soprattutto metterebbe a repentaglio il piano industriale. Ecco perché tanti sindaci reggiani vorrebbero rafforzare e assicurare la propria posizione. E chissà se saranno in grado di ascoltare il suono della campana.