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Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

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14/06/2018 - La Repubblica
La sindaca infuriata "Non scelsi io Lanzalone"

La giornata più lunga
Raggi fa il bilancio dei primi due anni davanti alla stampa estera Le promesse: dai bus turistici fuori dal centro alle strade da riparare
E pensare che la giornata era cominciata con una conferenza alla Stampa estera per rilanciare l' immagine della capitale al di là dei confini nazionali a due anni dal suo trionfo elettorale. Fuori trema tutta la città, dentro Virginia Raggi parla di «start-up city», di una capitale «che sappia dialogare con le altre città europee», di «un governo amico che ci permetterà di realizzare i punti del nostro programma» ma anche di una «Roma che non è più ladrona». Quando arriva la domanda sull' inchiesta che ha coinvolto Luca Lanzalone (il braccio destro inviato a Roma dal M5S dopo l' arresto di Raffaele Marra) e Paolo Ferrara (capogruppo 5S in Comune), lei risponde: «Chi ha sbagliato pagherà». Per il resto del giorno si chiude nel silenzio, nel fortino di Palazzo Senatorio dove a pomeriggio, dopo un passaggio dal neo ministro dell' Ambiente Sergio Costa, incontra la sua maggioranza. E lì, insieme ai suoi consiglieri spaesati, di nuovo colti di sorpresa come all' epoca dell' arresto di Marra, la sindaca alza la voce. Per dire che «Lanzalone non l' ho scelto io». Non arriva a dire, come si ironizza sui social, che «era uno dei 5.000 dipendenti di Acea», come disse del suo ex vicecapo di gabinetto arrestato nel dicembre 2016. Ma è furibonda con i big del Movimento che, proprio dopo quei fatti, le affiancarono i "tutor", Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. I due oggi sono stati promossi al rango di ministri (Guardasigilli il primo, ai Rapporti col Parlamento il secondo) ma è con loro che Raggi se la prende. Con Bonafede, soprattutto, indicato come l' uomo che portò in Campidoglio l' avvocato genovese che, dalla gestione del dossier stadio venne poi piazzato sulla poltrona di presidente di Acea. Ma il ministro della Giustizia non è l' unico sponsor di Lanzalone: nel corso della riunione vengono tirati in ballo anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e e l' allora suo assessore Gianni Lemmetti - oggi titolare dei conti del Campidoglio - che con l' avvocato avevano lavorato ai tempi del concordato Aamps, la municipalizzata dei rifiuti. «Quando è arrivato a Roma era segnalato da quei due», dicono anche i consiglieri. Che tengono fuori dal redde rationem Beppe Grillo e Davide Casaleggio e allo stesso tempo tremano: «Lanzalone aveva messo le mani su decine di nostri dossier». Alla riunione partecipa anche Ferrara, ex capogruppo autosospeso (l' erede sarà Giuliano Pacetti) che nega qualsiasi coinvolgimento: «Non esiste nessun progetto di riqualificazione del litorale di Ostia. Chiederò di farmi interrogare», dice lui. Ora saranno i probiviri M5S a vagliare la sua posizione. Intanto sulla graticola, però, c' è soprattutto la Raggi. Deve uscire dalla bufera. Difficile che ci riesca puntando sulle cose fatte e da fare, citando «i bus turistici fuori dal centro», il prolungamento della Metro C o il miliardo e 250 milioni che servirebbe «per rifare tutte le strade della città». «Faccio le cose giuste, non per avere consenso», dice fiera. Ma, stavolta, per risollevarsi da questa batosta non basterà un post su Facebook. Anche perché in vista ci sono il parere della procura su Atac e il processo per falso. Si decide tutto a giugno. © RIPRODUZIONE RISERVATA Alla Stampa Estera La sindaca ieri alla conferenza alla Stampa Estera Col presidente di Acea Virginia Raggi con Luca Lanzalone Col patron della Roma La visita in Campidoglio di James Pallotta.

LORENZO D' ALBERGO MAURO FAVALE