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11/01/2019 - La Repubblica (ed. Torino)
Iren, i sindacati a Appendino " Torino non venda altre quote"

La polemica
Cgil, Cisl e Uil: col ridimensionamento crollerebbero gli investimenti in Piemonte
I sindacati battono un colpo sul parziale disimpegno del Comune di Torino in Iren. Soprattutto, si dicono « preoccupati e contrariati » dalla possibilità che la città possa vendere ancora altre quote della multiutility. Fino a un mese fa Palazzo Civico aveva il 16,8 per cento della società, proprio come il Comune di Genova. Poi ha venduto un 2,5 per cento sul mercato e in contemporanea il socio ligure ha acquistato una quota identica. Ma la sindaca Chiara Appendino è pronta a scendere ancora. Il Consiglio comunale le ha dato mandato di vendere fino al 5 per cento e la giunta potrebbe percorrere questa strada per incassare almeno una parte di quei 20 milioni di risorse che non arriveranno più dallo Stato a causa di quanto previsto dalla manovra. « La vendita di ulteriori quote minerebbe irreversibilmente il permanere di una maggioranza pubblica nella proprietà del gruppo Iren. Ed anche nel caso di un improbabile riacquisto da parte di altri enti pubblici, l' operazione sposterebbe comunque gli equilibri di potere all' interno della multiutility a danno della Città di Torino», accusano in una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil. I tre sindacati fanno notare che la cessione garantirebbe una " una tantum" che però «non compenserebbe gli introiti provenienti dai futuri dividendi » , anche perché in questo momento il titolo di Iren è piuttosto svalutato. Ma Cgil, Cisl e Uil temono pure altri effetti negativi: « Il ridimensionamento degli investimenti in Piemonte, pari a circa un miliardo da qui al 2023; il rallentamento degli investimenti nel comparto dell' igiene ambientale ( Amiat e Trm a Torino, Seta su Settimo- Chivasso); il rallentamento dell' estensione del teleriscaldamento dell' area metropolitana » , elencano le tre sigle. Che aggiungono: «È chiaro che così si sposterebbero gli equilibri interni ». Questa è la vera partita che si sta giocando in queste ore. Finora Iren era stata controllata in modo paritetico da Torino, che indicava il presidente (l' attuale è Paolo Peveraro), da Genova, che sceglieva l' amministratore delegato, e da Reggio Emilia, che poteva contare sulla vicepresidenza. Oggi invece la Città della Lanterna ha il 18,85 per cento, quella della Mole ha il 13,8. Dunque il socio piemontese avrà meno voce di un tempo all' assemblea che in primavera rinnoverà il consiglio d' amministrazione e le massime cariche di Iren. E se Torino vendesse ancora, il divario aumenterebbe. Il controllo dell' azienda verrà definito, come già in passato, da un patto di sindacato sottoscritto dalle tre città. L' agenzia Radiocor ha letto una bozza di accordo in cui è presente una clausola in base alla quale se per la nomina di presidente, vicepresidente e amministratore delegato non si dovesse giungere a un accordo, sarà il sindaco con la partecipazione più alta al 31 dicembre ad avere la precedenza sugli altri. Insomma, se il testo rimanesse questo sarebbe Genova ad avere il boccino in mano. Il nuovo patto di sindacato dovrà essere approvato da un' assemblea straordinaria a fine febbraio. Prima di allora, ossia entro fine mese, sarà discusso dal Consiglio comunale di Torino, con l' opposizione che ha già promesso battaglia. Per Palazzo Civico, dunque, la situazione è già complicata di per sé. Ed è anche per questo che Cgil, Cisl e Uil invitano Palazzo Civico a non cedere ulteriori quote di Iren. Secondo i sindacati le ripercussioni potrebbero avere un raggio molto ampio: « La modifica degli assetti azionari sarebbe un disincentivo a tutte le forme di sponsorizzazione delle attività culturali di Torino e persino delle attività sportive » , dicono le tre sigle, che invitano la sindaca Appendino a non vendere altre azioni perché «il danno che una simile operazione porterebbe al territorio torinese sarebbe gravissimo». © RIPRODUZIONE RISERVATA In bilico anche i vertici Nel caso di mancato accordo sulle nomine deciderebbe il sindaco con più partecipazioni Al vertice Paolo Peveraro, presidente di Iren.

STEFANO PAROLA