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in collaborazione con P. Review

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09/11/2018 - Corriere della Sera (ed. Brescia)
Le tariffe cresceranno, ma a Brescia costi contenuti

Il report di Utilitalia: raddoppiati gli investimenti dei gestori
Sia che vincano i «no» al referendum, sia che prevalgano i «sì», la tariffa delle bollette crescerà. Ed è già successo: dieci anni fa un metro cubo d' acqua distribuito da A2A Ciclo idrico costava 1,11 euro e poi, anno dopo anno, è arrivato agli attuali 2,02 euro; stessa cosa per Garda Uno, da 1,19 euro al metro cubo agli 1,84. Anche AoB2 (confluita in Acque bresciane come Garda Uno) oggi distribuisce acqua a 1,92 euro. Ma se i prezzi crescono è perché c' è stata un' impennata negli investimenti in tubazioni, depuratori e fognature: negli ultimi quattro anni A2A ha raddoppiato il capitale investito - da 20 a quasi 40 milioni - allo stesso modo si è comportata Acque Bresciane, che nel 2016 spendeva per nuove infrastrutture 11,7 milioni e quest' anno è arrivata a oltre 35 milioni. Sono numeri che emergono da un report di Utilitalia, federazione che rappresenta e riunisce oltre 450 imprese italiane, impegnate nei servizi di gestione di acqua, rifiuti, gas ed energia elettrica. Nel bresciano ci sono tubazioni che perdono dal 20% al 50% dell' acqua distribuita, ecco perché serve investire. Ma più il gestore spende, più la tariffa della bolletta è destinata a crescere. È un' acqua, quella italiana, che costa meno che in Europa: se a Milano servono 76 centesimi per un metro cubo (mille litri d' acqua) e a Venezia un euro e 66, a Barcellona si pagano 2,53 euro. Marsiglia raggiunge i 3,68, Vienna i 4 euro, a Copenaghen il prezzo più alto (5,46 euro). Ma esiste un' Autorità di regolazione del servizio che definisce i criteri in base ai quali è possibile aumentare i costi: in Italia se ne occupa l' Arera, ossia l' Authority che regola l' Energia, le Reti e l' Ambiente, mentre a livello locale funzionano gli Enti di Governo d' Ambito (Ega), ex Aato, che stabiliscono quali e quanti investimenti si devono fare. E se in Italia l' acqua costa poco, non per questo i cittadini scelgono quella del rubinetto: gli italiani sono i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, preceduti solo da Thailandia e Messico. A volte, all' origine di questa decisione , ci sono questioni di salute a causa degli inquinanti ancora dispersi in falda, ma più spesso si sceglie l' acqua minerale per il suo sapore o per l' etichetta. La differenza di prezzo è evidente: l' acqua minerale costa in proporzione duemila volte in più della stessa quantità prelevata dal rubinetto. (m.tr.)