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11/07/2020 - LA REPUBBLICA
Oggi il piano di Autostrade Il nodo indennizzo in caso di revoca

Nuova riunione del cda per definire la proposta da inviare al governo I Benetton confermano di essere pronti a scendere sotto il 50% di Atlantia
MILANO - Giornata di intenso lavoro sul fronte delle Autostrade per l' Italia (Aspi) con l' intento di mettere a punto una proposta definitiva da presentare a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti (il Mit e il Mef) già oggi verso l' ora di pranzo. Cercando di dare una svolta alla tragica vicenda del Ponte Morandi e ripartire. Il consiglio di amministrazione di Aspi e anche quello della controllante Atlantia sono stati aperti per tutta la giornata di ieri per esaminare i punti che il governo aveva messo sul tavolo due giorni fa ritenendoli indispensabili ai fini di un accordo. Si tratta dell' ammontare della transazione per la caduta del Ponte Morandi, un pacchetto complessivo di risarcimenti, ammende, investimenti extra per la città che il governo vorrebbe di 3,4 miliardi e che Aspi il 10 giugno aveva portato a 3. La distanza non sembra siderale, circa 400 milioni aggiuntivi da trovare nelle pieghe dei bilanci del gruppo. Più complessa la trattativa sulle tariffe: partendo dalla struttura di adeguamento varato dall' Autorità dei trasporti, sembra che la richiesta politica sia di applicare pedaggi più favorevoli nei prossimi due-tre anni, e poi piano piano recuperare il terreno perso lungo il periodo della concessione (che arriva al 2038). Il risultato sarà presentato questa mattina sempre al cda Aspi riconvocato per dare il via alla proposta finale. Tuttavia c' è un punto a monte di tutta la trattativa che deve essere soddisfatto e in mancanza del quale tutta l' impalcatura non regge: la modifica dell' art.35 del Milleproroghe. Con un indennizzo in caso di revoca della concessione fissato a 7 miliardi, infatti, Aspi non è "bancabile", nel senso che nessuno è disposto a finanziare una società che in caso di revoca fallisce, visto che i suoi 9,5 miliardi di debiti sono superiori al potenziale indennizzo. Tale valore deve essere modificato con un nuovo intervento legislativo e portato vicino ai 10-12 miliardi, secondo uno schema che prende spunto dai metodi di calcolo applicati a una società come Terna, che gestisce la rete elettrica in concessione. D' altronde Aspi deve poter ritornare a finanziarsi altrimenti non si potrebbe far fronte ai 14,5 miliardi di investimenti e i 7 miliardi di manutenzioni straordinarie previsti che devono essere reperiti e ripagati nel tempo. E allo stesso tempo ci vogliono flussi di cassa (leggi, introiti al casello) per garantire una certa remunerazione e rendere attraente l' investimento anche dai nuovi potenziali azionisti, sia che si tratti di partecipate pubbliche, come la Cdp, o di fondi infrastrutturali privati come F2i (o magari insieme) o ancora gli australiani di Macquaire interessati a entrare in Italia. E qui si arriva alla seconda parte della trattativa, che viaggia in parallelo con la prima. Il cda di Atlantia dovrà a un certo punto formalizzare, forse già prima della riunione del Consiglio dei ministri prevista per martedì, la sua disponibilità a scendere in minoranza nel capitale di Aspi attraverso un aumento di capitale. Si tratta di un punto che ha una forte valenza politica poiché permetterebbe al governo e in particolare al Movimento 5Stelle di gridare vittoria per aver messo nell' angolo la famiglia Benetton. Aspi in concreto dovrebbe varare un aumento di capitale riservato, con il consenso degli altri due soci di minoranza Allianz e Silkroad, a uno o più nuovi soci che arrivino a detenere almeno il 39% del capitale, con Atlantia che si diluirebbe almeno al 49%. E con i Benetton che attraverso il 30,6% posseduto da Edizione Holding in Atlantia scenderebbero intorno al 15% di Aspi. Questa seconda parte della trattativa dovrebbe mettersi in moto a valle dell' accordo Aspi-governo sui punti della concessione. A farsi avanti con Aspi potrebbe essere a quel punto la Cdp, come vorrebbe il ministro dell' Economia Roberto Gualtieri, suo principale azionista, o il fondo F2i, come preferirebbe la ministra Paola De Micheli. Ma se tutto ciò non dovesse succedere, e a livello politico prevalesse la strada della revoca tout court, le conseguenze per il sistema finanziario italiano non sarebbero di poco conto. Sia Aspi sia Atlantia andrebbero incontro a un default su un fardello di debiti per le due società che arriva a sfiorare i 20 miliardi. Con contraccolpi che si farebbero sentire anche su Aeroporti di Roma e Abertis, controllate da Atlantia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ©RIPRODUZIONE RISERVATA LUCA ZENNARO/ANSA Autostrade L' ad di Autostrade Roberto Tomasi è subentrato da fine 2019 a Giovanni Castellucci.

DI GIOVANNI PONS E VITTORIA PULEDDA