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14/02/2020 - Libero
Boccia da bocciare Con l' autonomia parte dalla Calabria

Lombardi e veneti la aspettano dal 2017, ma il ministro parla della riforma con le Sardine e con la Regione dai conti in rosso
Una presa in giro
GIULIANO ZULIN Francesco Boccia, esponente del Pd pugliese e ministro per gli Affari Regionali, ha a che fare con una grana grande come una casa: l' autonomia. Circa 850 giorni fa i lombardi e i veneti hanno votato per avere più soldi sul territorio. La Lombardia regala ogni anno 56 miliardi a Roma, mentre il Veneto si ferma a poco meno di 20. In sostanza i cittadini del Nord hanno chiesto di porre fine a un' ingiustizia fiscale. Niente di estremista. Ogni singola richiesta portata avanti dai governatori leghisti è costituzionale e approvata dalla Consulta. Da notare che anche l' Emilia-Romagna del confermato Stefano Bonaccini, Pd, pretende autonomia. Insomma, tre regioni "padane" sono in attesa di uno spiraglio, una novità, un qualcosa. Invece il ministro Boccia che fa? Incontra le Sardine, movimento non eletto e rappresentativo di poche migliaia di persone, e promette loro di iniziare «un confronto sui territori, partendo dalla Calabria». Dalla Calabria? Con tutto il rispetto della Regione appena conquistata dal centrodestra, non è comprensibile iniziare a discutere di risorse o competenze dalla zona d' Italia dove, ahinoi, le Asl sono commissariate dopo inchieste sulle infiltrazioni 'ndranghetiste per non parlare del fatto che la stessa Regione, su suggerimento del ministero della Salute, si farà aiutare dal Veneto in materia sanitaria. La Calabria, come altre regioni del Sud, ha giustamente bisogno di interventi infrastrutturali, come sostiene lo stesso Boccia. Però se non si sblocca il Nord, il Sud difficilmente potrà cavarsela. O meglio, c' è la soluzione per svegliare il Mezzogiorno: trasformarlo in un paradiso fiscale al pari delle Antille olandesi (che fanno parte della Ue) o dell' Irlanda. Di pari passo tuttavia le regioni settentrionali hanno il diritto, figlio di una consultazione popolare, di trattenere Irpef o Iva che il territorio produce. Nessuno ne parla però il dramma è che il sistema centralistico impoverisce il Nord e desertifica il Meridione. La rivoluzione autonomista è l' unica ricetta salva-Italia. Boccia tatticamente ci ha provato. Si era inventato una legge quadro sull' autonomia, da portare in Parlamento, in modo che i partiti contrari al regionalismo potessero discutere - all' infinito - per poi votare un testo, in base al quale lo stesso ministro avrebbe poi siglato accordi bilaterali con i vari governatori. Un disegno politico troppo alto per i colpi bassi che volano nella maggioranza giallorossa, dove troviamo solo anti-autonomisti: i grillini a parole apprezzano il regionalismo tuttavia sono timorosi di perdere consensi al Sud, i dem a parole sono favorevoli a concedere più competenze alle Regioni però sono succubi dell' ala meridionalista, Italia Viva è contraria punto e basta. Allora non conveniva, in tutta onestà, dire che l' autonomia non ci sarà mai e che il voto di 6 milioni di elettori il 22 ottobre 2017 è stato inutile? Bonaccini ieri ha capito che dovrà dire ai propri elettori che non porterà a casa nulla sull' autonomia differenziata, così ha fatto un appello alle Sardine, che l' hanno aiutato alle ultime regionali: «Rispetto le vostre opinioni» e se ci sarà un confronto su questo tema «comprenderanno che la nostra idea di autonomia non intende togliere qualcosa a qualcuno ma, rispettando la Costituzione, si propone di cogliere le opportunità che derivano da territori differenti». Lo capirà Santori? Gli inglesi hanno votato per uscire dalla Ue e, dopo tre anni tribolati, sono usciti dall' Europa. Lombardi e veneti invece tribolano e basta. riproduzione riservata.