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11/01/2019 - La Repubblica
Tre miliardi e il sì dell' Ue perché bloccare la Tav è una corsa a ostacoli

Il dossier Cosa succede alla Torino- Lione Serviranno nuovi progetti, tanti soldi e 7 anni di lavori Ma anche una legge votata dalla Lega Niente affatto scontata
TORINO Bloccare la Tav? Sembra facile ma, in realtà è un percorso a ostacoli. E alcuni di quegli ostacoli sono praticamente impossibili da superare. Proviamo a immaginare che le indiscrezioni siano confermate e davvero la commissione costi-benefici guidata da Marco Ponti abbia stabilito che è più conveniente bloccare i cantieri della Torino-Lione: come realizzare l' obiettivo? Ci vorranno circa sette anni per raggiungere lo scopo e una gran quantità di denaro. Ecco i passaggi necessari. Le nuove analisi I prossimi passi sono quelli già annunciati dal ministero. Accanto all' analisi teorica di Ponti dovrà essere conclusa anche quella tecnico amministrativa. Si tratta cioè di capire se, a questo punto dei lavori (6,5 km di tunnel di base scavati e 25 di gallerie di servizio) i costi del blocco superano i benefici o viceversa. Se ne occupano i tecnici della struttura di missione e i funzionari dell' avvocatura dello Stato. Sono loro che stanno lavorando per completare l' analisi complessiva dei costi e dei benefici. Quanto costa chiudere Quel che si sa finora è che per bloccare l' opera, e dunque ripristinare i luoghi com' erano prima dei cantieri, sarebbero necessari circa 2 miliardi. Non basta infatti alzare un muro all' ingresso delle gallerie. Uno scavo di undici metri di diametro e lungo chilometri non è un buco nel muro che si può riempire con un po' di stucco. Chiudere vuol dire mettere le volte in sicurezza, deviare le falde per evitare che con il tempo e senza manutenzione le gallerie si allaghino e implodano. Il raddoppio del Frejus Bloccare la costruzione della galleria ferroviaria della Toroino-Lione significa obbligatoriamente raddoppiare l' attuale galleria ferroviaria del Frejus, quella scavata da Cavour 150 anni fa, che, com' è oggi, andrebbe presto fuori legge rispetto alle regole di sicurezza europee. Non sarebbe infatti possibile, in base alle nuove norme, far transitare treni merci e passeggeri in una galleria a canna unica. Il raddoppio della galleria di Cavour costerebbe circa un miliardo e mezzo. Se non si volesse fare né la Torino-Lione né il raddoppio della galleria storica, tutto il traffico merci passerebbe sui tir. Con grave danno ambientale per la val di Susa e grande vantaggio solo per i proprietari dell' autostrada (una delle poche cui Toninelli ha lasciato aumentare le tariffe). Il via libera di Francia e Ue Se anche gli oltre tre miliardi di costi per bloccare la Tav fossero giudicati una cifra sopportabile (considerato che all' Italia costerebbe 2,8 finirla) bisognerebbe poi convincere i francesi e l' Unione europea. Di questi tempi convincere Parigi, visti i rapporti tra i governi di Roma e Parigi, non sembra semplice. Gran parte delle gallerie già scavate della tratta internazionale sono sul versante francese e questo non aiuta Parigi a chiudere un occhio. Bruxelles, che paga circa metà dell' opera, non sarebbe certo entusiasta di accettare lo stop. Francia e Ue farebbero sicuramente pagare all' Italia i costi del voltafaccia. Nelle prossime settimane, quando verrà loro inviata l' analisi costi benefici del governo italiano, verificheremo l' atteggiamento di Parigi e dell' Europa. Il voto in Parlamento Se, nonostante tutti questi ostacoli, il governo decidesse comunque di offrire ai grillini lo scalpo della Torino-Lione, la partita si trasferirebbe in Parlamento. Camera e Senato dovrebbero infatti abolire il trattato internazionale italo-francese del 2015, quello che dà il via alla costruzione del tunnel di base e che è stato ratificato dai due parlamenti. In questa battaglia il ruolo della Lega sarà decisivo. Perché al Senato per far fallire l' operazione basterebbe il voto contrario dei leghisti eletti in Piemonte che difficilmente si suiciderebbero votando contro un provvedimento atteso dalla regione a pochi mesi dalle elezioni regionali. In ogni caso gran parte dei leghisti eletti al Nord non voterebbe una legge di quel tipo. La firma di Mattarella Se anche reggesse la realpolitik del patto Salvini-Di Maio e la legge venisse approvata, dovrebbe poi essere firmata da Mattarella. Il Presidente della Repubblica dovrebbe sottoscrivere un provvedimento che sconfessa gli impegni già assunti dall' Italia con la Francia e con l' Europa. E anche questo passaggio non sembra particolarmente agevole. Sette anni per lo stop Immaginando che anche Mattarella firmi il voltafaccia italiano, si aprirebbe la lunga stagione del ripristino. Telt, la società italo-francese che sta scavando la galleria, dovrebbe utilizzare i soldi oggi a disposizione per finirla per compiere il lavoro inverso, cioè bloccarla. Lanciando i bandi di appalto per mettere in sicurezza e chiudere le gallerie. Per farlo saranno necessarie prima le valutazioni di impatto ambientale, i progetti di massima e quelli esecutivi, le approvazioni tecniche degli organismi competenti. Questo spiega i 7 anni necessari al ritorno alla situazione precedente. In dieci anni, spendendo 2,8 miliardi (invece di almeno 3) la galleria della Torino-Lione sarebbe in funzione. Il referendum Non potrebbe che essere consultivo. L' articolo 75 della Costituzione vieta di sottoporre a referendum vincolante materie oggetto di trattati internazionali sottoscritti dall' Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

PAOLO GRISERI