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in collaborazione con P. Review

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09/11/2018 - Italia Oggi
Stop all' obbligo di alienazione delle società partecipate in utile

Stop all' obbligo di alienazione delle partecipate in utile. È una delle novità dell' ultima ora inserite nel testo della manovra presentato alle Camere. Essa è contenuta nell' art. 51, che aggiunge un nuovo comma 5-bis nel corpo dell' art. 24 del dlgs 175/2016 (c.d. riforma Madia). Quest' ultimo ha imposto una revisione straordinaria delle partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente, dalle amministrazioni pubbliche, al fine di individuare quelle da dismettere in quanto non rientranti nelle categorie ammesse, ovvero prive dei requisiti che ne consentono il mantenimento (ad esempio, perché non hanno dipendenti, presentano un fatturato basso, svolgono attività analoghe o similari ad altre società partecipate o enti pubblici strumentali, oppure hanno registrato perdite negli ultimi tre esercizi). All' esito di tale verifica, fatti salvi i casi in cui essa abbia dato esito negativo e quelli in cui l' ente abbia deciso altri interventi di razionalizzazione (ad esempio, tramite la fusione o la messa in liquidazione), è scattato l' obbligo di alienazione, da adempiere, in base all' art. 24, comma 4, entro un anno. Poiché la dead-line per approvare i piani era stata fissata al 30 settembre 2018, il termine per razionalizzare le società fuori legge è scaduto da più di un mese. Per chi non ha adempiuto, sono scattate le sanzioni previste dall' art. 24, comma 5, in base al quale il socio pubblico non può più esercitare i diritti sociali nei confronti della società e, salvo in ogni caso il potere di alienare la partecipazione, la medesima dovrà essere liquidata in denaro in base ai criteri stabiliti dal codice civile. In questo contesto, interviene il correttivo del ddl di bilancio, che prevede la possibilità di rinviare ogni misura di razionalizzazione, compresi quindi, oltre alle alienazioni, anche gli interventi di fusione o liquidazione, fino al 31 dicembre 2021 senza incappare nelle richiamate penalità. Ciò, al fine di salvaguardare il patrimonio pubblico ed il valore delle quote di partecipazione detenute dagli enti, a condizione che le società interessate abbiano registrato un risultato medio di esercizio positivo nel triennio precedente alla ricognizione (ossia il 2014-2016). La modifica, se sarà approvata, riguarderà, peraltro, solo la revisione straordinaria e non quella ordinaria prevista dall' art. 20 del dlgs 175 da approvarsi entro il prossimo 31 dicembre (e poi a cadenza annuale). In tal modo, viene inserita nel contesto una nuova variabile di cui le amministrazioni dovranno tenere conto anche in vista della redazione dei nuovi piani di razionalizzazione, ma si pongono anche non poche difficoltà di coordinamento fra le due procedure.

MATTEO BARBERO