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12/07/2019 - Italia Oggi
La riforma divide anche i sindaci

Anche i sindaci sono divisi sulla partita dell' autonomia differenziata. La difficile trattativa fra il Governo e le regioni sui dossier per l' attuazione dell' art. 116 Cost. (si veda pezzo a fianco) che dovrebbe portare ad una nuova stagione di «devolution» ma a geometria variabile, sta facendo emergere tensioni non solo all' interno della maggioranza (con Lega e M5s su posizioni quasi opposte), ma anche fra gli amministratori locali, accomunati solo dalla richiesta di un pieno coinvolgimento nella futura attuazione della riforma. Il tema, da mesi al centro dell' agenda politica, riguarda il riconoscimento di nuovi e maggiori poteri ai governatori che ne abbiano fatto richiesta, oltre che ovviamente delle connesse risorse finanziare, umane e strumentali. Sul piano istituzionale, la partita è stata finora a due fronti: da un lato, l' esecutivo (sebbene con le diverse sensibilità proprie dei due azionisti principali), dall' altro Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che pur nella diversità della rispettiva posizione (sia politica che tecnica) stanno facendo fronte comune, essendo state le prime ad assumere l' iniziativa. Ma vi sono almeno due convitati di pietra, che prima o poi dovranno entrare in campo: da un lato, il parlamento, chiamato a ratificare le future intese e che non vorrebbe limitarsi a svolgere un ruolo meramente notarile. Dall' altro lato, le autonomie locali, che ovviamente sono, almeno sulla carta, tutt' altro che comparse in una vicenda che potrebbe rivoluzionare l' attuale assetto delle competenze amministrative. Peraltro, finora la voce del territorio si è fatta sentire poco e con ben poca coralità. Da una parte, abbiamo il documento sottoscritto lo scorso 19 giugno dalle tre Anci delle regioni capofila, che hanno espresso la necessità di proseguire il percorso, auspicando un' intesa in tempi rapidi presso le camere. In senso contrario si sono espresse diverse associazioni meridionali, a partire da quella siciliana, che ha aderito all' appello dei sindacati scuola e del mondo dell' associazionismo contro la regionalizzazione del sistema di istruzione. Ma è l' intero Mezzogiorno a puntare i piedi di fronte ad una riforma che, si lamenta, potrebbe ampliare ulteriormente il divario con il Settentrione. Unico terreno comune fra i sindaci del Nord e del Sud è la rivendicazione di un ruolo da primi attori in quella che sarà l' attuazione dei futuri accordi. Anche le Anci di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, infatti, mettono in guardia sui rischi di un eccessivo «neocentralismo regionale», auspicando un ampio e condiviso decentramento delle funzioni e delle risorse a livello locale. Risulta prioritario in questo senso, al fine di addivenire a un riordino territoriale di funzioni e competenze di comuni, province e città metropolitane, coinvolgere queste ultime e le rispettive istanze associative in una cabina di regia che ne assicuri la piena rappresentanza ed operatività. © Riproduzione riservata.

MATTEO BARBERO