AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
08/11/2019 - Il Sole 24 Ore
Bologna guida la rivoluzione della città intelligente 2.0

Smart city. Tariffe ridotte in bolletta, dati sul consumo di energia di edifici e reti, mobilità Da Parma a Prato, fino a Roma: università e centri ricerche progettano le città intelligenti
Tra qualche anno i residenti e le aziende del Pilastro, un quartiere nella periferia di Bologna, potrebbero svegliarsi con una novità in bolletta. Per una volta, piacevole: tariffe ridotte per i cittadini che aderiranno a una «comunità energetica» che integri l' accesso a fonti rinnovabili, generazione distribuita, stoccaggio di energia e ottimizzazione dei consumi privati. Il progetto, ribattezzato Green energy community e già segnalato dal Sole 24 Ore, è coordinato da Agenzia per l' energia e lo sviluppo sostenibile, l' Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l' energia e lo sviluppo economico (Enea) e l' Università di Bologna. Un esempio in più di un fenomeno già decollato su scala italiana: i protocolli siglati da università, aziende e enti pubblici per la creazione di piattaforme smart city, le città "intelligenti" che sfruttano l' innovazione tecnologica per aumentare efficienza e fruibilità dei rispettivi servizi. L' Alma Mater ha spianato la strada lanciando già nel 2012 Bologna smart city, un' alleanza siglata fra ateneo, Comune e la società consortile dell' Emilia-Romagna Aster. Fra i progetti messi in campo da allora (anche) dall' ateneo ci sono la già citata comunità energetica del Pilastro e la piattaforma ParticipAct: un software «per consentire di recuperare informazioni da aree potenzialmente critiche della città - spiega al Sole 24 OreCarlo Alberto Nucci, ordinario al Dipartimento di Ingegneria dell' energia elettrica all' Università di Bolognaa - riguardo il traffico, l' inquinamento acustico ed atmosferico, la disponibilità di mezzi di trasporto, sviluppando di fatto una sorta di intelligenza collettiva dei cittadini». A volte, le iniziative hanno superato i confini della "sola" Bologna. È il caso di un network digitale per l' assistenza alla popolazione anziana (Oplon, acronimo di OPportunities for active and healty LONgevity: opportunità per una attiva e salubre longevità) e di Rigers, il progetto di sviluppo di una piattaforma urbana per «acquisire, contenere e gestire i dati relativi alla consistenza, al funzionamento e ai consumi degli edifici e delle reti». In questo ambit o è stato realizzato un sistema wireless per il monitoraggio degli edifici urbani in collaborazione con lo spin-off Universitario Idesio srl. L' interesse dell' Alma Mater non è isolato fra i poli di nord e centro Italia. L' Università di Parma è stata fra i primi attori firmare il protocollo Parma Smart City, siglato a giugno 2019 eorientato alla rigenerazione cittadina sulle quattro direttrici di mobilità smart, condivisa e sostenibile, raggiungimento della neutralità climatica (l' abbattimento a zero delle emissioni di anidride carbonica), trasformazione della provincia in un laboratorio per l' innovazione digitale e sviluppo di attività che stimolino progetti di creatività e inclusione sociale . Sempre quest' anno Comune di Prato, Confservizi Cispel Toscana, Cap, Gida e Citelum hanno siglato un protocollo per la realizzazione della smart city nel territorio della provincia, come sbocco del piano per la città intelligente avviato nel 2016 dallo stesso Cispel in collaborazione con il Pin (Polo universitario di Firenze). E proprio Prato rientra, insieme a Bari, l' Aquila, Matera e Milano, fra le città italiane interessate dalle sperimentazioni-pilota del 5G: le reti di quinta generazione destinata a rivoluzionare le comunicazioni mobile e imporsi fra gli assi portanti delle smart city europee. Spostandosi su Roma, il ministro dell' istruzione Lorenzo Fioramonti ha "candidato" l' università di Roma Tor Vergata a capofila del progetto per un Distretto dell' economia della scienza per una Smart Sustainable City: il disegno, emerso già a luglio, per la creazione di un «hub della conoscenza» che ricalchi il modello della Silicon Valley, concentrando laboratori e centri di ricerca nella periferia sud-est della capitale, alle «pendici dei Castelli romani». L' obiettivo indiretto è quello di creare ricadute sul territorio, privilegiando tre sbocchi naturali della concentrazione di laboratori e aziende a vocazione innovativa: trasferimento tecnologico, turismo scientifico e indotto legato all' attività di ricerca&sviluppo realizzata nel perimetro del nuovo hub. Restando a Roma, la Sapienza spinge sullo sviluppo di progetti di sostenibilità. La prima ha lanciato sei gruppi di lavoro dedicati ad altrettanti capitoli cruciali per lo sviluppo smart della città: energia, mobilità, rifiuti, cambiamenti climatici, educazione e cibo. I vari tavoli rientrano nella strategia fissata con la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus), un' iniziativa di coordinamento degli atenei per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile ( cosiddetti Sustainable Development Goals) tracciati dalle Nazioni unite nella sua agenda per il 2030. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Pagina a cura diAlberto Magnani