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11/07/2020 - IL SOLE 24 ORE
Pa, sbloccadebiti flop: richiesto solo il 10% dei 12 miliardi

Pagamenti della Pa. L' ampia maggioranza di Regioni, enti territoriali e aziende sanitarie locali non ha aderito alle anticipazioni di Cdp nonostante i tassi bassi . Allo studio la riapertura dei termini
ROMA E niente. Non è bastato un calendario lunghissimo di restituzione dei prestiti in trent' anni, un tasso ultraleggero all' 1,226 per cento e nemmeno gli appelli ripetuti delle imprese, che del tema hanno fatto una questione cruciale per la ripartenza dopo la botta del Covid. La maxi operazione messa in campo dal decreto 34 per sbloccare i vecchi debiti della pubblica amministrazione ai fornitori sembra aver lasciato indifferenti gli enti territoriali, che hanno ignorato la questione o hanno deciso di non sfruttare l' opportunità. Entro martedì scorso avrebbero dovuto chiedere a Cassa depositi e prestiti le anticipazioni di liquidità chiamate a replicare lo sbloccapagamenti del 2013. Ma non l' hanno fatto. Da Cassa depositi per ora non è stato comunicato alcun dato, ufficialmente i conteggi sono in corso ma a quanto risulta al Sole24Ore un primo censimento indica che le richieste si sarebbero fermate poco sopra il miliardo di euro: in pratica, circa un decimo dei 12 miliardi messi a disposizione dal decreto. Una cifra più che deludente, e per di più alimentata da un ristretto numero di grandi enti del Sud: la massa delle amministrazioni, insomma, non sembra aver mosso un dito. E a spiegare tanta indifferenza non può essere invocata certo l' assenza di vecchie fatture che aspettano nei cassetti di essere pagate. Perché è vero che negli anni la situazione è migliorata rispetto al disastro del 2013, epoca del primo sbloccapagamenti poi replicato più volte in forme minori. Ma Regioni, aziende sanitarie e Comuni, cioè i destinatari del decreto 34, hanno ancora in pancia debiti per circa 17-18 miliardi, che il nuovo meccanismo puntava a cancellare per due terzi. Non ci è riuscito. Difficile trovarne le cause nelle norme scritte al ministero dell' Economia, dove si era pensato di sfruttare i numeri ciclopici della manovra anticrisi da 155 miliardi per dare la spallata al problema dei problemi nei rapporti fra amministrazioni e imprese, mettendo a disposizione 12 miliardi di euro (come saldo netto da finanziare e non come debito, creando qualche mugugno fra i tecnici dell' Ufficio parlamentare di bilancio). La nuova regola, in particolare, aveva aggirato il problema che frenava le adesioni alle ultime tornate di anticipazioni, cioè l' obbligo di restituire il prestito, ed era riuscita a coniugare un orizzonte di 30 anni con un tasso vantaggioso. Ma a quanto pare non c' è stato nulla da fare, al punto che si pensa a una riapertura dei termini magari da accompagnare con qualche disincentivo più persuasivo per le mancate adesioni. A latitare sono state soprattutto le aziende sanitarie e le regioni, che pure continuano ad avere spesso un arretrato gigante nei confronti dei fornitori, spesso costretti negli ultimi mesi a un superlavoro per fronteggiare l' affanno degli ospedali schiacciati dall' emergenza nelle settimane più nere della pandemia. Ma a quanto risulta nemmeno i Comuni hanno brillato: e in un Paese con oltre 6.800 amministrazioni che continuano regolarmente a sforare i 30/60 giorni imposti dalla legge per i pagamenti, solo poche amministrazioni hanno bussato alla porta della Cassa. Certo, la finestra per le richieste è stata aperta per poche settimane caratterizzate per di più da uno Smart Working generalizzato che non ha aiutato nella gestione delle trafile burocratiche. Ma nelle stesse settimane, per esempio, la stessa Cassa depositi e prestiti aveva offerto la rinegoziazione dei mutui per bloccare le rate 2020 e gli enti territoriali hanno risposto con entusiasmo, chiedendo di rivedere 80mila contratti per circa 20 miliardi di debito residuo distribuiti fra 3.100 amministrazioni. Un successo. Proprio il confronto con questa operazione può però aiutare a inquadrare il problema. La rinegoziazione dei mutui ha creato nuova capacità di spesa nelle amministrazioni, che hanno potuto dirottare su altri obiettivi i fondi prima vincolati al pagamento delle rate. Lo sblocca debiti non offre invece nessun vantaggio in termini di spesa, e impone anzi un lavoro amministrativo aggiuntivo per arrivare al pagamento in 30 giorni come imposto dalla norma. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Gianni Trovati