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15/05/2019 - Gazzetta di Reggio
Iren, vertenza milionaria per il maxi derivato a Torino

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Prima la stipula a copertura del prestito da 400 milioni per il termovalorizzatore Poi la contestazione con la richiesta di risarcimento in tribunale per 56 milioni
REGGIO EMILIA. Controversia milionaria tra Bnp Paribas e la municipalizzata Trm (Trattamento rifiuti metropolitani) di Torino, interamente controllata da Iren. Al centro della vertenza la presunta inadeguatezza del «flexi swap» proposto da Bnp Paribas, e stipulato il primo marzo 2010, per la copertura del 100% del maxi prestito da 400 milioni di euro (erogato da Bei e un pool di banche) per coprire, in project financing, le esigenze finanziarie per la realizzazione del termovalorizzatore di Gerbido. Ora sarà la Commercial Court di Londra, in quanto giudice adito per primo, a decidere sulla esistenza di un conflitto di attribuzione col Tribunale di Torino. Lo hanno stabilito le Sezioni unite della Cassazione, sentenza n. 12638 di tre giorni fa, fissando un principio di diritto e dichiarando inammissibile il ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato dal colosso bancario francese nei confronti dell' azione risarcitoria per 56 milioni di euro promossa da Trm davanti al Tribunale di Torino. È questa infatti la cifra che secondo una perizia commissionata dalla municipalizzata alla Università Bocconi, la società avrebbe risparmiato se la banca, operando correttamente, avesse stipulato (seguendo le indicazioni del "Preliminary information memorandum") un «Interest Rate Swap Plain Vanillia». Al contrario, sempre secondo Trm, il contratto firmato aveva ingenerato un «forte disallineamento del debito», determinando una situazione di over-hedging che in caso di risoluzione anticipata avrebbe prodotto (alla fine del 2016) una posizione negativa di 93 milioni di euro. Bnp Paribas (assistita dallo studio Bonelli Erede), dal canto suo, nel ricorso ricorda di aver adito il giudice inglese già nel settembre 2016, dunque ben prima della citazione dell' aprile 2017 davanti al Tribunale italiano, con claim volto ad accertare l' inesistenza di obblighi contrattuali relativi allo specifico rapporto di hedging. A questo punto il giudice di Torino dovrebbe sospendere il giudizio a meno che non ritenga che le due cause non abbiano argomenti in comune. Per la Suprema corte siamo davanti ad un caso «paradigmatico per verificare la tenuta del criterio della prevalenza della determinazione pattizia della giurisdizione» nello spazio europeo. Se però, argomenta la Corte, la deroga al criterio della «prevenzione» è agevole quando la determinazione della giurisdizione è univoca, diventa «problematica» - in assenza di un giudice sovranazionale - di fronte ad una molteplicità di clausole differenti sul tema. «L' unica risposta possibile, a giudizio di queste Sezioni Unite - si legge nell' ordinanza -, sta proprio nell' impedire la possibile formazione di giudicati contrastanti facendo valere il principio del ne bis in idem e quindi riattribuendo priorità al criterio della attribuzione al giudice preventivamente adito della decisione sulla giurisdizione». «Per l' operatività di tale soluzione - prosegue - non è esperibile altra via se non quella della sospensione del procedimento instaurato successivamente e tale decisione, se sospendere o meno il giudizio, spetta al giudice del merito e non a quello della giurisdizione». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.