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14/02/2020 - Il Messaggero
Aran: nei nuovi contratti degli statali ci saranno 100 euro in più in busta

Stanziati 6 miliardi per aumentare gli stipendi del 3,7% Si tratta per mantenere il "bonus" anche sui redditi bassi
L' ANALISI ROMA Cento euro in più in busta paga, un aumento degli stipendi del 3,7 %, 6 miliardi di risorse complessive necessarie. Questi i numeri relativi alla tornata contrattuale 2019-2021 per 3,3 milioni di lavoratori della Pa emersi in occasione della presentazione del rapporto semestrale dell' Aran sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti. L' accordo per il rinnovo del contratto è attualmente in fase di definizione e la negoziazione entrerà nel vivo in primavera. Ma, come evidenziato da Antonio Naddeo in qualità di presidente dell' Agenzia della rappresentanza negoziale delle Pa, rimangono alcuni nodi da sciogliere: che fine farà per esempio il cosiddetto elemento perequativo, il piccolo bonus introdotto per tutelare i redditi bassi? L' elemento perequativo erode 534 milioni dai 6 miliardi di disponibilità finanziaria e i sindacati in vista dell' appuntamento del 19 febbraio con la ministra della Pa Fabiana Dadone chiedono perciò che il bonus rientri tra le voci da finanziare a parte. La buona notizia è che grazie alle risorse attualmente sul tavolo sarà possibile assicurare un incremento lievemente superiore al precedente, che per il trenino 2016-2018 è stato pari al 3,48%. I DETTAGLI Nel corso della presentazione si è tornato a discutere della richiesta avanzata dai sindacati per innalzare ulteriormente lo stanziamento per i rinnovi: affinché la negoziazione fili liscia farebbe comodo un altro miliardo e mezzo. In questo caso, si stima, l' aumento medio pro-capite ammonterebbe a circa 125 euro medi mensili lordi. L' elemento perequativo creato con la precedente tornata contrattuale ha invece un costo complessivo di 534 milioni, così suddiviso: 245 milioni e qualcosa per il settore statale e circa 288 milioni per il resto della Pa. Funziona come un anticipo, ovvero impatta sulle risorse messe a disposizione per la nuova tornata contrattuale. Ma in tutto questo la precedente tornata, quella relativa al triennio 2016-2018, deve ancora concludersi. «Resta da sottoscrivere in via definitiva il contratto per i dirigenti degli enti locali e quello per il personale dirigente e non della presidenza del Consiglio dei ministri», ha precisato Antonio Naddeo. Per quanto riguarda i 4 mila dipendenti (dirigenti esclusi) della presidenza del Consiglio la trattativa è ancora in alto mare, nonostante con l' ultima legge di Bilancio siano state aggiunte risorse per garantire aumenti medi mensili di 276 euro. Quanto all' accordo per i dipendenti dell' area funzioni centrali, è atteso per inizio marzo il via libera definitivo all' intesa raggiunta nei mesi scorsi e a questo punto è probabile che ad aprile arriveranno gli arretrati in busta paga. Quasi settemila lavoratori tra dirigenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici attendono di ricevere in media circa 5 mila euro di arretrati a testa in un' unica soluzione. Il blocco dei contratti, come certificato dal rapporto , in questi anni ha pesato: rispetto al 2008 gli stipendi dei dipendenti pubblici sono aumentati del 13,8%, mentre nel settore privato sono saliti a un ritmo decisamente più sostenuto (del 26,2 % nell' industria e del 21,1 % nei servizi). Francesco Bisozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA.