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08/11/2019 - Il Piccolo (ed. Gorizia)
«Sì alla riconversione a gas La politica sia responsabile»

la replica dei sindacati
La riconversione della centrale a turbogas rappresenta l' obiettivo più importante per A2A Energiefuture in regione. Il Piano investimenti del Gruppo, già illustrato a Trieste il 28 ottobre in un incontro pubblico e di confronto, anche con il contributo di Terna ai fini dell' inquadramento dello stato energetico italiano e delle prospettive future, considera le risorse economiche che si intendono mettere in campo. A2A, inoltre, lo scorso 11 ottobre, ha incontrato le Organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl e Uil territoriali di Gorizia e le Categorie territoriali Filtcem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil. I sindacati forniscono i punti ritenuti essenziali per far comprendere la portata del progetto. Progetto che discende da un presupposto: «L' Italia ha scelto di uscire dal carbone nel 2025 e attualmente il combustibile di riferimento scelto è il gas metano». Il progetto di A2A Energiefuture sarà presentato nelle sedi istituzionali preposte entro fine anno. Il governatore Fedriga, all' incontro triestino, ha prospettato il parere della Regione entro aprile 2020. All' incontro il Comune, invitato da A2A, non ha partecipato. La riconversione a gas prevede un investimento di circa 500 milioni di euro complessivi. Attualmente le ricadute economiche sul territorio friulano, considerando anche la centrale idroelettrica, sono di circa 27 milioni di euro a favore delle piccole e medie industrie. Circa l' 80% della quota economica è appannaggio di imprese monfalconesi e isontine impegnate in opere di manutenzione, coibentazione, e nell' ambito della bonifica in corso dei Gruppi 3 e 4 della centrale, già dismessi, oltre ad altre attività interne. A2A s' è dichiarata disponibile ad eseguire la bonifica del sito, dove ve ne fosse necessità, e a provvedere allo smantellamento della ciminiera, il tutto a proprio carico. Il progetto in ordine all' impianto a turbogas di ultima generazione, compreso il mantenimento in esercizio dei cosiddetti motori sincroni, necessari per la stabilità della rete, prevede l' occupazione di una settantina di lavoratori diretti specializzati, considerando le "fisiologiche" fuoriuscite dei dipendenti che nel frattempo matureranno l' età pensionabile. Nell' ottica del mantenimento dei livelli occupazionali, inoltre, l' azienda apre alla possibilità di sviluppo nel sito del porto e del retro porto, nonché ad investimenti in altre attività già presenti nel Gruppo A2A di economia circolare. Quanto alle tempistiche, l' azienda prevede l' uscita dal carbone 3 anni prima rispetto al Piano nazionale integrato per l' energia e clima (Pniec). I sindacati hanno osservato: «La riconversione garantirebbe inoltre la salvaguardia ambientale, come dimostrato dai dati fin qui rilevati attraverso il monitoraggio continuo della qualità dell' aria, mediante la rete di centraline installate dagli anni '80, con condivisioni delle misurazioni con l' istituzione locale». I sindacati ritengono «di fondamentale importanza proseguire il confronto con A2A, finalizzato ad un' intesa che salvaguardi l' occupazione diretta e l' indotto, lo sviluppo industriale del territorio e la salute di maestranze e cittadini, tenendo al centro il non trascurabile tema ambientale e delle bonifiche. È evidente, infatti, che in assenza di un accordo stringente su questi temi, anche lo smantellamento degli impianti, siano essi la ciminiera o i gruppi a carbone, piuttosto che la bonifica dell' amianto ancora presente, rischierebbero di non trovare attuazione». I sindacati hanno concluso: «Chiediamo alle forze politiche un atto di responsabilità, evitando derive propagandistiche, facendo coincidere lavoro, salute e ambiente legati allo sviluppo del territorio».