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in collaborazione con P. Review

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12/07/2018 - Il Sole 24 Ore
«Basta attendere, ora semplificare appalti e riqualificazione urbana»

INTERVISTA GABRIELE BUIA
C' è una legislatura per affrontare temi nuovi: corsia prioritaria per le città
«Ripresa dei lavori pubblici? Sento slogan e giochetti che interessano la vecchia politica e un vecchio modo di fare sindacato, come quando si dice che noi vogliamo una riforma degli appalti per avere mani libere. Balle. Vogliamo, e abbiamo sempre chiesto, regole semplici e chiare da applicare a tutti e non abbiamo nostalgia della legge obiettivo, che abbiamo sempre contrastato. Se ci sono fenomeni di corruzione, siamo totalmente a disposizione del presidente Cantone nella difesa della legalità. Quanto ai numeri veri, non quelli di bandi a larghissimo raggio che poi non diventano mai cantieri, ad aprile 2018 c' è stata un' ulteriore riduzione degli occupati (-2,5%), delle ore lavorate (-2%) e del numero dlele imprese (-4,7%). D' altra parte non sento più nessuno che alzi la bandiera del codice appalti per dire che ha rilanciato il settore. E invece proprio questo bisogna fare ora, creare un quadro che consente di ripartire subito. Basta scaricare le responsabilità della pubblica amministrazione sulle imprese». Il presidente dell' Ance, Gabriele Buia, ha appena finito l' assemblea privata dell' associazione dei costruttori e ancora una volta la richiesta è «certezze, subito». È tornata a infuocarsi la partita della riforma appalti. Qual è la priorità per superare la paralisi attuale? C' è un punto chiaro su cui c' è ormai un' intesa generalizzata: bisogna eliminare la responsabilità amministrativa e contabile dei dirigenti della pubblica amministrazione o almeno ridimensionarla notevolmente per evitare fenomeni di sciopero della firma. Nel merito del codice cosa volete? Anzitutto ci sono cose fondamentali del nuovo codice che bisogna portare avanti e anzi accelerare nella loro attuazione. Penso, per esempio, alla qualificazione delle stazioni appaltanti: una risposta al fatto che ottomila comuni non possono certo permettersi di gestire ancora appalti, tanto più con norme così complesse. La selezione di queste amministrazioni deve passare per questa norma. Altri ritardi? Sulle commissioni di gara stiamo ancora aspettando. È falso che vogliamo procedure non trasparenti, chiediamo procedure semplici e chiare. Le modifiche, invece? Ci sono norme assurde e a volte vergognose che vanno eliminate subito. Penso all' assegnazione di appalti con il sorteggio. Ignobile. Anche il rating di impresa se deve penalizzarmi nel caso in cui io utilizzi il soccorso istruttorio, che è un mio diritto, non va per niente bene. Altre correzioni? Un tema molto serio è quello del subappalto. Oggi non abbiamo più imprese strutturate per fare tutto. Non vogliamo subappalti liberi ma chiediamo di tornare alle regole che c' erano prima di questo codice e nel rispetto delle regole europee. Numerosi Tar hanno già rinviato queste norme alla corte di giustizia europea. Chiediamo un quadro normativo nel rispetto delle regole Ue. Un giudizio complessivo? Siamo sempre stati favorevoli alla legge che ha portato al codice ma non possiamo accettare che ritardi e norme contraddittorie si scarichino sempre sulle imprese. D' altra parte se per le Universiadi si pensa al supercommissario e le amministrazioni continuano a cercare procedure speciali per aggirare gli ostacoli, vuol dire che il codice non ha semplificato nulla. Resta il nodo dei poteri dell' Anac. L' Anac ha compiti importanti, penso per esempio al precontenzioso. Il presidente Cantone ci troverà sempre al suo fianco nella lotta alla corruzione e nella difesa della legalità. Chiediamo al presidente Cantone di essere al nostro fianco nella semplificazione del sistema che consenta davvero di far ripartire i cantieri. Quali altre priorità proponete al governo? Abbiamo davanti una legislatura intera e pensiamo che si possano risolvere temi che finora non sono stati affrontati, come quello della rigenerazione delle città. Ho sentito nella maggioranza rilanciare lo stop al consumo del suolo. Noi siamo favorevoli a limitare il consumo del suolo ma ci devono dare la possibilità di intrervenire sul tessuto costruito per riqualificarlo, anche con la demolizione e ricostruzione. E per farlo abbiamo bisogno di un nuovo quadro: la riqualificazione sia dichiarata di interesse pubblico, serve una cabina di regia nazionale, la riforma della legge urbanistica per evitare che i piani attuativi durino anni come avviene oggi, eliminazione degli standard urbanistici del decreto ministeriale del 1968. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Giorgio Santilli