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12/07/2019 - La Repubblica
Autonomia, strappo nel governo Stop di Conte, lite con Salvini

Un dossier di Palazzo Chigi ipotizza violazioni alla Costituzione. Di Maio: "No alle gabbie salariali", ma dai 5S del Nord arrivano critiche alla ministra Lezzi. Decreto Sicurezza bis, il vicepremier attacca Fico
ROMA - È sulla scuola che tutto si ferma. Sulla possibilità, chiesta dai governatori di Veneto e Lombardia, di pagare incentivi agli insegnanti che decidono di restare, invece che chiedere incarichi altrove. Come accade spesso per chi non può permettersi di vivere in città come Milano o Padova, e tenta continuamente di tornare a casa. È bastato questo, che la Lega chiedesse alla compagine 5 stelle se avesse idea di quanto sia diverso pagare un affitto a Milano piuttosto che a Catania, per far esplodere il vicepremier M5S Luigi Di Maio: «Se volete le gabbie salariali allora ditelo! Noi non siamo d' accordo, ma è un' altra cosa, non c' entra nulla con l' autonomia». I toni della cabina di regia convocata a Palazzo Chigi da Giuseppe Conte si scaldano. Matteo Salvini esplode: «Se volete boicottare tutto abbiate il coraggio di dirlo. Io non ci sto a fare continui passi indietro. Voglio andare avanti, premiare il merito». Ma il premier lo ferma: ha davanti agli occhi le dodici pagine di rilievi del Dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi del 19 giugno. Le critiche sui rischi di violare la Costituzione, di creare nuove regioni a statuto speciale, di danneggiare la tenuta dei conti pubblici e creare un' Italia di fatto a due velocità. Sono nel mare di appunti che si è portato dietro, insieme alle critiche dell' ufficio di Bilancio della Camera. «La riforma si fa - interviene Conte per placare gli animi - ma bisogna tener conto della coesione nazionale e della Carta costituzionale». In conferenza stampa, lo ripete con ancora più convinzione: «Ho chiesto e chiarito che introdurremo dei meccanismi solidaristici, di coesione nazionale, territoriale, sociale in modo da poter evitare che la nostra penisola si slabbri ancora di più. Altrimenti non avremmo autonomia differenziata. Un progetto del genere sarebbe per me inaccettabile ». Poi ha continuato, facendo aumentare - se possibile - la collera di Salvini: «Ho posto alcuni paletti. Su quelli non si può transigere. Dobbiamo ipotizzare che tutte le regioni contemporaneamente ci chiedano l' autonomia differenziata. Siamo già a 8 e non sono poche. Non possiamo trasferire tutte le competenze che vengono richieste. Se fosse così avremmo uno Stato centrale senza competenze». Il capo politico M5S Di Maio dice che i bambini italiani hanno tutti diritto allo stesso livello di istruzione. Su questo, il presidente della Camera Roberto Fico è dalla sua e lo spalleggia. Il leader leghista sa che l' autonomia, già svuotata, lo sarà ancora di più una volta passata dalla Camera. E non ha ben capito quale sia la posizione del ministro dell' Economia Giovanni Tria, che non si è presentato alla riunione del mattino facendo saltare la discussione sull' articolo 5, quello che riguarda i controversi effetti finanziari. In realtà, anche i parlamentari M5S del nord non sono affatto contenti di come stanno andando le cose: hanno proposto loro stessi i referendum in Lombardia e Veneto e saltano sulla sedia a ogni intervento della ministra del Sud Barbara Lezzi. «Non sa di cosa parla», è la dichiarazione sprezzante di uno di loro. La tensione sale senza mai superare il livello di guardia, però. A chi gli domanda se si andrà avanti così, Salvini risponde «Vedremo". Ma ai suoi ha detto che non cercherà la crisi di governo sull' autonomia. Non gli conviene, ora che la Lega tenta lo sfondamento anche a sud. Cerca piuttosto di spargere sale sulle ferite dell' alleato: così, se la prende con Fico per alcuni emendamenti al dl Sicurezza bis a favore delle forze dell' ordine considerati inammissibili. «Spiace che si confonda - ribattono fonti della Camera - a decidere sugli emendamenti sono i presidenti di commissione. Se Salvini tiene tanto a quelle misure poteva inserirle nel decreto ». ©RIPRODUZIONE RISERVATA Milano Il premier Giuseppe Conte, 54 anni, si è prestato ai selfie con il pubblico ieri al Forum digitale a Milano ANSA/FILIPPO ATTILI.

DI ANNALISA CUZZOCREA