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15/04/2019 - L'Arena
Agsm, sì all'«operazione Ascopiave»

POLITICA E AZIENDE. Il primo cda presieduto da Finocchiaro approva l' offerta «non vincolante» in partnership con Aim Vicenza e A2A Milano. Sindaco soddisfatto
Sboarina: «È la prova che siamo coesi sul percorso aggregativo, e il Pd che vota no vuole tornare indietro. Da Tosi solo sciocchezze»
Il primo atto del nuovo Consiglio di amministrazione di Agsm, insediatosi sabato, è stato il via libera, con quattro voti favorevoli - quelli del presidente Daniele Finocchiaro, del vicepresidente Mirco Caliari (indicato da Verona Domani) e dei consiglieri Francesca Vanzo (in quota Lega) e Maurizio Giletto (indicato da Battiti) - all' offerta non vincolante da parte della multiutility veronese, con Aim Vicenza in fase di aggregazione, e con A2A Milano e Brescia, per l' acquisizione dei rami di vendita di energia e gas e la proprietà delle reti di Ascopiave Treviso, che li aliena. Oggi scade, infatti, il termine per partecipare all' operazione. Agsm, Aim e A2A, a tale proposito, lo scorso 20 marzo avevano già presentato una lettera d' intenti finalizzata all' avvio dello studio di un percorso congiunto in vista della possibile acquisizione degli asset del gruppo Ascopiave nel settore della vendita del gas e dell' energia elettrica, nonchè la costituzione di una partnership nel settore della distribuzione gas. L' offerta definitiva dovrà avvenire entro il 15 luglio.L' univo voto negativo è stato quello della consigliera Stefania Sartori, in quota Pd, che rappresenta l' opposizione. Sulla notizia del voto in cda finito "quattro a uno", trapelata dall' Agsm, che fa scattare il semaforo verde a un' operazione da giorni al centro di dibattito e polemiche, abbiamo chiesto un commento al sindaco Federico Sboarina. Il Comune di Verona è, infatti, il socio unico della società di lungadige Galtarossa. «Innanzitutto», esordisce Sboarina, «questo voto è la chiara dimostrazione che quelle dei giorni scorsi erano polemiche sterili. Se la maggioranza non fosse coesa come da più parti è stato detto, infatti, il voto sarebbe stato diverso e votando sì il cda ha deciso di andare avanti, ma essendo un' offerta non vincolante si fa sempre tempo a fermarsi». E aggiunge: «Sui progetti di aggregazione, infatti, non c' è ancora nulla di definitivo. Le condizioni per procedere, oltre alla crescita dell' azienda, sono il radicamento sul territorio e la salvaguardia dei posti di lavoro, per questo», esclama, «mi stupisco con chi ha votato no. È come dire "il mercato va avanti, io resto fermo"... Quindi, se fosse passato il no sarebbe stato un no definitivo a qualsiasi ipotesi di aggregazione». E sottolinea: «Il cda ha deliberato con prudenza e attenzione di procedere e di formulare un' offerta mentre il Pd vota per stare fermi, anche se l' immobilismo è il vero problema che mette a rischio i posti di lavoro. Quindi per meri giochetti politici ha deciso che noi dovremmo essere gli unici a tornare alla preistoria. Al contrario», continua il sindaco, «i quattro voti a favore sono la palese dimostrazione che la maggioranza è unita nel considerare l' aggregazione come la strada da seguire. Ovviamente», mette in chiaro, «se verranno meno le garanzie sull' occupazione e sulla territorialità ci si ferma... Ma abbiamo l' esempio positivo dell' Autobrennero, una società radicatissima sui territori che riesce a produrre utili di grande rilevanza e finanziare infrastrutture». Quello di sabato è stato l' esordio del nuovo presidente, il manager Daniele Finocchiaro. «Il suo profilo professionale», afferma Sboarina, «da solo basterebbe a mettere a tacere tutte le polemiche, il presidente condivide al cento per cento il fatto che la testa debba restare a Verona e che non si mettano in discussione i posti di lavoro. Il tema, semmai, è come aumentarli».Sboarina, infine, replica all' ex sindaco Flavio Tosi che aveva parlato di «smantellamento e svendita della nostra multiutility». «È strano», risponde il sindaco, «sentir parlare chi ha perso tempo per dieci anni senza mettere in campo nessuna strategia per la crescita». E conclude: «Noi non abbiamo alcun interesse a svendere l' Agsm, è stato semmai l' immobilismo di chi ci ha preceduti a imporci scelte per non scomparire e mantenere un' azienda forte sul mercato... Ma forse non vale la pena rispondere alle sciocchezze».

ENRICO SANTI