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in collaborazione con P. Review

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14/06/2018 - Libero
Anche ai grillini piacciono le mazzette

Inchiesta sullo stadio della Roma. Tutta da dimostrare
FAUSTO CARIOTI Assieme al «cambiamento» è arrivato il primo caso di presunta corruzione tri-partisan della storia italiana. Secondo il procuratore aggiunto Paolo Ielo, il costruttore Luca Parnasi avrebbe ottenuto il via libera alla realizzazione dello stadio della Roma ungendo, tramite denaro e favori, non solo uomini del Pd e di Forza Italia, ma anche esponenti del mondo grillino della capitale. È il caso dell' avvocato Daniele Piva, candidato non eletto alla Camera, che nei dialoghi intercettati Parnasi definisce (sbagliando) «il braccio destro di Di Maio». Piva è comunque uno degli autori del programma per la giustizia del movimento: in un video pubblicato sul Blog delle Stelle, spiega al popolo bramoso di onestà come il «whistleblowing», la soffiata, sia «uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione». L' imprenditore gli avrebbe erogato con «modalità illecite, () attraverso la creazione di un rapporto fittizio», un importo relativamente piccolo (16mila euro), ma non quanto basta da risparmiare a Piva l' iscrizione nel registro degli indagati. Sorte toccata anche a Giampaolo Gola, assessore al municipio di Ostia (nel suo caso il corrispettivo sarebbe stata un' assunzione) e a Paolo Ferrara, capogruppo dei Cinque Stelle in Campidoglio, che in cambio della sua «ampia e completa disponibilità» avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto di abbellimento per il lungomare. Il nome grosso è però quello di Luca Lanzalone, presidente di Acea, giro d' affari da 2,8 miliardi di euro, alla guida della quale era stato messo nell' aprile 2017 da Virginia Raggi (il Comune ha il 51% della società, peraltro quotata in Borsa: solito capitalismo statalista all' italiana). «Ha un curriculum poderoso, si è occupato della ripubblicizzazione dell' acquedotto di Crema ed è la persona che può aiutarci a realizzare il programma sull' acqua di Roma» diceva il sindaco, entusiasta di lui. Aveva già lavorato a Livorno con la giunta di Filippo Nogarin e a settembre ha scortato Luigi Di Maio al meeting di Cernobbio, a consacrazione del suo status nel firmamento grillino. Non un iscritto o un eletto del movimento, dunque, ma uno dei tecnici di area portati come fiori all' occhiello dal M5S. Ufficialmente, costui era consulente del sindaco (anche) per la vicenda dello stadio; quindi un pubblico ufficiale. Di fatto, secondo i magistrati, si era invece messo a disposizione dei privati interessi di Parnasi, tanto da meritarsi il soprannome di mr. Wolf per l' abilità con cui sapeva risolvere in Campidoglio i problemi del costruttore. Da quest' ultimo, in cambio, otteneva «remunerosi» (sic) «incarichi agli avvocati del suo studio legale». Questo è lo spaccato del movimento che emerge dall' inchiesta. Se l' indagine sia solida o un' altra cantonata delle procure lo capiremo solo tra qualche anno, visti i tempi dei tribunali italiani. Intanto, però, i Cinque Stelle hanno compiuto un passo decisivo verso la definitiva normalizzazione: i magistrati li considerano corruttibili al pari degli altri. Come diceva il procuratore d' assalto interpretato da Alberto Sordi nel profetico "Tutti dentro" (1984), se non si può avere la giustizia, «che almeno l' ingiustizia sia uguale per tutti». riproduzione riservata.