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in collaborazione con P. Review

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14/06/2018 - La Repubblica
La cena di Lanzalone per fare le nomine L' imbarazzo del M5S

Le reazioni
Con Casaleggio poche ore prima dell' arresto. Raggi: "Me l' hanno imposto Di Maio e Bonafede". Poi ordina al capogruppo: "Lascia"
Roma Otto ore prima di essere arrestato, il presidente di Acea Luca Lanzalone era a cena in un ristorante di Corso Vittorio. Vicino al Senato, a 8 minuti a piedi dal quartier generale dell' associazione Rousseau a Roma, con lui c' era Davide Casaleggio. L' uomo per cui stava curando i rapporti con le società partecipate dallo Stato, nei giorni in cui il Movimento sceglie i nomi per il cambio dei vertici di Cassa depositi e prestiti, Rai, Gse. Per capire quanto l' avvocato genovese - presentato da Alfonso Bonafede a Grillo e Casaleggio - fosse entrato nel cuore dei 5 stelle, basta citare un fatto. Rimasto sconosciuto alla maggior parte degli eletti, ma ben noto al cerchio ristretto di Luigi Di Maio. È stato Lanzalone a scrivere il nuovo statuto del Movimento. È stato lui ad avere l' idea della seconda associazione, che tanti problemi sta creando dal punto di vista legale (basti pensare alla causa intentata a Genova dai vecchi iscritti che reclamano nome e simbolo). A lui, insomma, erano stati affidati i codici che - subito prima delle elezioni - hanno cambiato la struttura del M5S. Lanzalone è un uomo di fiducia. Un consigliere ascoltato da Grillo e Casaleggio, che gli hanno affidato molti incarichi e molto potere. Per questo ieri Virginia Raggi è apparsa sotto shock. Piegata dalla rabbia, la sindaca non vuole fare il capro espiatorio: « Non l' ho scelto io, manco lo conoscevo, me l' hanno imposto loro» si sfoga coi consiglieri riuniti in una sorta di tribunale del popolo per interrogare il capogruppo Paolo Ferrara, indagato ( e indotto ad autosospendersi). Ce l' ha con Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due tutor - promossi entrambi ministri - che i vertici le affiancarono nel dicembre 2016 dopo l' arresto per corruzione dell' ex fedelissimo Raffaele Marra. «È stato Alfonso a presentarmi Luca » , protesta, tirando in ballo anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin e l' assessore al Bilancio Gianni Lemmetti (da 10 mesi traslocato nella giunta romana). Per lei doveva essere il giorno del riscatto: appuntamento alla Stampa estera per illustrare il bilancio dei primi due anni alla guida della capitale d' Italia. Non aveva neanche finito di dire che « Roma non è più ladrona, nei vent' anni precedenti i lavori pubblici si facevano con le mazzette, con noi tutto questo è finito», che un cronista le chiede a bruciapelo dell' arresto del presidente di Acea. Raggi sbianca: «Non posso giudicare fatti che non conosco » , balbetta. « Noi siamo dalla parte della legalità » , mette su il ritornello, « chi ha sbagliato è giusto che paghi». Poi si infila in macchina e si rinchiude in Campidoglio. Dove riunisce lo staff e si abbandona a una crisi di pianto. « Ditemi che elementi ci sono » , supplica i collaboratori, in attesa di seguire la conferenza stampa dei pm. E convocare l' ad di Acea per stabilire il percorso per la sostituzione di Lanzalone. L' ultima trincea, la linea difensiva è: «Non è colpa mia, non l' ho scelto io». E all' insegna della negazione è la reazione del resto del Movimento. Ieri i parlamentari controllavano i telefonini per essere certi di non aver dentro nulla di compromettente. Soprattutto, serpeggiava la paura che nelle intercettazioni fossero finiti gli stessi Di Maio, Bonafede, Casaleggio. Nonostante la distribuzione di posti di sottogoverno servisse a placare le truppe, i malumori sono tornati forti contro il capo politico. Tra gli indagati ci sono Mauro Vaglio e Daniele Piva, entrambi candidati alle politiche negli uninominali, scelti quindi dal leader. Non sono stati eletti, ma secondo i pm erano entrati nel giro di corruzione intorno allo stadio della Roma. L' accusa più grave che i 5 stelle abbiano mai affrontato. La più infamante, davanti alla quale ieri Di Maio ha detto solo: « Ho detto ai probiviri di accertare tutto. Chi sbaglia paga». E poi, quasi con rammarico: «Se le accuse verso queste persone fossero provate, questo dimostrerebbe come la gente si rovina la vita pur avendo posizioni di tutto rispetto». © RIPRODUZIONE RISERVATA Non l' ho scelto io, manco sapevo chi fosse Non posso giudicare fatti che non conosco, ma noi siamo dalla parte della legalità, chi ha sbagliato è giusto che paghi La sindaca di Roma Virginia Raggi Molti militanti nemmeno lo conoscono, ma è stato proprio lui a scrivere il regolamento del Movimento Alla stampa estera Virginia Raggi ieri mattina alla stampa estera per i due anni da prima cittadina di Roma LAPRESSE/ ANDREA PANEGROSSI.

ANNALISA CUZZOCREA GIOVANNA VITALE