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11/01/2019 - Italia Oggi
Appalti pubblici, con i modelli organizzativi garanzie al 50%

Le specifiche in un documento sul dlgs 231 pubblicato ieri e redatto da Cndcec, cnf e abi
Riduzione del 50% delle garanzie negli appalti pubblici per le imprese in possesso di modello organizzativo quale incentivo alla diffusione degli stessi, revisione del procedimento di accertamento giudiziale e del sistema dell' inversione dell' onere della prova, sono fra le modifiche proposte alla normativa sul tema. Checkup aziendale, mappatura dei rischi, individuazione della soglia di rischio accettabile sono le operazioni indispensabili per la opportuna predisposizione dei Modelli ex dlgs 231/2001, che sono ormai annoverati fra le norme del diritto societario. Sono alcune delle indicazioni traibili dal documento «Principi consolidati per la redazione dei modelli organizzativi e l' attività dell' organismo di vigilanza e prospettive di revisione del dlgs 8 giugno 2001, n. 231», che il Cndcec ha redatto, congiuntamente ad Abi, Consiglio nazionale forense e Confindustria e posto in pubblica consultazione fino al prossimo 24 gennaio. La valenza dei modelli organizzativi. I modelli organizzativi ex dlgs 231/2001 sono ormai ascritti sistematicamente a quelle norme del diritto societario (e in particolare al terzo e al quinto comma dell' art. 2381 c.c. ed all' art. 2403 c.c.) che sanciscono il principio di «adeguatezza nel governo societario». Da ciò prende spunto l' impegno del consiglio nazionale di categoria per rispondere alle istanze dei molti colleghi che sono impegnati in questa area sia come consulenti, sia come componenti di collegi sindacali e di organismi di vigilanza, sia infine come consulenti tecnici nella valutazione di idoneità dei modelli organizzativi in sede giudiziaria. Il documento è consultabile sul sito web del Consiglio nazionale ed è possibile formulare commenti e osservazioni entro il 24/1/19 al seguente indirizzo: consultazione@commercialisti.it. Da questo lavoro, a carattere interdisciplinare, nasce l' individuazione di norme di comportamento dei componenti degli organismi di vigilanza, nonché indicazioni operative per la definizione dei principi da seguire per la predisposizione dei modelli da parte delle imprese, oltre che per l' elaborazione di proposte di modifica normativa in relazione alle maggiori criticità emerse. In particolare il Cndcec evidenzia l' opportunità di ampliare gli incentivi pratici alla diffusione dei modelli ad esempio introducendo vantaggi in sede di concessione di contributi pubblici (nell' ottica della valutazione del rating d' impresa) rafforzando l' effettiva capacità di creare una cultura aziendale della prevenzione. Premialità per la diffusione dei modelli nell' ambito degli appalti pubblici, poi, potrebbero consistere nell' innalzamento della percentuale di riduzione dell' importo da garantire, almeno al 50% (rispetto al 30%) per le imprese in possesso del Modello 231. Altra criticità da risolvere, si rileva nel documento, riguarda la necessità di rivedere la correttezza della struttura sanzionatoria definendo chiaramente il perimetro delle fattispecie sanzionabili, nonché le caratteristiche tecniche e operative dei Modelli 231 da adottare per conferire la piena valenza esimente ai sensi del decreto. Soprattutto, infine, andrebbe riformulata l' impostazione normativa che si traduce in una probatio diabolica in base alla quale dovrà essere la persona giuridica a dimostrare che il modello di organizzazione è stato adottato efficacemente e che è risultato idoneo alla prevenzione dei reati.

CHRISTINA FERIOZZI