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15/05/2019 - Quotidiano di Puglia (ed. Brindisi)
A2A riapre la Brindisi Nord La centrale ferma dal 2012 produrrà elettricità con il gas

Niente più carbone Ci saranno otto motori alimentati a metano Chiesta al ministero la Valutazione d' impatto ambientale
La centrale elettrica Brindisi Nord, un tempo di proprietà di Edipower ed oggi nelle mani di A2A, potrebbe rientrare in funzione. Non più con l' utilizzo di carbone ma grazie al gas. La società proprietaria dell' impianto, infatti, lo scorso 29 aprile ha presentato al ministero dell' Ambiente una richiesta per l' avvio del procedimento per la Valutazione d' impatto ambientale del progetto denominato Centrale di Brindisi: impianto di produzione con motori a gas. Un procedimento che sembra indicare la volontà di A2A di rimettere in produzione la centrale, che non produce più energia dal 26 dicembre del 2012. Il progetto, infatti, prevede l' installazione di otto motori alimentati a gas naturale, con una potenza di combustione complessiva di circa 301 megawatt termici, a fronte dei 1.720 dei gruppi di generazione a carbone numero 3 e numero 4. Il progetto prevede anche l' utilizzare degli alternatori dei gruppi 3 e 4 per il servizio di rifasamento sincrono, una soluzione tecnica adottata per diminuire le perdite d' energia e ridurre l' assorbimento di potenza, così come già autorizzato dal ministero dell' Ambiente. Questi interventi porteranno, spiega l' azienda nella richiesta di Valutazione d' impatto ambientale inoltrata al ministero, alla completa riconversione a gas naturale della centrale entro il termine prescritto per la cessazione dell' attività delle centrali alimentate a carbone dalla Strategia energetica nazionale 2017», vale a dire il 2025. Ma non basta. In questo modo, proseguono, la Brindisi Nord si inserisce nel quadro del cosiddetto capacity market elettrico, con l' obiettivo di rispondere alla futura crescente esigenza di dotare il parco termoelettrico nazionale di un sufficiente livello di riserva di potenza in grado di sopperire tempestivamente ai fabbisogni del sistema elettrico nelle emergenze correlate a eventi atmosferici e climatici estremi o a scompensi tra produzione e consumo di energia elettrica, determinati dal crescente peso specifico della generazione da fonti rinnovabili non programmabili, proprio come previsto dalla Sen 2017. Il nuovo impianto, spiegano infatti, sarà in grado di andare a regime in breve tempo e di adattarsi repentinamente alle variazioni di richiesta di potenza della rete. A comporre il vero e proprio impianto di generazione saranno, come detto, otto motori alimentati a gas naturale (il collegamento con il metanodotto più vicino sarà realizzato a cura di Snam) che A2A intende realizzare in un' area attualmente occupata tra le altre cose da due enormi serbatoi di olio combustibile denso da circa 50mila metri cubi. In funzione contemporaneamente, i motori saranno in grado di generare una potenza elettrica complessiva di 148 megawatt, a fronte dei 640 dei gruppi a 3 e 4 (a carbone). Le previsioni inserite nella richiesta autorizzativa parlano di ipotesi di esercizio da 8.760 ore all' anno, vale a dire 24 ore su 24 per 365 giorni all' anno. Nonostante questo, grazie all' utilizzo del gas naturale al posto del carbone ed a diversi sistemi di abbattimento degli inquinanti, l' azienda ritiene che il nuovo progetto comporterà oltre ad una diminuzione delle emissioni massiche di Nox, Co e Nh3 (ossidi di azoto, monossido di carbonio e ammoniaca, ndr) della centrale, anche una riduzione praticamente a zero delle emissioni massiche di polveri e di Sox (ossidi di zolfo, ndr). La riduzione è, in realtà, rispetto ai limiti previsti dall' Autorizzazione integrata ambientale, non rispetto a quanto attualmente emesso, che allo stato attuale dovrebbe essere sostanzialmente pari a zero o poco più. Tra l' altro, sempre nell' ambito delle revisioni delle centrali termoelettriche a carbone di tutta Italia proprio come accaduto per la Federico II dell' Enel, è stata avviata nelle scorse settimane la procedura di revisione dell' Autorizzazione integrata ambientale anche per la centrale Brindisi Nord.

FRANCESCO RIBEZZO PICCININ