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26/03/2020 - La Repubblica (ed. Genova)
Tonino Gozzi "Patto con i lavoratori per salvare le imprese"

L' intervista Il patron di Duferco " Dopo i morti si rischia una strage economica Il nuovo ponte segnale al Paese"
di Luigi Pastore «Siamo nel pieno di una emergenza che la mia generazione non ha mai vussuto. Ma dobbiamo fare assolutamente in modo che quando sarà finita, non si vada incontro ad un disastro ireeparabile sul piano economico e dei posti di lavoro. Servono liquidità e concertazione». Tonino Gozzi, amministratore delegato di Duferco, multiutility con 250 addetti a Genova nel settore energia, e patron della Virtus Entella, ha rivoluzionato totalmente la sua vita da imprenditore. «Ieri abbiamo chiuso gli stabilimenti, come da ultimo decreto, a Domodossola, in Sicilia e in Toscana. A Genova abbiamo in Duferco Energia più di 250 persone in telelavoro» Come si riesce, se si riesce, a non interrompere la produzione? «Il telelavoro è un qualcosa che stiamo scoprendo e penso che quando sarà finito questo disastro sanitario, sarà una delle poche cose positive che ci porteremo dietro. Faccio due conference call alle 9.30 del mattino e una più corta alla sera alle 18, è una modalità di lavoro che si rivela efficiente, ormai disponiamo di ottime piattaforme, si comunica beme, ce la porteremo dietro. Certo, non tutte le riunioni in una situazione normale si possono fare così, ma molte potremo continuare a svolgerle a distanza». Il telelavoro, certo. Ma poi tutto il resto? «Una premessa. In questo momento la cosa che conta è la salute, la salvezza delle persone. Sul piano economico si profila un disastro, un vero disastro, visto dalla Liguria ma per tutto il Paese. La decisione di fermare tutte le attività economiche si capisce ma forse è stata gestita troppo inseguendo l' emergenza. Cosa resterà sul campo? Il presidente di Confindustria Boccia ha parlato di cento miliardi di Prodotto interno lordo persi al mese facendo un calcolo sul 70 per cento delle attività ferme, ma anche solo con il 50 per cento di aziende stoppate, sarebbero solo 75 miliardi al mese. Sperando che i numeri si consolidino e la situazione si raffreddi, bisogna ragionare già ora su come si potrà ripartire, altrimenti dopo le vite perse, conteremo aziende chiuse e posti di lavoro spariti e dopo il coronavirus moriremo di fame. Una tragedia». Qual' è la strada secondo lei? «Quella del dialogo e della concertazione. L' unità nazionale e politica è doverosa, ma non basta, serve quella tra le parti sociali, aziende e rappresentanti dei lavoratori. Quello che è stato fatto a livello nazionale in questo senso deve rappresentare un modello. Io credo che con i protocolli adottati si sia più sicuri in certe fabbriche che nei supermercati». Il presidente Toti ha sottolineato l' esempio del nuovo ponte, sostenendo che fermare il cantiere sarebbe un pessimo messaggio. Cosa ne pensa? «Quello che stavo appena dicendo, mi pare un esempio di dialogo e concertazione. Questo viadotto ha un valore eccezionale non solo per Genova e la Liguria ma per tutto il Paese. Riuscire a montare l' ultima campata del ponte sarebbe un messaggio di fiducia e ottimismo eccezionale, mi pare che si riesca a fare con tutti i presìdi di sicurezza e le tutele, questa, è logico, dev' essere, la premessa imprescindibile». Anche il calcio fermo è un tema non solo sociale e ludico ma anche economico. Lei è proprietario dell' Entella che in una città di 25 mila abitanti, viaggia in serie B. Che succederà? «Io non so se il campionato si potrà riprendere o meno, non ho competenza su questo. Dico, però, che una società come la nostra deve ancora ricevere un milione e mezzo di diritti tv dalla serie A in base al principio di mutualità. Se non arriverà, su un bilancio di dieci milioni capite che non è poco. Ma il problema sul quale inviterei a riflettere è un altro. La maggior parte delle società di calcio chiude l' esercizio in perdita, anche quando non ci sono emergenze come quella che stiamo vivendo e di solito la perdita la copre l' azionista con le altre sue aziende. Ma se un imprenditore è già impegnato a salvare la sua azienda come farà a pensare al calcio?». Come se ne esce? «Anche lì occorrerà trovare soluzioni concertate, ma non credo che nel calcio gli unici che non possano soffrire economicamente siano i calciatori, con quello che sta accdendo. Se non si capisce questo, salteranno molti club». © RIPRODUZIONE RISERVATA j Telelavoro I 250 addetti di Genova di Duferco sono tutti in telelavoro.