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14/02/2020 - Il Sole 24 Ore
A vent' anni dalla legge Obiettivo ultimato il 21% di opere prioritarie

Il Paese in panne. Il Rapporto Camera: su 89 miliardi d' investimenti di serie A 19 finiti e 35 in corso Tra i dati positivi la crescita delle manutenzioni, con il piano Delrio-Cascetta, a 83 miliardi
A quasi venti anni dalla legge obiettivo sulle grandi infrastrutture strategiche, delle 25 opere classificate come di «serie A» per un valore di 90 miliardi di euro sono stati completati appalti per quasi 19 miliardi, pari al 21% del totale, mentre lotti per altri 35 miliardi (39%) hanno i cantieri in corso. La fotografia è contenuta nel Rapporto annuale che realizza il Servizio Studi della Camera in collaborazione con l' Anac e il Cresme e nell' aggiornamento della banca dati Silos che segnala lo stato dell' arte delle singole opere a ottobre 2019. Complessivamente, quindi, è in moto il 60% del piano che il «Def Infrastrutture» del 2015 definì come priorità assoluta, a chiusura di un quindicennio di polemiche sul fatto che il piano completo della legge obiettivo varata dal governo Berlusconi a fine 2001 fosse stato imbottito di una lista spropositata di oltre 130 opere (anche per il confronto con le Regioni considerato obbligatorio dalla Consulta). L' elenco era andato crescendo ulteriormente negli anni e finalmente si varò nel 2015 questo elenco di una ventina di opere strategiche prioritarie (si veda la tabella in pagina) su cui concentrare risorse e attenzioni, per provare ad accelerare almeno il cuore fondamentale di una legge che aveva mantenuto solo una piccola percentuale delle promesse fatte. Le opere erano 25 ma accorpando i lotti della statale Jonica, ci si ferma appunto a una ventina. Fu selezionata la crema della crema di quel piano faraonico, quindi, ed è su questa lista di «serie A» che il Rapporto della Camera e la sua banca dati danno le informazioni più preziose anche se il totale delle opere prese in esame ammonta a 273 miliardi (di cui solo l' 11% ultimato). Limitando la prospettiva alle opere più importanti, la percentuale dei lavori completati cresce appunto al 21%, senza però riuscire a eliminare la sensazione di fondo di un Paese che resta in panne, si muove al rallentatore, perde tutte le sfide che si presentano su questo fronte. Basta sfogliare, d' altra parte, le singole schede di quelle opere prioritarie per capire che il momento in cui questi cantieri saranno restituiti alla cittadinanza in termini di infratsrutture funzionanti e servizi è ancora lontano. Da quella tabella potrebbe prendere spunto anche un governo che volesse accelerare sul fronte degli investimenti pubblici. Per fare cassa, bisogna anzitutto spingere sulle opere prioritarie in corso piuttosto che pensare a nuovi progetti e nuovi iter. Le opere completate per intero sono soltanto tre, tutte milanesi e tutte di importo medio: la tangenziale est, la M5 da Garibaldi a San Siro e la M5 da Garibaldi a Monza Bettola. Va aggiunto che nel rapporto il Mose, che da solo vale 5.493 milioni di euro, viene classificato come «lavori in corso» ma potrebbe essere collaudato entro pochi mesi (sempre che le complicazioni riscontrate negli ultimi mesi non portino a un rinvio). In questo caso la percentuale di completamento farebbe un salto intorno al 27%. Ma il quadro complessivo resta deprimente: restano basse le percentuali di completamento delle grandi opere ferrovierie, dall' Alta velocità Milano-Venezia alla Milano-Genova dalla Napoli-Bari ai trafori europei Torino-Lione e Brennero. Vanno meglio strade e autostrade con lotti completati tra il 40% e il 60% dell' opera intera per la Salerno-Reggio Calabria, per la Pedemontana lombarda, per la Jonica, per la Sassari-Olbia. Avanti anche le metropolitane e le tranvie. Oltre alla M5 milanese, la linea C a Roma ha superato i due terzi dei lavori previsti ad oggi con l' apertura della linea fra Pantano e San Giovanni, mentre per la tranvia fiorentina il completamento delle linee 1 e 2 fanno più del 50% dei lavori. Anche Napoli ha in corso quasi tutti i lotti delle tre opere inserite nel programma. Tutti cantierati anche i lavori del nodo ferroviario palermitano. Un altro aspetto di primaria importanza del Rapporto - soprattutto quando si dibatte sull' accelerazione della manutenzione di strade, ferrovie e territori - è la crescita della programmazione legata appunto a questi capitoli che monopolizzano le new entry nel piano strategico complessivo. È l' effetto della stagione che ha visto al ministero delle Infrastrutture Graziano Delrio come ministro e Ennio Cascetta come capo della struttura di missione, con l' inserimento nei contratti di programma di Anas e Rfi di quote crescenti di opere di manutenzione (una linea continuata per altro nella stagione Toninelli e anche in quella attuale). Il risultato è che «le nuove priorità riguardano in misura prevalente i programmi diffusi per la manutenzione del patrimonio infrastrutturale esistente in ambito ferroviario (circa 50 miliardi) e stradale (circa 23 miliardi). Contemporaneamente dal radar del Rapporto sono usciti lavori per 44,2 miliardi di opere che sono state fatti ripartire da zero per effetto della project review o sono stati inviati al progetto di fattibilità o ancora sono stati definanziati. Sia pure tardivamente, la politica più stringente di selezione delle priorità infrastrutturali, sembra produrre i suoi frutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Giorgio Santilli