AREA COMUNICAZIONE

Rassegna stampa

in collaborazione con P. Review

Consulta la rassegna
12/07/2019 - Italia Oggi
Autonomia rinviata sine die

Ennesimo nulla di fatto al vertice a palazzo Chigi sul regionalismo differenziato
Stallo su scuola e risorse. E spuntano le gabbie salariali
Autonomia differenziata impantanata sulla perequazione delle risorse e sulla regionalizzazione della scuola. Si è concluso con un nulla di fatto (l' ennesimo) il vertice governativo a palazzo Chigi sul trasferimento di competenze alle tre regioni (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che hanno siglato le pre intese con l' esecutivo ai sensi dell' art. 119 Cost. Nonostante l' autonomia differenziata sia presente nel contratto di governo sottoscritto tra Lega e M5S, le diverse sensibilità, che animano l' esecutivo gialloverde su molti nodi cruciali, stanno congelando sine die il raggiungimento di un' intesa che, tra un passo avanti e due indietro, appare ogni giorno più lontana. Il primo scoglio su cui il vertice di ieri si è subito incagliato riguarda il trasferimento delle competenze in materia di istruzione, con la Lega che spinge forte verso la regionalizzazione dei ruoli e l' autonomia sulla definizione dei programmi e dell' offerta formativa, e il Movimento 5 Stelle preoccupato dei riflessi che una scuola a due velocità potrebbe avere sull' unitarietà del Paese. «L' autonomia si deve fare ma non si deve fare male», ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio. «Noi crediamo che un bambino in Italia non scelga in quale regione nascere, e non è giusto che, siccome una regione ha più soldi, i bambini che nascono lì hanno più diritto all' istruzione». La replica della leghista Erika Stefani, ministro per gli affari regionali, mostra in modo plastico come lo strappo sul punto sia difficilmente ricomponibile: «Se in materia di istruzione mi si nega la possibilità che una regione con risorse proprie possa garantire un' offerta formativa migliore, e il motivo ostativo è che nelle altre regioni non si possa fare, allora si nega il principio base dell' autonomia». Altro nodo cruciale è quello della perequazione, ossia dei meccanismi compensativi che dovrebbero tutelare soprattutto le regioni del Sud. «Sul fondo di perequazione non torniamo indietro perché è innegabile che le regioni del Sud negli anni scorsi hanno ricevuto trasferimenti inferiori rispetto alle altre», ha dichiarato il ministro per il Sud, Barbara Lezzi. Su questo fronte, il punto di maggiore distanza tra Lega e Pentastellati è rappresentato dalla compartecipazione ai tributi erariali che dovrebbe finanziare le funzioni trasferite. La Lega e le due regioni guidate dal Carroccio (Lombardia e Veneto) vorrebbero una compartecipazione fissa, mentre il M5s preferirebbe un' aliquota variabile. Nel vertice di ieri si è poi aperto un nuovo, inedito, terreno di scontro: il ripristino delle cosiddette «gabbie salariali», ossia il sistema di calcolo dei salari (in vigore fino al 1972) che metteva in relazione le retribuzioni con il costo della vita in un determinato luogo. Un' idea della Lega che ovviamente i 5 Stelle hanno subito rispedito al mittente in quanto «discriminatoria e classista, oltre che lesiva dell' unità del Paese». In tutto questo, toccherà al premier Giuseppe Conte trovare la quadra. «Non accetterò che l' autonomia differenziata possa allargare il divario tra regioni più prospere e regioni meno prospere», ha ammonito il presidente del consiglio. Parole che sembrano spegnere ogni speranza leghista di una fuga in avanti sull' autonomia. © Riproduzione riservata.

FRANCESCO CERISANO