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16/09/2020 - PANORAMA
FABRIZIO PALERMO IL VERO STATO SONO IO

Il 49enne amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti è più che mai al centro di «operazioni di sistema» per il Paese importantissime e miliardarie. Dalla Rete unica 5G ad Autostrade, dal polo delle costruzioni alla gestione dei pagamenti elettronici: ecco come, tra appoggi e invidie, il suo ruolo oggi conta molto più di quello dei ministri con cui ha a che fare.
1obbiamo spiegare bene che non siamo noi che siamo ipertrofici, ma è l'Italia che è fragile. Fabrizio Palermo, da due anni amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, ripete spesso questo concetto. E ha cercato di farlo inserire anche in un libro sulla storia della Cdp che farà uscire nelle prossime settimane, scritto da Paolo Bricco (Cassa depositi e prestiti: un'infrastruttura finanziaria per l'Italia, Il Mulino). Palermo ha decisamente ragione, se si guarda agli ultimi vent'anni. Ma la Cassa è nata ai tempi del Regno di Sardegna nel 1850 ed è stata ampliata da Quintino Sella con l'Unità. Insomma, 170 anni di fragilità circostante sono forse un'esagerazione. Resta il fatto che la Cassa oggi è un pilastro dell'economia italiana, facilitata dal fatto che, per un mezzo gioco di prestigio regolamentare che Bruxelles tollera per non dover fare la guerra anche a Parigi e Berlino, è considerata fuori dal perimetro del debito pubblico. E quindi ha libertà di manovra, senza che ogni suo investimento rischi di diventare aiuto di Stato o di violare il Fiscal compact. Tutto grazie all'ardita architettura disegnata da Giulio Tremonti all'inizio degli anni Duemila. Così, tra riassetto delle costruzioni con Progetto Italia, Rete unica 5G, uscita dei Benetton da Autostrade, Borsa italiana da acquistare con Euronext, nuovo polo delle carte di credito, non c'è grande operazione di sistema che non veda la Cassa al centro dei giochi. La natura giuridica di Cdp è totalmente ibrida: opera come una merchant bank privata, ma è controllata dal Tesoro e gestisce il risparmio postale, oltre a una serie di partecipazioni strategiche in gruppi come Snam, Italgas, Terna (attraverso Cdp Reti), Saipem, Fincantieri, Webuild, Sace, Fintecna. Oggi, dopo che con la pandemia cinese anche i nostri liberisti alle vongole invocano il soccorso di Stato in tutti i campi, nulla sembra poter fermare la marcia di un colosso capace di macinare tre miliardi e mezzo di euro di utile nel 2019, poco meno di quanto il governo investirà in grandi opere e infrastrutture nel 2021. Cdp, con i suoi 450 miliardi di attivo di bilancio, è seconda solo a Intesa Sanpaolo e Unicredit, ma è controllata dal ministero dell'Economia (83 per cento) e dalle Casse di risparmio (16 per cento), che a loro volta sono un impasto di pubblico e privato. Ma al di là delle forme, la sostanza è chiara. E così ormai non c'è politico che non bussi al portone umbertino di via Goito per proporre investimenti, salvataggi e partnership più disparate. Mettiamo in campo la Cdp è la prima banalità di fronte a ogni crisi aziendale. Questo ritornello, un po' gradasso e un po' straccione, unito agli sproloqui sulla nuova Iri (Cdp è nata a Torino 83 anni prima) perseguita ormai da anni la Cassa. Che però gestisce il risparmio postale degli italiani e per statuto non può e non deve imbarcarsi in imprese ad alto rischio. Al tempo stesso, questo refrain dell'usare Cdp in tutti i dossier che scottano fa di Palermo, perugino, 49 anni, inizi a Londra in Morgan Stanley, un banchiere d'affari che nella geografia del potere italiano vale ormai come e più di un ministro. La consacrazione definitiva del manager umbro, cresciuto in Fincantieri all'ombra del padre -padrone Giuseppe Bono, è arrivata domenica 6 settembre a margine del Forum di Cernobbio. Cdp ha un ruolo straordinario e strategico per il sostegno alle aziende italiane e per la diffusione del credo e quindi sono contento di quello che Fabrizio Palermo fa e ha fatto. Parole di Giuseppe Conte o del ministro del Tesoro, Roberto Gualtieri, o di Stefano Patuanelli del Mise? No, cotanta benedizione è arrivata da Matteo Salvini. Avere l'appoggio di tutto l'arco costituzionale è una di quelle fortune che toccano a pochi personaggi. Nella primavera 2018, la promozione di Palermo da direttore finanziario ad amministratore delegato di Cdp è avvenuta sotto il segno del Movimento Cinque stelle, anche se Luigi Di Maio ebbe a dire che la scelta era motivata solo con ciò che ha fatto di buono Cdp per le imprese e le famiglie e non c'entrava nessuna lottizzazione. Anche perché, in effetti, se una simpatia politica bisognava trovarla anche a Palermo, non era certo grillina, ma per il Partito democratico. E con il ritorno del Pd al governo nel Conte bis, nell'agosto del 2019, il capo di Cdp si è trovato come un pinguino in un'insperata glaciazione. Insomma, Palermo va d'accordo con tutti, ma non ha un carattere facile. In Cassa è temuto per i modi spicci e le sfuriate improvvise, oltre che per una spiccata passione per tutto ciò che riguarda la sicurezza e il controllo. Ma nell'interlocuzione con la politica veste panni morbidi e parla direttamente con tutti i leader di partito. La sua piccola maledizione è di dover spiegare sempre che la Cdp non è né la nuova Gepi, né la nuova Cassa del Mezzogiorno. Inutile dire che all'inizio, tanto Tria quanto Gualtieri, mal sopportavano che il controllato Palermo se la vedesse autonomamente con i segretari di partito di oggi e di ieri, come Massimo D'Alema. Ma hanno dovuto farsene una ragione. A facilitare l'appeasement con Gualtieri, poi, è arrivato un fatto abbastanza incredibile: il sostanziale passaggio di Patuanelli da M5s al Pd. Non si sa chi sia stato il regista della sofisticata operazione, se Gualtieri o Palermo o entrambi, ma sono almeno due mesi che il ministro dello Sviluppo economico viaggia in piena sintonia con il collega del Mef, e non solo sul Monte dei Paschi di Siena. Questo ha rafforzato Palermo. La cooptazione di Patuanelli nel giro giusto, ovvero da quelli dell'uno vale uno a quelli de il Mes ci serve, si è vista chiaramente sulla partita della Rete unica, l'infrastuttura strategica per lo sviluppo del Paese. Cdp ha il 50 per cento di Open Fiber (insieme a Enel) e il mandato del governo è fondersi con la società della rete Telecom. Sul tema va in scena un balletto pieno di ripicche e polemiche da oltre due anni, ma Palermo non ha mai detto una parola fuori posto e ha sempre svolto ruolo di paciere e mediatore, nonostante sia legittimamente parte in causa. Il 20 agosto, il capo di Tim, Luigi Gubitosi, aveva dichiarato che Telecom è favorevole alla Rete unica solo se avrà la maggioranza. Patuanelli gli rispose il giorno stesso che la Rete la fa lo Stato. Una settimana dopo, ha dato il via libera all'accordo che prevede Tim al 51 per cento, anche se con una governance che tuteli in modo puntuale il socio pubblico. Insomma, se il governo dà la linea, come nel caso del 5G, Palermo la attua senza fare scherzi. Se la linea non è chiara, dà una mano a disegnarla lui, costruendo anche il consenso politico necessario. È andata così sul delicato dossier di Autostrade, dove per due anni gli amici grillini hanno sparato ad alzo zero sui Benetton minacciando la revoca delle concessioni e altri sfracelli. E poi, con il Pd al governo al posto della Lega, il governo ha deciso di rilevare le quote di Aspi da Atlantia e il compratore, incaricato anche di trattare sul prezzo con la giusta severità che i contribuenti si aspettano, è la solita Cdp. Ma la Cassa è tante cose, dai mutui alle famiglie ai soldi per le case popolari, dai prestiti agli aeroporti di Malpensa e Linate fino agli studi con gli amici di Ernst&Young e Luiss per affermare che il Mes è cosa buona e giusta (chissà la gioia di Grillo e Di Maio). E fa anche politica industriale, come è stato nel caso delle costruzioni, dove Cdp è stata la regista di un'operazione come Progetto Italia, che attorno a Webuild (ex Salini Impregilo) ha costituito un grande polo nazionale, ha salvato i concorrenti in crisi di liquidità e ha blindato le banche creditrici facendole entrare nell'azionariato. E anche se se ne parla assai meno, la prossima fusione miliardaria tra Sia (controllata Cdp) e Nexi nei sistemi di pagamento elettronici rischia di essere l'operazione dell'anno a Piazza Affari. Insomma, se i vertici di Cdp sono in scadenza la prossima primavera (e non si sa ancora con quale governo), il pubblico elogio di Salvini lascia immaginare che Palermo abbia di fronte a sé un brillante futuro a prescindere. Almeno per il gran capo di Cdp, lo slogan andrà tutto bene avrà un senso.

Francesco Bonazzi