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05/05/2021 00.00 - Quotidiano Energia
Acqua, tutti gli obiettivi nel Pnrr

Alla tutela del territorio e della risorsa idrica oltre 15 miliardi di euro. Gli interventi su garanzia degli approvvigionamenti, lotta alle perdite, digitalizzazione delle reti e resilienza dell’irrigazione. I depuratori diventeranno “fabbriche verdi”. Al Sud “rafforzare il processo di industrializzazione” con operatori “pubblici o privati”.
Gli investimenti nelle infrastrutture idriche “sono stati insufficienti per anni e causano oggi rischi elevati e persistenti di siccità”. La governance dell’acqua mostra una “frammentazione dei diversi attori e livelli istituzionali” creando un “ostacolo agli investimenti”. Su depurazione e fognatura “895 agglomerati hanno violato le direttive UE, con multe a oggi pagate da 68 di loro”.
Questa la fotografia del sistema idrico integrato inserita nelle premesse del Piano nazionale di ripresa e resilienza che l’Italia ha inviato a Bruxelles. All’interno del documento, dunque, sono molti i progetti con cui si intende invertire la tendenza in questo settore. In particolare, il Pnrr si cala su sei missioni principali e la seconda riguarda la transizione verde con una specifica “componente” dedicata alla “tutela del territorio e della risorsa idrica” (a quest’ultima sono destinati 15,6 miliardi di euro, ai quali si aggiungono circa 300.000 milioni di euro dalla programmazione del fondo React-EU). L’obiettivo generale di questa sezione del piano è la “garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento e gestione sostenibile ed efficiente delle risorse idriche lungo l'intero ciclo”. Ciò sarà reso possibile con investimenti in: infrastrutture idriche primarie per la sicurezza dell'approvvigionamento (2 miliardi di euro); riduzione delle perdite (nell’ordine del 15%), compresa la digitalizzazione e il monitoraggio delle reti (900 milioni di euro); resilienza dell'agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche (880 mln di euro); miglioramento dei sistemi di fognatura e depurazione (600 mln di euro). A ciò si aggiunge: semplificazione normativa e rafforzamento della governance per la realizzazione degli investimenti nelle infrastrutture di approvvigionamento idrico (soprattutto in favore della celere attuazione del Piano nazionale per gli interventi nel settore idrico); misure per garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati.
Per il raggiungimento degli obiettivi citati, si legge nel Pnrr, “è indispensabile accompagnare i progetti di investimento con un’azione di riforma che rafforzi e affianchi la governance del Sii, affidando il servizio a gestori efficienti nelle aree del Paese in cui questo non è ancora avvenuto e, ove necessario, affiancando gli enti interessati con adeguate capacità industriali per la messa a terra degli interventi programmati”.
Nel documento si richiamano in più occasioni i ritardi del Meridione, volendo farvi fronte ad esempio con “il completamento di grandi impianti incompiuti” e con l’azione sulle perdite di rete. Inoltre, “nel Mezzogiorno l’insufficiente presenza di gestori industriali e l’ampia quota di gestione in economia traccia un quadro del comparto idrico molto frammentato e complesso: i gestori sono 1.069, di cui 995 Comuni che gestiscono il servizio in economia (in particolare, 381 in Calabria, 233 in Sicilia, 178 in Campania, 134 in Molise). Precedenti esperienze dimostrano che nel Mezzogiorno l’evoluzione autoctona del sistema non è percorribile senza un intervento centrale finalizzato alla sua risoluzione. La riforma è quindi rivolta a rafforzare il processo di industrializzazione del settore (favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, con l'obiettivo di realizzare economie di scala e garantire una gestione efficiente degli investimenti e delle operazioni) e ridurre il divario esistente (water service divide) tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno”.
Per quanto riguarda il rapporto tra acqua e agricoltura, invece, “il Mipaaf effettuerà la ricognizione degli interventi finanziabili nell’ambito del Pnrr utilizzando la Banca dati nazionale degli investimenti per l'irrigazione e l'ambiente. Presupposto per il finanziamento sarà il rispetto da parte dei soggetti beneficiari degli impegni previsti dalle Linee guida nazionali sulla quantificazione dei volumi irrigui da parte delle Regioni (Decreto Mipaaf 31/07/2015), relative alle modalità di quantificazione e misura dei volumi irrigui, nonché l'utilizzo del Webgis Sigrian (Sistema informativo nazionale per la gestione delle risorse idriche in agricoltura), che rappresenta la banca dati nazionale di riferimento per il monitoraggio dei volumi irrigui”.
Un capitolo importante riguarda al rete fognaria e la depurazione in Italia, “obsoleta e non sempre presente, spesso non in linea con le Direttive europee, soprattutto nel Mezzogiorno dove l’UE ha avviato nei confronti dell’Italia quattro procedure di infrazione. Perciò dal 2016 è stato nominato il Commissario Unico per accelerare la realizzazione dei lavori di ammodernamento”.
Gli investimenti previsti in questa linea di intervento, dunque, “mirano a rendere più efficace la depurazione delle acque reflue scaricate nelle acque marine e interne, anche attraverso l'innovazione tecnologica, al fine di azzerare il numero di abitanti (ad oggi più di 3,5 milioni) in zone non conformi. Dove possibile, gli impianti di depurazione saranno trasformati in ‘fabbriche verdi’ per consentire il recupero di energia e fanghi e il riutilizzo delle acque reflue depurate per scopi irrigui e industriali. Per rendere efficace l’implementazione di questi interventi nei tempi previsti saranno definite tre riforme chiave che li accompagnino”.
L’acqua è citata anche nell’ambito della promozione delle “green communities”, cioè la strategia per lo sviluppo sostenibile e resiliente di territori rurali o di montagna. In queste aree, in particolare, si punta a una gestione integrata delle risorse idriche.
Da un punto di vista più strettamente ambientale, infine, vanno considerati nel Pnrr anche i progetti riguardanti la riqualificazione del corso del fiume Po, il ripristino e tutela dei fondali e degli habitat marini e le “isole verdi” per quanto riguarda l’approvvigionamento della risorsa.