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15/02/2021 00.00 - Radiocor
Imprese: Ue, misure sostegno da sostituire gradualmente con regimi piu' mirati
L'analisi della Commissione per l'Eurogruppo di oggi
(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Bruxelles, 15 feb - 'Un ritiro improvviso e non coordinato delle misure di sostegno alle imprese potrebbe provocare problemi di vasta scala inclusi fallimenti, danni sociali ed economici di lungo periodo e ulteriori divergenze economiche tra gli Stati: cio' riguarda specialmente l'area euro dato che e' retta da una politica monetaria unica'. E' quanto viene indicato dalla Commissione europea in una nota di analisi per la discussione dei ministri finanziari dell'area euro. L'Eurogruppo e' convocato per videoconferenza oggi pomeriggio alle 15. E' attesa la partecipazione del neoministro dell'economia Daniele Franco. Nel documento comunitario si aggiunge: 'Man mano che cominceranno a scadere le misure di sostegno, dovrebbero essere gradualmente sostituite da regimi piu' mirati' ai settori effettivamente colpiti dalla pandemia. Nella nota di analisi preparata dalla Commissione europea viene indicato che una simulazione dei dati sulla situazione delle imprese, senza tenere conto delle misure di sostegno dei governi (a eccezione dei regimi relativi alla riduzione dell'orario di lavoro) e dei nuovi prestiti, il 23% delle imprese dell'Unione avrebbero patito di problemi di liquidita' entro fine 2020 dopo aver esaurito tutti i margini. Intrattenimento/cultura, turismo e servizi di contatto hanno subito le perdite maggiori in giro d'affari e profitti. Oltre ai servizi di accomodamento e alimentari, i settori piu' colpiti includono trasporti, produzione auto (dato che l'acquisto di beni durevoli e' stato postposto), metalli di base (input per molti beni durevoli), tessile. Servizi di comunicazione, produzione di computer ed elettronica hanno mostrato capacita' di mantenere la produzione. Di conseguenza, secondo la valutazione comunitaria, la quota di imprese che si trovano in difficolta' di liquidita' va dall'8% di tutte le imprese nel settore della produzione di computer ed elettronica al 75% nei servizi di accomodamento (hotel) alimentare ristoranti/bar). In prima linea sono le imprese che erano gia' vulnerabili prima della pandemia. Si calcola che quasi meta' delle imprese che sarebbero state in difficolta' a fine 2020 a causa del Covid-19 fossero 'gia' ad alto rischio prima della crisi'. Per esempio il 38% delle imprese in difficolta' di liquidita' dovuta alla pandemia nei settori accomodamento e servizi alimentari era finanziariamente vulnerabili prima; per i produttori di computer o elettronica era gia' vulnerabile prima della crisi l'80%. In Austria, Danimarca, Germania, Lituania, Lussemburgo e Romania meno del 20% delle imprese mostrano stress di liquidita'; in Belgio, Francia, Italia, Latvia, Slovacchia e Spagna il 30% o piu'. Il calcolo non tiene conto delle politiche di sostegno nazionale a parte i regimi di sostegni all'occupazione. Con lo scoppio della crisi del Covid-19, il settore corporate dell'area dell'euro ha affrontato le carenze di liquidita' ricorrendo a riserve di liquidita', nuovi prestiti e regimi di sostegno pubblico. Il credito alle imprese e' aumentato in modo significativo nel 2020, con l'indebitamento bancario che ha raggiunto un multiplo dei
livelli pre-pandemici in alcuni Paesi: in Italia era in calo nel 2019 e nel 2020 era in deciso aumento, secondo Paese dopo la Francia. L'entita' dell'indebitamento ha portato a un'inversione della tendenza decennale di riduzione
dell'indebitamento tra le pmi. E' probabile che gran parte dell'assunzione del credito sia stata utilizzata per costruire riserve di liquidita' per far fronte all'aumentata incertezza sulla situazione economica, invece che per finanziare gli investimenti. Sebbene i nuovi finanziamenti abbiano aiutato il settore aziendale ad alleviare le pressioni sulla liquidita' e rafforzare le riserve, se' anche aumentata la sua leva finanziaria e cio' ' potrebbe ostacolare la loro capacita' di investire in futuro'. Le garanzie sui prestiti governativi sono un fattore attenuante per il rischio di credito sia delle imprese che delle banche, ma 'possono comportare un rischio di aumento dei costi fiscali a medio e lungo termine, nel caso in cui queste garanzie fossero chiamate'. Quanto alle sofferenze bancarie, la Commissione ribadisce che l'aumento delle difficolta' delle imprese non si riflette ancora nella quota di Npl. Le garanzie di credito dei governi e le moratorie di rimborso dei prestiti hanno finora impedito un aumento delle insolvenze sui prestiti. Pertanto, gli indici Npl principali, basati su uno stock d piuttosto stabile e sul denominatore del prestito in aumento, non riflettono ancora il deterioramento sottostante del profilo di credito dei mutuatari. Inoltre, il numero di fallimenti nel 2020 e' diminuito rispetto al 2019 a causa dei ritardi
amministrativi e, in alcuni Paesi, delle moratorie di rimborso dei prestiti e dell'allentamento temporaneo delle norme sui fallimenti. Una volta scadute le misure di sostegno pubblico, 'e' probabile che un certo numero di imprese non  rispetti i propri obblighi di debito, determinando un aumento dei crediti deteriorati e delle insolvenze'. Nel terzo trimestre del 2020, i prestiti in moratoria ammontavano a 587 miliardi di relativi a prestiti aziendali. Inoltre, 289 miliardi di euro di prestiti erano soggetti a regimi di garanzia pubblica, con una copertura di quasi il 70% per queste esposizioni (dati Eba).