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01/09/2021 00.00 - Quotidiano Energia
Gare gas, Tar: “Comune Venezia non può cedere proprie reti a Vir”

Accolto il ricorso di Italgas sugli asset del blocco A: “Non lacuna normativa ma scelta del legislatore per evitare che costi gravino sul gestore entrante”
Il Comune di Venezia non può cedere le proprie reti gas quantificandole al Vir. Questo il passaggio principale della sentenza con cui il Tar veneto ha accolto il ricorso di Italgas contro la delibera comunale 52/2020 sugli asset del “blocco A” di sua proprietà (oggetto peraltro degli impegni presi dal Dso con l’Antitrust a marzo).
Come noto, si tratta di uno dei principali nodi che bloccano le procedure Atem, su cui lo stesso ad di Italgas Paolo Gallo ha auspicato più volte una soluzione. Evidentemente l’amministrazione veneziana contava di bypassare autonomamente il problema, quantificando a Vir (circa 50 mln €) invece che a Rab (9 mln €) i propri asset. La sentenza sancisce, per la prima volta in modo ufficiale, che “la normativa vigente impedisce ai Comuni di cedere gli impianti e le reti di cui sono proprietari a Vir, e impone loro di trasferirli a Rab”. Per i giudici, infatti, “la mancata previsione di una norma espressa che consenta di alienare i cespiti di proprietà del Comune applicando la stessa disciplina prevista con il Vir per il ristoro dovuto, nella fase transitoria, al gestore uscente il cui rapporto sia cessato prima della sua scadenza naturale, non costituisce una lacuna da colmare in via interpretativa, ma una scelta del legislatore volta ad evitare che questi costi ulteriori vengano allocati a carico del gestore entrante”. Tali costi ulteriori, infatti, “costituirebbero una barriera di ingresso ove gravanti sullo stesso, ovvero volta ad evitare che incombano sugli utenti finali ove recuperabili in tariffa”. Ciò anche perché il Comune “acquisisce gratuitamente gli impianti e le reti dal gestore uscente e quindi non vanta un diritto ad ottenere delle compensazioni, e non è tenuto a cedere tali cespiti se non per libera scelta”. Il Tar fa riferimento anche ai “vari emendamenti presentati nel corso dei lavori parlamentari per consentire de iure condendo il raggiungimento del risultato perseguito dal Comune”, che però “costituiscono norme di carattere innovativo e non meramente interpretativo della disciplina vigente, diversamente da quanto vorrebbe far credere il Comune”.